Senigallia approva il Registro delle Unioni Civili, per la convivenza delle coppie di fatto

SENIGALLIA, 14 MARZO ’13 – Il comune di Senigallia dà il via libera al Registro delle Unioni Civili, ufficializzando così la convivenza delle coppie di fatto. Ciò non significa che ci sia un riconoscimento giuridico delle unioni civili, per questo occorre una normativa nazionale, ma di fatto apre alle convivenze anche omosessuali. L’emendamento è stato approvato ieri sera con 21 voti favorevoli e 19 contrari. Nel regolamento è considerata unione civile “l rapporto tra due persone maggiorenni che hanno chiesto, avendone i requisiti, la registrazione nel Registro delle Unioni Civili”. Nel Registro possono iscriversi “i cittadini maggiorenni, italiani o stranieri, iscritti all’Anagrafe, conviventi da almeno tre anni, secondo quanto risulta dai registri dell’Anagrafe comunale”. Come ci si iscrive: “nel giorno indicato dagli interessati l’addetto dell’Ufficio Anagrafe, alla presenza di due testimoni, uno per ciascun richiedente, maggiorenni, riceve da ciascuna delle parti la dichiarazione di iscriversi nel Registro, insieme alle dichiarazioni del possesso dei requisiti per l’iscrizione stabiliti dal regolamento”. Semplici anche le modalità per cancellarsi dal Registro: “Ciascuno degli iscritti , in qualunque momento, può chiedere all’Ufficio Anagrafe, con espressa dichiarazione scritta, la cancellazione dal Registro. Essa può essere fatta quando viene meno la situazione di coabitazione, anche uno solo dei due viene cancellato dall’Anagrafe dei residenti, in seguito a specifica dichiarazione anche di uno solo di essi, viene meno la situazione di reciproca assistenza morale o materiale”. Di fatto per gli iscritti non ci sono né diritti né doveri: “l’iscrizione non costituisce nuovi status e non riconosce poteri o doveri diversi rispetto a quelli già riconosciuti dall’Ordinamento giuridico agli stessi soggetti”, e ancora “l’iscrizione ha effetto di pubblicità e di riconoscimento sociale ai fini che l’Amministrazione comunale ritiene meritevoli di tutela”.

ELEONORA DOTTORI

D: Com’è tutelata nel nostro paese la convivenza more uxorio? 

R: Ad oggi, 12 Giugno 2012, l’Italia non ha una legge che tutela le coppie di fatto, né eterosessuali, né omosessuali. I pochi riconoscimenti ottenuti nel tempo sono dovuti ad un collage di normative frammentarie, utilizzate dai giuristi civilisti per costruire un quadro normativo, se pur minimo, di tutela (unendole all’autonomia contrattuale privata), e da alcune sentenze della cd. “giurisprudenza creativa”. Ad esempio, gli storici del diritto sono andati a ripescare un provvedimento che risale al 1918 in cui si tutela il diritto della convivente a ricevere la pensione di guerra; un altro frammento normativo è stato rinvenuto nell’ordinamento penitenziario, il quale prevede espressamente che gli incontri con i detenuti possano essere chiesti anche dal convivente di questo, nonché riconosce il diritto del detenuto ad ottenere un permesso per imminente pericolo di vita di un familiare o del convivente.

Il blocco normativo fondamentale al riconoscimento delle unioni di fatto, tra cui quelle tra persone dello stesso sesso, sembrerebbe posto dall’articolo 29 della Costituzione, che riconoscere il modello di famiglia come «società naturale fondata sul matrimonio» (art. 29 della Costituzione). Tuttavia, grazie ad una giurisprudenza innovativa e moderna, si sono fatti alcuni passi avanti, nel senso di scardinare quelle barriere poste dal nostro ordinamento ( che prevedeva in passato anche il reato di concubinato) alla tutela delle unioni di fatto eterosessuali ed omosessuali. Vi è tra queste, la Sentenza 138/2010 della Corte costituzionale sull’articolo 2 della Costituzione : “Orbene, per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri”.Recentemente, vi è poi la sentenza n. 4184/2012 della Corte di Cassazione, nella quale si afferma che in alcune specifiche situazioni, le coppie omosessuali hanno il pieno diritto di rivolgersi al giudice per far valere il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata. Inoltre, vi è il riconoscimento degli effetti del matrimonio gay contratto all’estero, seppur non trascrivibile nei registri dello stato civile italiano. Ad, ogni modo, stiamo sempre parlando di precedenti giurisprudenziali in un paese di civil law, e non di common law (in cui il precedente è legge). Ci si potrebbe sempre trovare di fronte ad un giudice che dà un’interpretazione distante da quella delle sentenze sopracitate, seppur dotate di notevole autorevolezza. Il vuoto normativo sulla tutela delle coppie di fatto in Italia ha perfino suscitato l’attenzione del Parlamento Europeo, il quale con la risoluzione del 13 Marzo 2012, ha stabilito che gli Stati membri dell’Unione europea non devono dare al concetto di famiglia “definizioni restrittive” allo scopo di negare protezione alle coppie omosessuali e ai loro figli.

CLARISSA MARACCI

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