Si è spento il Presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro, un uomo dalla schiena diritta.

ROMA, 29 GENNAIO ’12 – Quando arrivano queste notizie, un brivido ti coglie lungo la schiena, in un senso di inaspettato spiazzamento. Poi ti fermi a pensare e capisci che è la natura che fa il suo corso, ma che quella figura così rigorosa, passionale, dignitosa, ti mancherà. E’ morto nella notte il presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro. Politico ed ex magistrato italiano, Scalfaro è stato il nono Presidente della Repubblica dal 1992 al 1999, eletto due giorni dopo la strage di Capaci, in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie e gli uomini della scorta.

Era nato a Novara nel 1918. Prima della Presidenza della Repubblica è stato deputato per l’intera storia repubblicana, a partire dal primo Parlamento repubblicano del ’48 e, prima ancora, dall’assemblea Costituente del 1946. Più volte ministro, rivestì le altre due principali cariche dello Stato, ovvero la presidenza del Senato, seppure in via provvisoria all’inizio della XV legislatura, e quella della Camera.

Sulle pagine del sito del Quirinale è scritto: «sin dall’inizio del suo mandato Scalfaro è chiamato ad affrontare la più grave crisi della storia repubblicana con preoccupanti manifestazioni sul piano politico ed economico. Esplode il fenomeno di “Tangentopoli” che provoca un serio affievolimento della rappresentatività della politica e nel contempo si verifica anche una inquietante perdita della capacità di acquisto della moneta, con evidenti ripercussioni di carattere generale. Si sforza in ogni circostanza di rincuorare il Paese e di rassicurare gli osservatori internazionali sulla saldezza delle istituzioni italiane. E’ anche frutto di questa azione se la lira, nonostante le previsioni negative di molti, giunge all’approdo nell’Euro. Durante questi “sette anni drammatici”, come li definisce la stampa, Scàlfaro difende costantemente i valori fondanti della Repubblica contenuti nella prima parte della Carta Costituzionale, auspicando che ogni possibile modifica della seconda parte della Costituzione avvenga a larga maggioranza con il concorso delle forze politiche sia di governo che di opposizione. Così per la legge elettorale».

Ma noi lo ricorderemo soprattutto per quel suo: “Non ci sto”, pronunciata a reti unificate il 3 novembre 1993, per difendersi dalle accuse di avere gestito fondi neri ad uso personale nell’epoca in cui era stato ministro dell’Interno. Scalfaro parlò di «gioco al massacro» e imputò l’esplosione dello scandalo Sisde ad un tentativo di infangare la presidenza della Repubblica come vendetta disperata della vecchia classe politica che stava per essere spazzata via dalle inchieste di «Mani Pulite».

Immediato è giunto il messaggio di cordoglio del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «È con profonda commozione che rendo omaggio alla figura di Oscar Luigi Scalfaro nel momento della sua scomparsa, ricordando tutto quel che egli ha dato al servizio del paese, e l’amicizia limpida e affettuosa che mi ha donato – ha detto in una nota il capo dello Stato -. È stato un protagonista della vita politica democratica nei decenni dell’Italia repubblicana, esempio di coerenza ideale e di integrità morale. “

Già, anche noi che non lo abbiamo mai conosciuto direttamente, lo ricorderemo per questo, perchè questo è ciò che traspariva dalla tv, dal suo volto pulito e dalle sue parole. Un esempio di coerenza ideale e di integrità morale. Categorie, purtroppo, che se ne vanno come questi grandi uomini che hanno fatto la storia dell’Italia Repubblicana.

TOMMASO ROSSI

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