Scuole e privacy: riservato i nomi di chi non paga la mensa, i voti sono pubblici, pubblicare foto e video su Facebook solo dietro consenso

ROMA, 7 SETTEMBRE ’12 – Il Garante della Privacy mette i paletti: guai a pubblicare sui social network video e foto delle gite scolastiche senza il consenso di tutti i soggetti immortalati. Questo è solo un esempio dei numerosi casi di protezione dei dati personali a scuola su cui il Garante ha pubblicato un decalogo vero e proprio. Nulla da eccepire se le immagini delle gite vengono distribuite tra amici e familiari ma occorre fare attenzione se li si vuole pubblicare on line poiché si rischia di violare la privacy. Discorso simile vale per smartphone e tablet: è la scuola a decidere se possono essere utilizzati o meno dagli studenti che devono servirsene per scopi strettamente personali e non per pubblicare in rete immagini di compagni senza averne il consenso. Vietato pubblicare nei siti delle scuole i nomi degli studenti che ritardano nel pagamento delle rette della mensa o che ricevono sovvenzioni economiche, le telecamere degli istituti possono funzionare esclusivamente nell’orario di chiusura delle scuole e i nomi degli studenti per eventuali tirocini nelle aziende possono essere comunicati solo se gli stessi hanno autorizzato il consenso. Attenzione anche per i professori di italiano che richiedono temi su argomenti personali: per leggerli in classe davanti a tutti gli alunni è richiesta l’autorizzazione. Pubblici invece i voti di interrogazioni e compiti scritti, gli scrutini e l’esito degli esami di stato facendo attenzione, però , a non rivelare dati sensibili degli studenti come ad esempio, le prove per i portatori di handicap e i dati sensibili degli studenti.

ELEONORA DOTTORI

D: Come è disciplinata la tutela della privacy in Italia?

R: In Italia la legislazione  sulla privacy è contenuta  principalmente nel Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 chiamato per l’appunto “Codice in materia di protezione dei dati personali “ noto anche come “Testo Unico sulla privacy”. Inoltre anche il nostro codice penale  contiene norme sulla riservatezza al Capo III-Sezione IV.

In particolare il D.Lgs 196/2003, entrato il vigore il 1 gennaio 2004, ha abrogato la precedente legge n. 675/96 che era stata introdotta per rispettare gli Accordi di Schengen ed in esso sono confluite tutte le varie norme che di volta in volta venivano create nel tempo a tutela della privacy.Sull’applicazione della normativa vigila l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali già istituita dalla L. 675/1996 e confermata anche dal Testo Unico.

AVV. VALENTINA COPPARONI

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