Si conclude il processo ‘Why not’ sulla gestione illecita dei fondi europei per lo sviluppo della Calabria

CATANZARO, 1 AGOSTO 2012 – Si è concluso con 9 condanne il processo che ruotava attorno alla gestione illecita di fondi europei destinati allo sviluppo della Calabria,nata dall’inchiesta del pm De Magistris nel 2006. Un giro di fondi utilizzati in determinati progetti regionali, come il censimento del patrimonio immobiliare della Regione Calabria, affidati all’esecuzione di società private che utilizzavano lavoratori interinali.
La condanna – Erano stati 27 i rinvii a giudizio, ma 9 imputati sono stati assolti nel merito, mentre 8 scagionati per intervenuta prescrizione. Nell’inchiesta vi era anche coinvolto l’ex vice presidente della Regione Calabria Nicola Adamo, assolto nel merito. Tra i condannati, compaiono i nomi di Gianfranco Franzè (3 anni e 6 mesi) Rosalia Marasco (2 anni), Rosario Calvano (8 mesi), Dionisio Gallo (8 mesi), Domenico Basile (8 mesi), Antonio Gargano (1 anno e 6 mesi), Michelangelo Spataro (1 anno), Filomeno Pometti (1 anno) e Michele Montagnese (1 anno). IL Tribunale di Catanzaro ha disposto inoltre il risarcimento alle parti civili ed in particolare la somma di 9 mila euro a Fincalabra e 100 mila euro alla Regione Calabria.

Perché i fondi europei vengono gestiti illegalmente? I fondi europei assegnati alle Regioni italiane per favorire lo sviluppo, l’occupazione giovanile, l’economia locale possono diventare oggetto di gestioni illecite, e non permettono all’economia regionale di trarne giovamento. Facciamo un esempio: supponiamo che l’Unione Europea assegni 500.000,00 euro ad una Regione per favorire l’occupazione giovanile. La Regione, a quel punto, potrebbe semplicemente assegnare “borse” in via meritocratica ai laureati (sulla base del voto di laurea, del diploma, dell’età etc. con graduatorie pubbliche), per il periodo di un anno, in modo che questi possano lavorare nelle aziende, nel terziario e nelle amministrazioni giovando della remunerazione della borsa. Questo è il sistema adottato dalla Spagna nella gestione dei fondi europei per l’occupazione dei giovani. Invece, quello che accade in Italia, ritornando all’esempio di prima, è che una volta ottenuti i fondi, la Regione apre un bando pubblico dove intende “subappaltare” l’esercizio di questa attività ad una società privata. La società privata (basta una srl) che ottiene i fondi potrebbe essere incompetente a gestire un’attività come quella di gestione della formazione e delle risorse umane, e non avere alcun interesse affinché i giovani possano ricevere un’opportunità di lavoro. Potrebbe addirittura subappaltare ad un’altra società una parte del lavoro. E questa a sua volta. L’unico controllo alla quale la società di formazione e inserimento lavorativo è assoggettata è quello della Regione. In tal modo si crea un sistema appaltatizionel quale fioriscono reati quali la truffa, l’associazione a delinquere e l’appropriazione indebita di denaro pubblico. Di più: è probabile che la società, per ottenere tale appalto, debba lasciare 100.000,00 euro nel tavolo della pubblica amministrazione. E’ probabile che, una volta ottenuti i fondi la società non li utilizzi per formare ed inserire il personale nei posti di lavoro ma li divida tra i soci, lasciando le briciole oppure nulla ai potenziali lavoratori. Ed è altamente probabile, come di fatto accade, che i giovani di quella Regione rimangano senza lavoro. Ma questo ovviamente non è quanto certificato in questo processo, ma un’ipotesi generale ed astratta che si spera i fatti possano smentire.

CLARISSA MARACCI

Print Friendly
FacebookLinkedIn

Leave a Reply