Sfigato chi si laurea dopo i 28 anni. Bufera sulle parole del viceministro Martone

ROMA, 25 GENNAIO ’12 – “Se non sei ancora laureato a 28 anni, sei uno sfigato”. È questa la celebre frase del viceministro del Lavoro Michel Martone che esordisce così in occasione della sua prima uscita pubblica al convegno sull’apprendistato organizzato dalla Regione Lazio. Martone lo ha definito un “messaggio culturale” da far passare ai giovani ma gli studenti non l’hanno presa per niente bene, tanto che l’Unione degli Universitari (Udu) lo invita ad informarsi sulla situazione del sistema università in Italia. “L’importante è fare qualcosa bene – ha aggiunto il vice della Fornero al convegno – se decidi di fare un istituto tecnico professionale sei bravo, se sei secchione non è male”. Martone ci ha provato poi sui social network a correggere il tiro e spiegare che non si riferiva agli studenti lavoratori ad esempio, ma ormai era troppo tardi e un fiume di polemiche ha investito le dichiarazioni del 37enne viceministro.

Le repliche.

“La vera sfiga è essere disoccupati, magari a 23 anni, nonostante una laurea” replica il Pdci. Michele Orezzi, coordinatore nazionale dell’Udu invece spiega che “L’Italia è l’unico Paese al mondo dove non ci sono i soldi necessari per coprire le borse di studio che dovrebbero essere lo strumento per tutelare il diritto allo studio sancito dalla nostra Costituzione, con gli investimenti per il diritto allo studio più bassi d’Europa, con le terze tasse universitarie più alte in Europa e con il 40% degli studenti universitari che fanno almeno un lavoro per mantenersi gli studi. Lo vada spiegare a loro che se a 28 anni stai ancora studiando sei uno sfigato, lo vada a spiegare ai figli dei cassintegrati che nonostante tutte le difficoltà continuano a frequentare l’università, magari costretti ad un lavoro in nero”. Non ci va leggero neppure il governatore della Regione Puglia Nichi Vendola che considera sfigati “chi per reddito o per raccomandazione” passa avanti a questi ragazzi che a 28 anni sono già all’ennesimo lavoro precario pur essendosi laureati a 23 anni. Critico anche Antonio Borghesi dell’Idv secondo cui “è fuori luogo che un ministro della Repubblica si erga a giudice di chi tarda a conseguire la laurea, perché magari ha un posto di lavoro da conservare gelosamente, vista la situazione nera nel nostro Paese”.

Sintonia con le dichiarazioni di Martone.

Il direttore generale della Luiss di Roma, Pierluigi Celli, pur ammettendo i toni forti della dichiarazione del viceministro ha sottolineato che la questione è reale e che nel nostro Paese la media dell’età dei laureati è superiore a quella europea. A sostenere le parole di Martone c’è anche la Lega Nord con il deputato Davide Cavallotto che però precisa: “applicare lo stesso giudizio a quei ragazzi che si laureano in ritardo perchè costretti a lavorare per mantenersi agli studi, e che magari non hanno un papà magistrato che gli paga un’università privata, è un giudizio superficiale e snob. Se il viceministro lo desidera gli posso far conoscere tanti giovani che sono in queste condizioni e che non sono fortunati come lo è stato lui”.

Il viceministro che ha bruciato tutte le tappe.

Nato a Nizza e cresciuto a Roma il viceministro a soli 38 anni ha potuto aggiungere proprio questa nomina ad un curriculum già ricco. Avvocato, professore ordinario di Diritto del lavoro all’Università di Teramo, docente stabile presso la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, professore incaricato di Diritto del lavoro alla Luiss ha insegnato anche alla Sapienza, scrive su riviste e quotidiani, è anche autore di libri e altre pubblicazioni. Questo solo per citare alcune delle numerose voci che fanno di questo 38enne una evidente eccezione rispetto ai suoi coetanei italiani. Qualche maligno sostiene che essendo il figlio del noto magistrato Antonio Martone la scalata per lui è stata più semplice.

I precedenti.

Le parole del viceministro del Lavoro Martone ricordano quelle dell’ex ministro all’Economia Tommado Padoa Schioppa che definì “bamboccioni” quei giovani che vivono con i genitori troppo a lungo. Intanto la situazione economica nel nostro Paese è andata peggiorando anno dopo anno e i dati sulla disoccupazione giovanile sono impressionanti. Da “bamboccioni” a “sfigati” il passo è stato breve.

ELEONORA DOTTORI

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One Response

  1. Giulio Botta
    Giulio Botta at |

    Se avesse fatto qualche distinguo, senza generalizzare, escludendo quei ragazzi che per potersi permettere lo studio, pur essendo bravi, devono lavorare per potersi mantenere, non penso che avrebbe meritato critiche -

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