Scontri a Port Said tra polizia e tifosi. Ucciso un ragazzo di 13 anni

EL CAIRO, 25 MARZO ’12 – Oltre 70 persone erano morte all’inizio di febbraio a Port Said, nel Nord Est dell’Egitto, durante gli scontri avvenuti tra tifoserie al termine della partita tra l’Al Masri, la squadra locale, che aveva battuto per 3-1 la formazione del Cairo, l’Al Ahli (si legga http://www.fattodiritto.it/egitto-decine-di-morti-dopo-una-partita-di-calcio-i-giocatori-portati-via-in-elicottero/). La Federcalcio egiziana ha usato il pugno di ferro con la squadra di casa che è stata sospesa fino alla fine del 2013, per due stagioni, e ha disposto la chiusura dello stadio di Port Said per tre anni. Una sanzione pesante che ha lasciato tutt’altro che contenti i tifosi dell’Al Masri scesi in piazza, ieri sera, per protestare. Autobus fermi, operai impossibilitati a raggiungere il posto di lavoro, strade bloccate, tanto da impedire l’accesso alle fabbriche e al porto della città, e poi gli scontri con le forze dell’ordine nel corso dei quali ha perso la vita un ragazzo di 13 anni. Già quaranta i feriti, un numero che sembra destinato ad aumentare. Il finimondo avvenuto lo scorso mese di febbraio era costato la vita a 74 persone, tra cui poliziotti e responsabili dell’Al Masri. I Fratelli Musulmani, la maggiore forza politica del Paese, aveva ipotizzato che gli scontri fossero stati orchestrati dai sostenitori del regime di Mubarak ma altre tesi si sono aggiunte con il passare dei giorni, c’è chi sostiene che i responsabili dei disordini siano i militari al potere che avrebbero organizzato tutto pur di rimanere alla guida del Paese.

ELEONORA DOTTORI

 

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