Sentenza Diaz, la Cassazione assolve l’ex capo della Polizia De Gennaro

Una scena tratta dal film "Diaz"

GENOVA, 29 MAGGIO ’12 – Depositate le motivazioni della sentenza pronunciata il 22 novembre scorso con cui viene prosciolto dalle accuse l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro. Una pagina difficile della cronaca giudiziaria italiana quella che interessa l’inchiesta denominata “Diaz”, filone della maxi inchiesta sui gravi fatti della sera tra il 21 e il 22 luglio 2001, durante il G8 di Genova in cui perse la vita Carlo Giuliani e che hanno ispirato la pellicola “Diaz” del regista Daniele VIcari. Fatti sanguinosi ancora senza verità, da cui si ramifica questa inchiesta in cui le persone coinvolte – l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro, l’ex dirigente della Digos dell’epoca Spartaco Mortola, numerosi agenti e funzionari di polizia – sono state sottoposte a tutti i gradi di giudizio. Le accuse contestate sono la calunnia, lesioni volontarie, falsità ideologiche e altri reati. Secondo la Cassazione, l’intervento della polizia alla scuola Diaz-Pertini quella sera tra il 21 e il 22 luglio 2001 è stato “eseguito con inusitata violenza, pur in assenza di reali gesti di resistenza nei confronti delle persone, molte straniere, presenti per trascorrervi la notte”, si legge nella motivazione della sentenza. Secondo la Suprema Corte “è ben presto emerso che nessuna bottiglia incendiaria è mai stata reperita e realmente sequestrata nei locali della scuola Pertini in possesso dei manifestanti ivi tratti in arresto”, quando era stato il falso ritrovamento delle due molotov a “legittimare” a posteriori, l’arresto in flagranza di reato dei 93 no-global della Diaz. Tuttavia, l’ex capo della polizia De Gennaro è stato assolto. “Non ci sono prove o indizi di un coinvolgimento decisionale di qualsiasi sorta nell’operazione Diaz”, sottolinea la Corte di Cassazione. De Gennaro in secondo grado era stato condannato per “concorso in falsa testimonianza”, ma la Cassazione nell’annullamento senza rinvio della sentenza d’appello hanno parlato di un “deserto probatorio”, infatti secondo i magistrati che stanno cercando di far luce in questa oscura pagina della storia italiana, l’accusa di “istigazione alla falsa testimonianza” contestata tanto a De Gennaro che all’ex dirigente della Digos Spartaco Mortola, era scandita da “sommarietà valutativa e da palesi lacune della motivazione”. La pronuncia di condanna è piena di formule come ‘non può non sostenersi’, ‘non può non ritenersi’, come a voler rafforzare un impianto debole, e si traducono, confondendo cause con effetti, in ‘palesi errori di diritto’. Secondo la Cassazione, quella sera maledetta alla scuola Diaz-Pertini la polizia giudiziaria intervenne “con inusitata violenza” e le indagini “rapidamente promosse dalla procura di Genova” avrebbero chiarito “subito i profili di abusività e ingiustificata durezza dell’azione portata a compimento nella scuola Diaz-Pertini”.

Le sentenze di primo e secondo grado già emesse, per il filone processuale delle violenze alla Diaz, sono state esaminate dalla Cassazione perché corredate agli atti della vicenda De Gennaro. Invece, il processo che vede imputati numerosi agenti e funzionari di polizia per le violenze alla Diaz, è fissato in Cassazione per l’11 giugno.

TALITA FREZZI

 

D: In che consistono i reati di istigazione alla falsa testimonianza e falsità ideologica?

R: Il reato è previsto dall’art. 377 bis del nostro codice penale che prevede la reclusione da 2 a 6 anni, salvo che il fatto costituisca più grave reato, per chiunque con violenza o minaccia o con offerta o promessa di denaro o altra utilità, induce a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci a persona chiamata a rendere davanti all’autorità giudiziaria dichiarazioni utilizzabili in un procedimento penale, quando questa ha la facoltà di non rispondere. Il reato è procedibile d’ufficio. Il falso “ideologico” consiste nel formare un atto pubblico non veritiero, sulla base di dati falsi nel loro contenuto e si differenzia da quello “materiale” che consiste invece nel formare un atto contraffatto, fasullo o alterato nel suo contenuto materiale. Le pene previste per i reati di falso, sia materiale che ideologico, commessi da un privato sono ridotte di 1/3 rispetto alle pene previste per i medesimi reati commessi da un pubblico ufficiale che prevedono la reclusione da 1 a 6 anni.

D: Quali sono i parametri temporali per depositare le motivazioni di una sentenza?

R: Il termine ordinario è di 15 giorni. Gli estremi sono la motivazione contestuale oppure termini superiori a 15 giorni, in relazione alla complessità del processo, fino ad un massimo di 90 giorni. In teoria, perché a volte capitano motivazioni depositate “fuori termine”.

D: Cosa significa “annullamento con o senza rinvio”?Quando e perché non viene concesso il rinvio da parte della Cassazione?

R: La Corte di Cassazione decide sulla base degli atti a sua disposizione senza valutare il merito dei fatti ma la legittimità, cioè l’aderenza alla legge e la logicità della motivazione di una sentenza (come in questo caso)  di un’ordinanza impugnata. La Cassazione può confermare il provvedimento che diventa definitivo, oppure annullarlo, in tutto o in parte. L’annullamento può essere senza rinvio, ed è la stessa Cassazione ha procedere all’irrogazione del provvedimento che ritiene necessario; oppure con rinvio al Giudice che ha pronunciato il provvedimento, che deve provvedere uniformandosi ai principi di diritto decisi dalla Cassazione nella sentenza di annullamento.

Più nello specifico, l’annullamento  senza rinvio si verifica in diverse ipotesi tra cui  se il fatto non è previsto dalla legge come reato, se il reato è estinto, se l’azione penale non doveva essere iniziata o proseguita, se il reato non appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario, se il provvedimento contiene disposizioni che eccedono i poteri della giurisdizione, se la decisione impugnata consiste in un provvedimento non consentito dalla legge, se la sentenza è nulla in relazione ad un reato concorrente o  in relazione ad un fatto nuovo, se la condanna è stata pronunciata per errore di persona, se vi è contraddizione fra la sentenza o l’ordinanza impugnata e una anteriore della stessa persona sul medesimo oggetto, pronunciata dallo stesso o da un altro giudice penale, se la sentenza impugnata ha deciso in secondo grado su materia per la quale non è ammesso l’appello. L’annullamento senza rinvio viene disposto anche  ogni altro caso in cui la Corte ritiene superfluo il rinvio o può essa stessa procedere alla determinazione della pena o dare i provvedimenti necessari.

D: La sentenza diventa esecutiva solo dopo il deposito delle motivazioni?

R: No la sentenza diventa esecutiva esauriti i termini per impugnare o i gradi di giudizio, in ogni caso dopo che la Procura competente emette ordine di esecuzione.

AVV.TOMMASO ROSSI

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