Scajola a processo per la casa con vista Colosseo

ROMA, 17 DICEMBRE ’11 – Il reato per il quale l’ex Ministro Claudio Scajola dovrà rispondere innanzi al Tribunale monocratico di Roma insieme all’imprenditore Diego Anemone è quello di finanziamento illecito ad un singolo parlamentare. La vicenda, oramai nota, è quella della compravendita dell’appartamento di via Fagutale a Roma da parte di Scajola e pagata per lo più con assegni circolari da Anemone. (http://www.fattodiritto.it/nuova-indagine-su-scajola-per-la-casa-con-vista-colosseo-possibile-prescrizione/ ).

Il Procuratore aggiunto Alberto Felici e i pm Roberto Felici e Ilaria Calò hanno citato direttamente a giudizio i due imputati: l’indagine della Procura di Roma sull’acquisto effettuato nel 2004 era partita come filone dell’inchiesta della Procura di Perugia sui grandi appalti per il G8, di cui Anemone resta un personaggio centrale.

Il prezzo ufficiale dell’immobile pagato da Scajola fu di 600000 euro, quello effettivamente versato sarebbe di 1 milione e 700 mila euro, compresi i lavori di ristrutturazione per circa 100.000 euro effettuati dalla ditta dello stesso Anemone e che terminarono nel 2006. Le date di acquisto piuttosto che di consegna dell’appartamento ristrutturato sono di primaria importanza ai fini del processo: infatti, se i termini per la prescrizione ( 7 anni e mezzo ) si contassero dalla data dell’acquisto, cioè dal 2004, il reato sarebbe prescritto a breve, mentre se si contassero dal termine dei lavori di ristrutturazione, la prescrizione scalerebbe al 2014. E’ proprio su tale interpretazione ai fini della prescrizione o meno che si confronteranno accusa e difesa fin dalla prima udienza che probabilmente si terrà in primavera.

Scajola aveva sempre sostenuto di ignorare che buona parte del locale di via Fagutale fosse stata pagata da Anemone, ma nella sua ultima memoria pare si parli di ‘ regalo fatto dall’imprenditore all’ex Ministro’.

ANDREA DATTILO

D: Cosè’ il reato di finanziamento illecito ai partiti e quello di finanziamento ad un singolo parlamentare?

R:La legge 195/1974 all’art. 7 vieta i finanziamenti o i contributi, sotto qualsiasi forma ed in qualsiasi modo erogati, da parte di organi della pubblica amministrazione, di enti pubblici e di società con partecipazione di capitale pubblico (superiore al 20%), a favore di partiti, loro articolazione e di gruppi parlamentari.

Sono vietati altresì i finanziamenti di partiti da parte di società non comprese tra quelle sopra dette, salvo che tali finanziamenti o contributi siano stati deliberati dall’organo sociale competente e siano regolarmente iscritti in bilancio (purchè non siano comunque vietati dalla legge). Per chi corrisponde o riceve contributi in violazione dei divieti sanciti è prevista la pena della reclusione da 6 mesi a 4 anni e della multa fino al triplo delle somme versate in violazione della presente legge.
L’art. 4 della legge 659/1981 e successive modifiche hanno esteso l’ipotesi di reato di cui al suddetto art. 7 anche ai finanziamenti e contributi in qualsiasi forma o modo erogati, anche indirettamente, ai singoli membri del Parlamento nazionale oltre che ai membri italiani del Parlamento europeo, ai consiglieri regionali, provinciali e comunali, ai candidati alle predette cariche, ai raggruppamenti interni dei partiti politi e a tutti altri soggetti elencati nella norma.

 D: Che comportamento deve tenere un parlamentare rispetto ad atti di liberalità?

R: Le funzioni e la qualifica di parlamentare dovrebbero indurre a non accettare liberalità, sotto qualsiasi forma, per evitare violazioni di legge. E’ il caso di precisare che la legge prevede altresì che in caso di erogazioni di finanziamenti o di contributi (per un importo annuo superiore a 50.000 euro) sotto qualsiasi forma, compresa la messa a disposizione di servizi, il soggetto erogante e chi li riceve debbano entro tre mesi dalla loro percezione farne una dichiarazione congiunta da depositare presso la Presidenza della Camera dei Deputati oppure possono essere autocertificati se relativi a campagne elettorali. La violazione di tale obbligo o dichiarazioni non veritiere comportano la multa da 2 a 6 volte l’ammontare non dichiarato e la pena accessoria dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici.

D: Nell’ipotesi in cui Scajola e Anemone fossero riconosciuti colpevoli, quali sarebbero le ripercussioni sulla proprietà dell’immobile?

R: Direi proprio nulla. Non è ipotizzabile alcun tipo di sequestro a mio avviso.

D: Che cosa afferma l’art. 68 della Costituzione e perché un parlamentare gode di un trattamento di favore?

R: La nostra Costituzione all’art. 68 (come modificato dalle legge costituzionale n. 3 del 1993) prevede che i membri del Parlamento non possano essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni. Inoltre senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun parlamentare può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale e mantenuto in detenzione (tranne nelle ipotesi di esecuzione di una condanna irrevocabile oppure di arresto in flagranza di un reato per il quale è previsto l’arresto obbligatorio). Anche per la sottoposizione dei membri del Parlamento ad intercettazioni in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni o a sequestro di corrispondenza è necessaria l’autorizzazione della Camera del Parlamento cui appartiene.

Tale particolare trattamento riservato ai parlamentari è giustificato dalle funzioni di rilievo costituzionale dagli stessi esercitate.

AVV.TOMMASO ROSSI

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