Sarkozy indagato per circonvenzione di incapace.

23 MARZO ’13, PARIGI – Lo “scandalo Bettencourt” iniziò a divampare in Francia nell’estate del 2010 e già da quella volta sembrava investire l’allora presidente Sarkozy: giravano voci su una presunta tangente pagata per la sua vittoriosa campagna elettorale e a luglio 2010, a seguito del coinvolgimento di diversi ministri e sottosegretari, c’erano state le prime dimissioni.

Sarkozy, però, sembrava essere coinvolto solo indirettamente, quale beneficiario di un’azione illecita perpetrata a sua (più o meno) insaputa a danno di Liliane Bettencourt, la quale nient’altro sarebbe se non la donna più ricca di Francia, nata a Parigi nel 1922, figlia di Eugene Schueller, il fondatore della celebre multinazionale L’Oreal, vedova di un ex ministro gollista, Andrè Bettencourt, e da diversi anni non più in possesso delle piene facoltà mentali. Inizialmente, infatti, sembrava che Eric Woerth, ex ministro del lavoro francese e nel 2007 responsabile economico della campagna di Sarkozy, avesse ricevuto da Patrice De Maistre, consigliere finanziario che gestisce il patrimonio della Bettencourt tramite la società Clymene, la somma di 150 mila euro: questo era quanto raccontava Claire T, ex contabile della Bettencourt.

Sarkozy, in qualità di testimone assistito, era stato interrogato a Bordeaux sulla vicenda lo scorso novembre e dopo 12 ore no-stop credeva di aver convinto il giudice Gentil sulla sua innocenza. Infatti, la svolta nel processo, con la conseguente messa sotto indagine dell’ex presidente francese per circonvenzione di incapace (Abus de faiblesse, nella lingua transalpina), è arrivata a sorpresa e si parla di cifre diverse dai sospetti 150 mila euro iniziali.

Sarkozy sostiene di essere stato a casa Bettencourt una sola volta, il 24 febbraio 2007, giusto per salutare, mentre il giudice istruttore Jean Michel Gentil ritiene che l’allora candidato all’Eliseo abbia più volte incontrato l’anziana miliardaria: secondo i suoi sospetti, in prima persona avrebbe approfittato della scarsa lucidità della signora per farsi dare soldi da investire nella campagna elettorale. Per l’accusa che gli viene mossa, Sarkozy rischia un massimo di tre anni di carcere, 375mila euro di multa, 5 anni di ineleggibilità ed il suo ritorno in politica è ora in dubbio.

A convincere il giudice sulla non limpidezza delle dichiarazioni dell’illustre indagato, sono state le testimonianze dei dipendenti della 90enne signora Bettencourt: maggiordomo, autista ed ex governante hanno visto Sarkozy entrare più volte in casa nelle settimane precedenti all’elezione presidenziale del 2007 e non per incontrare l’ex ministro Andrè, allora ancora in vita, ma lei, non più in possesso delle piene facoltà mentali.

La “povera” Bettencourt sembra essere stata vittima anche di un altro furbetto, anch’egli accusato di circonvenzione di incapace: si tratta del fotografo dandy François-Marie Banier, entrato nelle grazie dell’ereditiera fino a scucirle, pare, un miliardo di euro tra contanti, quadri e, tenetevi forte, un’isola alle Seychelles.

Calude Geant, ex ministro dell’ Interno di Sarkozy, sostiene che sia infamante contestare lo stesso reato all’ex presidente. In realtà, c’è da stabilire se l’accusa corrisponde alla realtà: il giudice Gentil ha ricostruito un meccanismo di finanziamento illecito del partito Ump di ben 4 milioni di euro, con 7 versamenti sospetti tra il 2007 ed il 2009 e Sarkozy protagonista perché sarebbe stato lui a convincere la Bettencourt a dare illegalmente il denaro a Eric Woerth, tesoriere del partito di cui si è detto poco sopra.

Che con i francesi siamo cugini, lo si vede anche dalle dichiarazioni, giustificate o meno, rilasciate davanti alla notizia dell’accusa: “accuse ignobili, grottesche e stravaganti”; “giustizia ad orologeria” e “timing sospetto”. Si evoca un complotto per impedire a Sarkozy di tornare in politica, riprendere la guida del partito Ump, che senza di lui sembrava aver smarrito la luce, e magari tornare all’Eliseo dopo le prossime elezioni (2017), sfruttando il disamore dei francesi verso Hollande e il suo carisma che sembrava, fino a pochi giorni fa, inscalfibile.

MOSE’ TINTI

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