‘Romanzo di una strage’, il film su piazza Fontana. E Adriano Sofri punta il dito contro.

ROMA, 2 APRILE ’12 – Venerdì scorso è stato distribuito nelle sale cinematografiche “Romanzo di una Strage”, il film di Marco Tullio Giordana che ricostruisce la vicenda e i risvolti della strage di Piazza Fontana (12 dicembre 1969). La sceneggiatura è firmata da Stefano Rulli, Sandro Petraglia e Marco Tullio Giordana, ed è liberamente ispirata al saggio del giornalista d’inchiesta ANSA Paolo Cucchiarielli “Il segreto di piazza Fontana”. Il film sta già raccogliendo un buon riscontro di critica e di pubblico, ma l’intellettuale ed ex leader di Lotta Continua Adriano Sofri punta il dito contro l’opera di Giordana e, sopratutto, contro il saggio di Cucchiarielli. Sofri, condannato come mandante dell’omicidio del commissario Luigi Calabresi (che aveva indagato sui fatti di piazza Fontana), ha contestato la ricostruzione di libro e film, e sabato 31 marzo ha pubblicato a sorpresa sul web un libro di 132 pagine, scaricabili gratuitamente, in risposta alle “tesi gratuite e assurde” su cui si basa il film, e prima ancora del libro che lo ispira. Il titolo del saggio è “43 anni. Piazza Fontana, un libro, un film”. In particolare, una delle tesi contestate da Sofri è quella, presente nella parte finale della pellicola, del cosiddetto “raddoppio degli ordigni esplosivi”. Secondo tale ricostruzione, a piazza Fontana esplosero non uno ma due ordigni, entrambi predisposti da frange deviate dei servizi segreti con la manovalanza dell’estrema destra. “Uno intenzionato a fare il botto – spiega Sofri – l’altro a fare morti. Considero questa tesi insensata, e nelle pagine che seguono lo argomenterò. Il film, avendo conservato questa tesi e avendola – grazie al cielo – spogliata dell’attribuzione agli anarchici delle bombe “innocue”, l’ha resa gratuita, dunque ancora più assurda: bombe d’ordine o parafasciste che “raddoppiano” bombe fasciste”. L’instant book di Sofri, che non sembra essere stato lanciato da alcuna casa editrice, è stato diffuso sul Foglio di sabato e poi ripreso dal blog Wittgestein di Luca Sofri (figlio dello stesso Adriano) e da pochissimi altri siti web (come ad esempio Zanzibar). Poi la notizia è approdata su twitter, e infine è stata diffusa dai maggiori quotidiani. Allarmato anche Carlo Lucarelli, scrittore e autore di un docu-film su piazza Fontana, che al quotidiano L’Unità ha detto: “C’è il rischio di oscurare verità storiche che sono state accertate: che la bomba fosse fascista, che corpi dello stato avessero tramato. Per questo di storie così ci si dovrebbe occupare con estrema delicatezza”.

Il film. Il film di Marco Tullio Giordana ricostruisce gli anni (1969-1972) che vanno dall’esplosione della bomba nella filiale della Banca dell’Agricoltura di piazza Fontana, a Milano – che causò 17 morti e 80 feriti -, all’omicidio del commissario di polizia Luigi Calabresi. Un film per capitoli, scorrevole, curato nei particolari e allo stesso tempo sobrio, che sa come declinare i versi di una strage crudele rimasta, purtroppo, senza colpevoli. Una pellicola nel complesso misurata e arricchita da un cast straordinario: da Pierfrancesco Favino (sempre sorprendentemente “sul pezzo”) nel ruolo del ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli, a Valerio Mastandrea, che in giacca e lupetto bianco ridà efficacemente corpo alla figura del commissario Luigi Calabresi. Sulla scena si alternano poi armoniosi Luigi Lo Cascio, l’integerrimo Giudice Paolillo, e Fabrizio Gifuni, perfetto nel ruolo di Aldo Moro. E poi Sergio Solli, Giorgio Colangeli, Giorgio Tirabassi, Laura Chiatti, Francesco Salvi e, tra gli altri, – fugace in un cameo – anche l’amatissimo Luca Zingaretti. A fare da colonna sonora l’Anna Bolena della tragedia di Gaetano Doninzetti, che accompagna per mano lo spettatore nel dramma degli anni di piombo e della Banca dell’Agricoltura, vuota e silenziosa dopo l’esplosione, sconquassata tra vetri infranti, un tappeto di carte a terra e il sangue degli innocenti alle pareti. Una pellicola che Marco Tullio Giordana, anche con l’ausilio di immagini vere, dedica alle 17 vittime di quel maledetto 12 dicembre 1969. Un film da vedere, pur al netto di possibili inesattezze e teorie azzardate, per non dimenticare.

FEDERICA FIORDELMONDO

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