Scomparsa Alessandro Fantazzini: la madre muore senza riavere il figlio

BOLOGNA, 15 MAGGIO ’12 – Alessandro Fantazzini aveva 28 anni quando è stato rapito sotto casa, il 19 gennaio, ad Anzola Emilia, Bologna. Sono trascorsi ventisei anni da quella scomparsa, ventisei anni di dolore, angoscia, silenzio. Ventisei anni di indagini. Il padre di Alessandro, Venusto, non ha retto alla tragedia, il cuore ha smesso di lottare per la verità nel 1988. E da quella seconda terribile perdita, la mamma coraggio Renata Gaiba Fantazzini ha sempre continuato a combattere da sola per conoscere cosa accadde al figlio Alessandro, chi lo rapì e perché nonostante la richiesta di riscatto (in parte ottemperata) non lo lasciò tornare a casa dai suoi cari. Quella drammatica scomparsa purtroppo resta ancora tale, dopo 26 anni di indagini cadute nel nulla. Ma nel frattempo, il dolore di una vita senza Alessandro, di un andare avanti nel suo ricordo e affogando i giorni nel dolore, hanno stroncato anche il povero cuore di quella madre coraggio. Renata Gaiba Fantazzini si è spenta l’altro giorno a 82 anni. Se n’è andata, povera donna, senza aver più saputo nulla del figlio Alessandro. Questa mattina alla chiesa parrocchiale di Anzola è stato celebrato il funerale. Tutto il paesino, a pochi chilometri da Bologna, si è stretto attorno alla figlia Elisabetta, rimasta sola a combattere per sapere che fine ha fatto suo fratello. Il ragazzo non è più stato restituito alla famiglia, né vivo, né morto. A quella povera madre dal cuore strappato non è stata concessa neanche la pietosa consolazione di portare un fiore sulla tomba di suo figlio, di potergli dare degna sepoltura. Non si sa che fine abbia fatto quel giovane.

Il riscatto.

Alessandro lavorava nella ditta di autotrasporti di famiglia ed era al contempo titolare di una concessionaria di autocarri. La sera del 19 gennaio 1986, verso le ore 23, i rapitori attesero che Alessandro facesse ritorno a casa, in via Emilia ad Anzola. Aveva appena riaccompagnato a casa la fidanzata. Era giovane, forte e robusto Alessandro. Forse per riuscire a portarlo via, i suoi aguzzini devono averlo colpito alla testa per stordirlo. Forse tra lui e quei banditi c’è stata una colluttazione: nel piazzale della ditta (annessa all’abitazione) c’era una copiosa macchia di sangue. Forse, quella ferita è stata fatale per il giovane. Poi i sequestratori devono aver caricato il ragazzo su un’auto a bordo della quale si dileguarono inghiottiti in una notte lunga ventisei anni. I genitori di Alessandro ricevettero una richiesta di riscatto dai rapitori del figlio dopo due mesi. Convinti a pagare il riscatto da funzionari della Questura di Bologna, accesero un mutuo per trovare i soldi. Pagarono due miliardi di lire (i sequestratori ne chiesero 3,3) ma fu tutto inutile: quei malviventi non rilasciarono mai Alessandro. Negli anni successivi i genitori avviarono una causa contro il Ministero dell’Interno sostenendo anche in aula che le indagini sul rapimento del loro figlio erano state condotte con superficialità e trascuratezza. “Ci dissero che sapevano dove mettere le mani – aveva dichiarato alla stampa la signora – ma non è stato fatto niente”. La signora Renata scrisse anche all’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga “mi hanno distrutto la famiglia, mio marito è morto di crepacuore e ancora non sono stati capaci di trovare mio figlio, né vivo né morto”. Intanto, nel 1997 il Tribunale civile dichiarò la morte presunta di Alessandro. I genitori avrebbero voluto almeno un risarcimento di quel denaro pagato per il riscatto, per costituire una fondazione intestata al figlio. Ma appena pochi anni fa, la conclusione di quel lungo processo non ha portato a nulla: l’istanza era stata respinta.

Le condanne.

Si indagò sul rapimento di Alessandro Fantazzini. Si cercò di ritrovarlo e di consegnare i suoi aguzzini alla giustizia. Nel giugno 1990 la Cassazione confermò le condanne a quattro imputati, con pene che oscillavano tra due anni e sei mesi; e 30 anni di carcere. Confermata anche l’assoluzione di cinque persone, mentre due pentiti assolti furono rinviati al giudizio di un’altra corte d’appello. I principali imputati furono condannati per concorso nel sequestro aggravato dalla morte dell’ostaggio. Per quel sequestro fu fatto anche il nome di Mario Moro, sardo, capo della banda autrice del rapimento di Giuseppe Soffiantini. All’uomo si rivolse tante volte Renata Gaiba Fantazzini, per sapere almeno dove era morto Alessandro, per poter dare almeno una sepoltura al corpo di suo figlio. Inutile, Mario Moro morì nel carcere milanese di Opera il 13 gennaio 1998, colpito da una tromboembolia. Con quella morte si spegnevano le speranze della povera donna di poter ritrovare almeno i resti di Alessandro.

TALITA FREZZI

 

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