Sostanza-killer: dall’autopsia e dagli esami tossicologici, spunta il nitrito di sodio


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TRANI, 27 MARZO ’12 – La Procura di Trani sta lavorando per accertare le cause della morte di Teresa Sunna, la giovane di 28 anni uccisa sabato in seguito a un malore in un centro medico di Barletta, dopo essersi sottoposta a un test per le intolleranze alimentari attraverso la somministrazione di sorbitolo, un succedaneo del glucosio. La Procura ha ordinato che la salma di Teresa Sunna sia sottoposta ad esame autoptico e che siano condotti accertamenti accurati anche sulle due donne sopravvissute. L’incarico è stato conferito formalmente ai medici legali Giancarlo Divella e Franco Introna e al tossicologo Roberto Gagliano Candela. Il Nas di Roma coordina gli interventi con il Ministero della Salute, che ha diramato l’allerta a livello nazionale sull’utilizzo della partita di sorbitolo prodotta dalla Cargil di Rovigo, ma commercializzata da un’azienda del Regno Unito. La Procura sta esaminando tutta la documentazione, presso strutture pubbliche e private. Formalmente, i periti dovranno lavorare su undici quesiti. Tra questi, dovranno spiegare in che cosa consistesse il test somministrato alla ragazza uccisa e anche alle altre due donne, che sono sopravvissute (Anna Abrescia e Addolorata Piazzolla) intossicate, ma vive, nel centro medico di Barletta e se si tratti di protocolli riconosciuti dalla comunità scientifica. Da esaminare “natura, composizione e proprietà” della sostanza somministrata nell’ambulatorio e se la sostanza potesse provocare un’azione tossica. Saranno monitorate le iniziative assunte dai due medici (Ruggero Spinazzola e Mario Donato Pappagallo) il 24 marzo scorso per capire se corrispondono a quelle previste nei protocolli scientifici. Si cercherà di dare una risposta sulla causa della morte di Teresa Sunna; ma anche visitare attentamente le due sopravvissute per verificare se le cause del loro malore sia stato lo stesso che ha portato alla morte l’altra ragazza. Saranno anche valutati patologie delle tre donne al momento della somministrazione della sostanza e gli effetti provocati dalla sostanza, qualora possano provocare postumi penalmente rilevanti. I periti dovranno inoltre accertare o escludere se ci siano stati problemi per tempestività ed efficacia dei soccorsi; e la commercializzazione via Internet di sostanze medicinali, alimentari o assimilate impiegate in esami di laboratorio. Gli accertamenti tossicologici eseguiti dai medici legali su campioni della sostanza somministrata alla vittima di Barletta ha evidenziato la presenza di nitrito di sodio. Non si tratterebbe pertanto di sorbitolo, come ipotizzato in prima battuta, ma di nitrito di sodio, una sostanza utilizzata come conservante a piccolissime dosi, ma altamente velenosa se somministrata con dosaggi come quelli di cui si parla. Continuano gli accertamenti per l’individuazione delle responsabilità.

TALITA FREZZI

D: Che cos’è il nitrito di sodio?

R: Il nitrito di sodio è il sale di sodio dell’acido nitroso. E’ un composto tossico che viene usato in microdosi come conservante alimentare (E 250) nei prodotti a base di carne (carne in scatola, prosciutto crudo e cotto, insaccati ed altri).

D: E’ potenzialmente tossico?

R: Nell’ambiente acido dello stomaco reagisce con le amine formando nitrosamine, sostanze cancerogene nel lungo termine. Ha l’aspetto di polvere bianca molto solubile in acqua con lo stesso aspetto del sorbitolo. La dose di 1,5 gr è considerata letale per l’uomo; la vittima sembra ne abbia ingerito 5 gr. Nell’organismo agisce bloccando il trasporto di ossigeno nei tessuti da parte dell’emoglobina contenuta nei globuli rossi del sangue e ciò può essere incompatibile con la vita. Le donne sopravvissute hanno avuto la fortuna di ricevere in tempo dai medici dell’ospedale cittadino il giusto antidoto , il blu di metilene, indicato dal Centro Antiveleni di Pavia.

DOTT. GIORGIO ROSSI

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