Steve Jobs: l’Fbi pubblica un dossier che lo vede drogato, disonesto e tirchio

NEW YORK, 11 FEBBRAIO ’12 – Steve Jobs è stato un genio, un visionario. Di lui il mondo ricorderà le invenzioni straordinarie, i dolcevita neri e quattro parole, già passate alla storia, pronunciate durante un lungo discorso tenuto alla Stanford University di Palo Alto: “Stay Hungry. Stay Foolish” (“restate affamati, restate folli”). Steven Paul Jobs è stato un uomo straordinario, ma secondo gli investigatori Usa anche un personaggio controverso. Ieri, l’Fbi ha infatti pubblicato sul suo sito web uno spinoso dossier di 191 pagine sul genio della Apple. E il “New York Magazine” lo ha definito un documento “molto più divertente della sua biografia ufficiale”.

La prima indagine dell’Fbi su Jobs risale al 1985, quando il padre di Apple fu preso di mira da un ricattatore che lo minacciò di farlo saltare in aria se non gli avesse versato un milione di dollari. Successivamente, l’indagine si estese quando il nome di Jobs emerse tra i candidati all’Us President’s Export Council dell’allora amministrazione di Bush padre, un incarico prestigioso che, però, non gli venne mai affidato. In quel periodo gli investigatori intervistarono 15 persone del suo entourage (sia amici che impiegati) e arrivarono alla conclusione che Jobs aveva più di uno scheletro nell’armadio. Tra i punti oscuri elencati nel documento si legge di un consumo di droghe illegali tra gli anni ’60 e ’70 (“non sappiamo se ne fa ancora uso”, avevano scritto i federali) e di una sua presunta disonestà. “Diversi agenti misero in dubbio l’integrità di Jobs” si legge nelle carte. “Un uomo pronto a distorcere la verità e piegare la realtà per raggiungere i propri obiettivi”. Alcuni testimoni interrogati sulla sua privacy riferirono che “in passato egli non ha mantenuto la madre della figlia avuta da una relazione extraconiugale” e neppure “la bambina” (il riferimento è a Lisa, nata nel 1978 e cresciuta povera con gli assegni statali, poichè Jobs si rifiutò di riconoscerne la paternità. Padre e figlia si riconciliarono poi molti anni dopo). Un ex “amico” di Jobs, di cui non viene reso noto il nome, disse perfino che “il suo carattere morale è discutibile” e che “egli possiede integrità solo quando gli conviene”. John Cook, del sito Gawker, uno dei primi a visionare i file dell’Fbi, si dice sconcertato: “Ho letto molti fascicoli relativi ad indagini Fbi”, scrive Cook, “ma è raro trovare informazioni offensive come queste”. È ironico che ad infangarlo siano proprio le persone da lui stesso messe a disposizione dai federali: “la prova”, afferma Cook, “che non conosceva bene i suoi amici”. Secondo il sito internet Business Insider.com, molto affidabile e informato, l’Fbi non avrebbe mai digerito l’atteggiamento spocchioso di Jobs che avrebbe rifiutato i numerosi inviti a farsi intervistare. All’Fbi Jobs diceva spesso: “Sono troppo preso, non posso perdere un’ora del mio tempo seduto a parlare con voi”. Unica nota positiva per il genio dell’informatica, il documento dell’Fbi spiega che “Jobs non ha parenti nei Paesi controllati dai comunisti” e non è mai stato legato ad “organizzazioni per il rovesciamento dello governo statunitense”.

Un dossier duro, per certi versi deludente. I miti, però, non vengono scalfiti tanto facilmente. Il mondo continuerà a celebrare il self-made-man Jobs che ha rivoluzionato il mondo dell’informatica e che, rivolto ad una platea di giovani laureati, esclamava: “Stay Hungry. Stay Foolish”.

FEDERICA FIORDELMONDO

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