Sexting & minori: sito hard realizzato da 14enni in biblioteca

MILANO, 14 GENNAIO ’12 – E’ allarme “sexting” tra i minorenni. Il neologismo, formato dalla parole “sex” e “texting”, già noto agli agenti di Polizia postale, indica un nuovo, allarmante fenomeno diffuso tra i ragazzini: l’invio di immagini sessualmente esplicite o di testi inerenti al sesso attraverso i mezzi informatici. Proprio da qui sono partite le indagini della Procura distrettuale di Catania che hanno portato gli agenti della Polizia postale a scoprire e chiudere un sito Internet italiano in cui erano ben visibili foto hard di ragazzine, per lo più adolescenti, alunne di una scuola media di una cittadina lombarda, ritratte nude e in atti di autoerotismo. La polizia Postale e delle Comunicazioni di Catania ha subito rimosso le pagine e acquisito i dati informatici utili per risalire all’autore del sito. E anche questa seconda fase dell’inchiesta mostra un aspetto inquietante: dopo gli accertamenti tecnici, è emerso che il responsabile del sito hard era un quattordicenne, compagno di scuola delle ragazzine-modelle a luci rosse. Dagli accertamenti tecnici è seguita una perquisizione domiciliare, anche informatica. La Procura distrettuale di Catania ha trasmesso gli atti processuali alla competente Procura per i minorenni con sede a Milano. Le immagini caricate sul sito sembrano essere state fatte dalle stesse ragazzine minorenni con la fotocamera dei telefoni cellulari e poi inviate al compagno. Il quattordicenne indagato, nell’innocenza dei suoi 14 anni, aveva ben pensato che mettere in rete quel tipo di materiale gli avrebbe procurato dei problemi e per non rischiare, aveva utilizzato la connessione Internet della biblioteca comunale, anche per realizzare il sito. Sperava così, sempre nel candore dei suoi 14 anni, di non essere identificato. La questione, di cui si sta occupando il Tribunale per i minorenni, sembra riconducibile al fenomeno del sexting, purtroppo molto diffuso tra i ragazzi. Secondo gli investigatori, si tratta di uno scambio consensuale tra le parti di foto, video e materiale a sfondo sessuale prodotti artigianalmente con i propri moderni cellulari e fotocamere, poi destinato alla loro pubblicazione su Internet.

TALITA FREZZI

D: Cosa rischia chi pubblica in rete video personali? E’ punibile anche chi diffonde materiale pedopornografico?

R: La diffusione di foto e video foto attraverso internet senza l’autorizzazione dei soggetti coinvolti comporta, oltre che la violazione delle norme in materia di tutela della privacy con le relative sanzioni e possibilità di risarcimento danni, anche il reato di diffamazione qualora si diffondano immagini di a contenuto diffamatorio, cioè tali da ledere la reputazione e l’onorabilità della persona.

Inoltre se alcuno dei soggetti coinvolti è un minore, come in questo caso, è ravvisabile anche il reato di pornografia minorile che punisce chiunque, con qualsiasi mezzo, anche in via telematica, distribuisce, divulga, diffonde o pubblicizza materiale pedo-pornografico ovvero distribuisce o divulga notizie o informazioni finalizzate all’adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori degli anni 18 (la pena prevista è quella della reclusione da 1 a 5 anni e la multa da 2.582 euro a 51.645 euro).

Il codice penale punisce anche chi al di fuori della ipotesi sopra detta cede ad altri, anche a titolo gratuito, il materiale pornografico che coinvolge minore degli anni 18 con la reclusione sino a 3 anni oltre una multa.

D: Viene punita anche la detenzione di materiale pedopornografico?

R: Sì, il nostro codice penale prevede la punizione di chi detiene materiale pornografico realizzato con minorenni con la reclusione fino a 3 anni ed una multa.

D: Il fatto che in questo caso sembrerebbe che le minorenni avessero volontariamente dato il materiale hard ai compagni, esclude la punibilità.

R: No, perchè viene integrata comunque e punita la diffusione a terzi.

D: I genitori in questa vicenda, potrebbero finire nei guai per omesso controllo o scarsa vigilanza dei figli avendo messo in mano di adolescenti quindi non ancora responsabili giuridicamente delle proprie azioni delle fotocamere sofisticate e potenzialmente pericolosi?

R: No, assolutamente no.Non si può certo richiedere al genitore di limitare le possibilità offerte ad un figlio – come può essere lo svilupparsi di un hobby bello come la fotografia- per paura del cattivo uso che lo stesso potrebbe fare dello strumento tecnologico.

D: Visto che gli inquirenti sono risaliti alla Biblioteca comunale quale luogo di provenienza del sito, il Comune potrebbe chiedere un risarcimento per i danni d’immagine alla famiglia del 14enne?

R: Teoricamente potrebbe chiederli, ma dubito fortemente che un giudice potrebbe mai accogliere la domanda perchè in realtà si è capito sin da subito che la biblioteca comunale era solo il luogo di immissione del materiale nel circuito informatico da parte di terzi, quindi non si è prodotto alcun concreto danno all’immagine comunale.

AVV.TOMMASO ROSSI

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