Strage di Alcamo Marina: assolto dopo 21 anni di carcere Giuseppe Gulotta

REGGIO CALABRIA, 14 FEBBRAIO ’12 – Non è riuscito a trattenere le lacrime Giuseppe Gulotta quando la Corte di Appello di Reggio Calabria lo ha assolto nel processo di revisione per la strage di Alcamo Marina del 26 gennaio 1976. Gulotta era in carcere da 21 anni ed ora potrà tornare in libertà.

La strage di Alcamo Marina. La strage avvenne ad Alcamo Marina, in provincia di Trapani, all’interno di una stazione dei Carabinieri. Nella notte del 26 gennaio 1976 alcune persone si introdussero nella caserma, sfondando la porta con la fiamma ossidrica, e crivellarono di colpi i carabinieri Carmine Apuzzo, di soli 19 anni, e l’appuntato Salvatore Falcetta mentre stavano dormendo.

Le indagini. Le indagini si concentrarono dapprima sul terrorismo rosso, ma le Brigate Rosse dichiararono la loro estraneità alla strage, e poi sulla mafia tanto che il capitano dei Carabinieri Giuseppe Russo, che seguì queste indagini oltre al caso Mattei, fu ucciso su ordine di Totò Riina e Bernardo Provenzano. Per la strage furono condannati Giuseppe Gulotta, che trascorse 21 anni in carcere prima della libertà vigilata, Gaetano Santangelo e Vincenzo Ferrantelli, latitanti in Brasile, e Giuseppe Vesco, suicidatosi nel carcere di San Giuliano a Trapani in circostanze misteriose (Vesco,infatti, aveva perso una mano probabilmente mentre stava preparando un ordigno). Nel 2008 però la Procura di Trapani aprì una seconda inchiesta oltre a quella sulla morte dei due militari, dopo che su un giornale localel’ex brigadiere Renato Olino denunciò che le confessioni di Giuseppe Vesco, che aveva accusato Gulotta, e degli altri arrestati sarebbero state estorte con la tortura. In questa seconda indagine sono accusato di sequestro di persona e lesioni gravissimequattro carabinieri.

Libertà per Gulotta. Per Giuseppe Gulotta, 55 anni da compiere, di cui gli ultimi 21 trascorsi in carcere, è finito un incubo. Appena ascoltata la decisione della Corte d’Assise di Appello l’uomo ha dovuto sedersi ed è comprensibilmente scoppiato in lacrime, poi ha abbracciato il figlio William di 24 anni e la moglie Michela. Una sentenza che fa giustizia, hanno commentato i legali dell’uomo che farà rientro ad Alcamo dove potrà riabbracciare la sua famiglia. “E’ stato come tornare indietro con l’orologio a 36 anni fa” ha detto emozionato prima di allontanarsi dall’aula e ricominciare una vita da uomo libero.

ELEONORA DOTTORI

D: La sentenza della Corte d’Assise di Appello di Reggio Calabria ha messo la parola fine alla vicenda. Dopo oltre 20 anni di reclusione Gulotta è un uomo libero. Può chiedere un risarcimento per gli anni trascorsi dietro le sbarre?

R: Ora la sentenza è definitiva. L’uomo potrà chiedere un risarcimento danno per ingiusta detenzione. E’ un procedimento avanti alla Corte di Appello che mira al risarcimento danni per la custodia cautelare sofferta da chi è stato assolto con formula piena. L’entità del risarcimento danni non può superare i 516 mila euro e dipende dalla durata della custodia cautelare patita e dal danno complessivo subito. Certo che 21 anni di vita non hanno prezzo!

D: Che cos’è la revisione di un processo?

R:La revisione (art. 630 c.p.p.) è un mezzo d’impugnazione straordinario in quanto esperibile soltanto dopo il passaggio in giudicato di una sentenza di condanna. La revisione può essere richiesta solo nei casi tassativamente previsti dal codice di rito ossia sopravvenienza di nuove prove, inconciliabilità dei fatti posti a fondamento della sentenza di condanna con quelli di altra sentenza penale irrevocabile, revoca di una sentenza pregiudiziale posta a fondamento della sentenza di condanna, pronuncia della condanna a seguito di falsità in atti o in giudizio. L’articolo 630 c.p.p. è stato dichiarato di recente incostituzionale (sentenza 4 aprile 2011 n. 113) nella parte in cui non prevede un diverso caso di revisione della sentenza (o del decreto penale di condanna) al fine di conseguire la riapertura del processo, quando ciò sia necessario per conformarsi ad una sentenza definitiva della Corte europea dei diritti dell’uomo. La richiesta di revisione può essere proposta senza limiti di tempo a favore dei condannati ed è richiesta dallo stesso condannato oppure da un suo prossimo congiunto dinnanzi  alla Corte di Appello nel cui distretto si trova il giudice che ha emesso la sentenza di primo grado. Se la richiesta è accolta, la condanna è revocata con il conseguente proscioglimento che deve necessariamente fondarsi sulla valutazione di nuove prove; qualora, invece, l’istanza venga rigettata la parte può comunque ricorrere in cassazione.

AVV.TOMMASO ROSSI

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