Sport e diritti- 26^puntata. L’ultimo volo del gabbiano bianco: Patrick De Gayardon

Tutta una vita per inseguire un sogno, un sogno lungo un millennio.Il sogno di Icaro: volare, solo con il proprio corpo e la tecnologia più sofisticata al servizio del coraggio e la follia che soffiano nelle ali. E la morte che giunge beffarda, inaspettata, strappando Icaro al cielo, e portandolo su una nuvola tutta per lui.
Patrick De Gayardon nasce in Francia nel 1960, e lega il suo nome al paracadutismo acrobatico. Skysurf, una tavola tipo snowboard per cavalcare le onde del cielo. Tutti lo ricordano per la pubblicità di una nota marca di orologi, dove l’uomo che vola si legava al messaggio “no limits”.
Già, nessun limite, in una vita alla continua ricerca del superamento dei limiti che la natura umana ci ha posto. Una ricerca portata avanti in maniera scientifica, puntigliosa e studiata.

Il piccolo Patrick cresce con i nonni e, dopo il diploma di scuola superiore, si iscrive a giurisprudenza. Ama lo sport Patrick: tennis, windsurf, golf e sci.
Il primo volo col paracadute è nel 1980; poi nel 1984 sperimenta il base jumping. L’amore per il brivido del corpo che attraversa il cielo come un fulmine si impossessa di lui giorno dopo giorno.
Ma il suo amore assoluto è per il freestyle, il volo col paracadute librandosi nel cielo come un gabbiano, realizzando figure armoniose e mozzafiato.
Cominciano poi una serie di imprese spettacolari e meravigliose di Patrick.
Nel 1992 si lancia dal Salto Angel , la più alta cascata del mondo, quasi mille metri. Ad ottobre dello stesso anno si lancia sopra Bordeaux da un’altitudine di 11.700 metri. Primato battuto nel 1995, quando sopra Mosca si lancia da quasi 13 mila metri senza l’aiuto dell’ossigeno.Poi Patrick, nel 1994, vola sopra il Polo Nord con lo skysurf.
Il cielo ormai è la sua casa, e lui ne accarezza ogni angolo col suo paracadute acrobatico che lo trasforma in un elegante gabbiano che volteggia tra le nuvole.
Ma Patrick ha un sogno, un sogno ancora più grande. Il sogno di Icaro. Volare solo con il corpo. La tuta alare. Comincia a studiare i Petauri dello zucchero, dei piccoli marsupiali detti “scoiattoli volanti”. Dopo un paio di anni di studi, nel 1996 effettua i primi voli di prova, lanciandosi dall’aereo e rientrando dentro lo stesso senza aprire il paracadute, a pochi chilometri dal suolo.
Ci sono uomini che con le loro invenzioni hanno cambiato il nostro modo di vivere. Altri, quello di sognare.
Patrick De Gayardon giocava a studiare e modificare le ferree regole del possibile e dell’impossibile. Patrick amava la vita, non era un pazzo che flirtava con la morte. Era uno studioso, uno scienziato, un sognatore. I limiti erano la sua scienza, volare il suo sogno.
A volte, però, dopo essere riusciti a raggiungerli, si muore per i sogni.
Siamo nel 1998, sopra i cieli delle Hawaii, dove tutte le tonalità dell’azzurro si confondono con il mare e con l’assoluto. Patrick ha 38 anni, e come ogni giorno della sua vita sta studiando i limiti della tuta alare, per migliorarne la presa d’aria e la capacità di far durare il volo.Preparazione, vestizione, lancio. Tutto come sempre.
Vola il gabbiano bianco, accarezza l’aria e sorvola il mare. Ma il paracadute non si apre, Patrick sgancia quello di sicurezza che, per una tragica fatalità, si aggroviglia al primo.
Il sogno di Icaro viene inghiottito dalla terra e dal cielo. “Semplicemente penso che nella vita ci siano cose scritte ancora prima della nascita di ciascuno di noi”. Questo spiegava Patrick quando parlava della sua passione per il volo.
E il giorno in cui il mondo piange quel suo figlio capace di sfidarne i limiti, quelle parole risuonano nel suo amato Cielo come un lugubre presagio di un terribile destino che soffiava nel vento.
TOMMASO ROSSI

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