Scarcerato un algerino accusato di far parte di una cellula terroristica islamica

MILANO, 7 FEBBRAIO ’12 – Cancellata dalla Corte d’Assise d’Appello di Milano la condanna in primo grado a sei anni di reclusione per l’algerino Riad Nasri, accusato di associazione per delinquere finalizzata al terrorismo. Nasri era stato catturato in Afghanistan e quindi consegnato ai militari americani che nel 2009, dopo otto anni nel carcere di Guantanamo dove avrebbe subito ogni genere di tortura, lo ha consegnato all’Italia dove è stato arrestato e condannato in primo grado. Secondo l’accusa infatti, l’algerino avrebbe fatto parte, tra il 1997 e il 2001, di una cellula del gruppo salafita, con base anche a Milano, che reclutava martiri destinati ai paesi in guerra. Nel nostro Paese Nasri era detenuto nel carcere di Benevento, per via della condanna in primo grado, ma è uscito proprio ieri dopo la sentenza della Corte che ne ha ordinato l’immediata scarcerazione, confermando invece gli otto anni di reclusione al connazionale Ben Lazhar, accusato di finanziare i movimenti terroristici grazie ad una produzione di soldi e documenti falsi. Nei confronti di Nasri, secondo i giudici, non ci sarebbero prove. Ai magistrati che lo hanno interrogato l’uomo ha raccontato di essere stato torturato, picchiato, minacciato di abusi sessuali da uomini e donne se si rifiutava di collaborare, e rinchiuso in celle molto piccole sistemate all’aperto con solo un materasso e due secchi, uno per i bisogni e l’altro per bere. L’algerino sarebbe arrivato a Bologna, dalla Tunisia, nel 1994 e poco dopo ripartì per combattere in Bosnia. Tornato in Emilia sparì poco dopo l’attentato alle Torri Gemelle e venne catturato nella sua casa in Afghanistan, dove viveva con la sua famiglia, dai combattenti dell’Alleanza del Nord. Venne quindi trasferito in un carcere a Kabul dove si dormiva a turno perché non bastava lo spazio e i detenuti venivano picchiati pur di far loro ammettere un legame con al Qaeda.

ELEONORA DOTTORI

D: La Corte ha cancellato la condanna di primo grado per l’algerino, ciò significa che ha saldato il suo conto con la giustizia italiana?

R: Ancora siamo in fase di appello e la sentenza non diverrà definitiva fino a che non siano decorsi i termini per proporre ricorso in Cassazione da parte della Procura generale. Se verrà proposto ricorso bisognerà attendere il terzo e ultimo grado di giudizio avanti la Cassazione. A quel punto se venisse confermata l’assoluzione la sentenza diverrebbe definitiva. A quel punto l’uomo potrebbe chiedere la riparazione per ingiusta detenzione.

D: Le sue confessioni circa le torture e gli abusi subiti avranno conseguenze?

R: Immagino, anzi spero, che la giustizia militare americana abbia svolto una indagine sulle torture denunciate e che gli eventuali responsabili siano stati individuati e puniti.

AVV.TOMMASO ROSSI

 

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