Scoperto ospizio-lager abusivo. Un arresto per sequestro di persona

ROMA, 22 GENNAIO ’12 – Scoperto un ospizio-lager abusivo ricavato in una villetta bifamiliare nella zona della Giustiniana. Per la proprietaria, una donna romana di 49 anni (C.S. le sue iniziali), è scattato l’arresto per sequestro di persona. Una storia di degrado umano, di solitudine e di prevaricazione verso 8 anziani non autosufficienti, tenuti in quella struttura abusiva in precarie condizioni igienico-sanitarie. Agli anziani venivano somministrati medicinali e psicofarmaci senza regolare prescrizione medica e in due casi, i poveri ospiti erano rinchiusi in due sgabuzzini come animali. La proprietaria dell’ospizio abusivo non è certo nuova a reati di questo tipo. Nel 2006 era stata arrestata in quanto il suo ospizio illegale in un’altra zona di Roma era stato scoperto dalla polizia. Ora dovrà rispondere dell’accusa di sequestro di persona. Quando gli agenti del commissariato hanno fatto irruzione nella villetta alla Casilina per un controllo, si sono trovati di fronte a scene raccapriccianti, per quanto una condizione delicata come quella dell’anziano malato era stata depredata e umiliata nella sua dignità. L’ospizio-lager abusivo accoglieva otto anziani, ultrasessantenni, non autosufficienti. I poliziotti, che a seguito dell’irruzione hanno chiesto l’intervento del 118, hanno appurato che gli anziani erano sotto choc, in stato confusionale, abbandonati a loro stessi su letti sporchi, in condizioni igienico-sanitarie precarie. A seguito della visita del medico, è stato accertato che i degenti erano stati sedati, con ogni probabilità con la somministrazione di psicofarmaci non regolarmente prescritti. Altri due ospiti dell’ospizio-prigione, un uomo di 68 anni e una donna di 77, erano stati rinchiusi in due piccoli vani, due sgabuzzini senza finestre, chiusi a chiave. Quando i poliziotti le hanno chiesto di aprire quelle due porte al piano terra e al quarto piano, la proprietaria della villetta-lager ha detto di non avere la chiave e che in quegli sgabuzzini non c’era nulla di importante. Ma quando ha capito che anche senza chiavi gli agenti quelle porte le avrebbero aperte lo stesso e per lei la situazione si stava aggravando, le ha consegnate e per i due vecchietti rinchiusi è stata la liberazione. Sono state rilevate molte violazioni alle norme igienico-sanitarie, inoltre sono state scoperte al lavoro due donne di nazionalità romena, che facevano assistenza senza i regolari contratti di lavoro. Gli anziani sono stati riaffidati ai parenti o ai servizi sociali, che si occuperanno di loro con cura e rispetto, davvero, stavolta.

TALITA FREZZI

D: In che consiste l’accusa di sequestro di persona?

R: Il reato di sequestro di persona consiste nel privare qualcuno della libertà personale ossia della libertà di movimento e locomozione in modo da impedire anche solo parzialmente, azioni e movimenti che fanno parte della vita di relazione. La pena prevista è la reclusione da 6 mesi fino ad 8 anni ma è aumentata (da 1 a 10 anni) qualora il fatto venga commesso in danno di un ascendente, discendente o coniuge o da parte di un pubblico ufficiale con abuso dei propri poteri.

D: Potrebbero essere contestati altri reati alla proprietaria della donna?

R: Il reato di maltrattamenti di persone affidate alla custodia e le lesioni. E lo stesso reato dei maltrattamenti in famiglia: vi rientrano certamente tutte quelle condotte (ripetute nel tempo) che ledono l’incolumità fisica, la libertà personale, il decoro e l’onore di un componente della famiglia o, come in questo caso, di persone affidate alal cura o la custodia, nonchè tutti quegli atti che causano alla vittima sofferenze fisiche ma anche psicologiche. In ogni caso il Giudice, data la mancanza di una definizione legale del concetto di maltrattamenti, dovrà valutare caso per caso le condotte sottoposte al suo giudizio tenendo conto anche delle condizioni sociali e culturali e dell’ambiente in cui si sono verificate. Il reato è punito con la reclusione da 1 a 5 anni. Ci sono però ipotesi aggravate, come nel caso di Sanremo: se dal fatto deriva una lesione personale grave si applica la reclusione da 4 a 8 anni, se la lesione è gravissima la reclusione da 7 a 15 anni ed infine se ne deriva la morte la reclusione da 12 a 20 anni. L’arresto è obbligatorio nell’ipotesi più grave di morte della vittima, negli altri casi è facoltativo.

AVV.TOMMASO ROSSI

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