Roma: trent’anni, malato mentale e chiuso in gabbia come una bestia


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ROMA, 2 MARZO ’12 – Un uomo di trent’anni, affetto da malattia mentale, aggressivo, reso quasi feroce dalla condizione di contenimento in cui veniva relegato dalla sua stessa famiglia, è stato liberato dagli agenti di polizia del commissariato di Porta Maggiore di Roma. Era chiuso a chiave in una sorta di gabbia, un loculo buio e senza finestre, tenuto in mezzo ai propri escrementi e al puzzo di malattia, morte e desolazione che ne proveniva. Un uomo malato ridotto come una bestia. Tanta inquietudine e pietà e indignazione non si sarebbe potuta provare neanche per i malati mentali ristretti nei manicomi prima della legge 180, quella conosciuta attraverso il nome dello psichiatra Franco Basaglia che propose la riforma della psichiatria in Italia. Sebbene le strutture manicomiali con la loro forma di contenimento coatta e priva di relazione sociale, tendessero alla spersonalizzazione dei malati, quella condizione atroce in cui gli agenti hanno trovato il malato trentenne, superava di molto l’arcaica deportazione manicomiale.

Quando gli agenti hanno fatto irruzione nella casa, chiamati per una lite in famiglia tra un uomo e sua moglie, si sono trovati di fronte a una realtà decisamente più spaventosa dell’immaginazione. Un uomo di 30 anni, malato mentale, chiuso in gabbia dai suoi famigliari. Aggressivo, perché malato, perché rinchiuso, perché solo, perché tenuto come una bestia. La stanza in cui era tenuto, chiusa a chiave dall’esterno con una cancellata di ferro, senza finestre, senza luce. Viveva così,da chissà quanto tempo. Tra i suoi escrementi, tra la sporcizia, l’odore nauseabondo e la paura. Perché un uomo in gabbia può avere paura, anziché generarne. In quell’abitazione lager vivevano anche la madre del giovane, la zia e il fratello con la propria convivente e il loro bambino di 4 mesi. Il giovane malato è stato tirato fuori dalla gabbia, portato con un’ambulanza del 118 nel reparto di Psichiatria dell’ospedale San Giovanni dove sarà curato, assistito, sottoposto a trattamenti sanitari da essere umano. Dove la psichiatria potrà provare ad aiutarlo, come si fa con gli uomini. La convivente 22enne del fratello con il figlio di 4 mesi sono stati affidati ai servizi sociali. Diversa la posizione della madre del malato, della zia e dell’altro figlio. Gli agenti stanno valutando le loro responsabilità in questa orribile vicenda di desolazione, abbandono e profondo disagio.

La Legge Basaglia è la legge quadro numero 180, introdotta il 13 maggio 1978 per legiferare gli accertamenti e i trattamenti sanitari volontari e obbligatori, che viene comunemente identificata con lo psichiatra e promotore della riforma psichiatrica in Italia Franco Basaglia. La rivoluzione sta nel trattamento dei malati psichiatrici, non più contenuti in sterili strutture manicomiali alle porte delle città, ma inseriti in un programma di assistenza psichiatrica ospedaliera e territoriale, con un netto superamento della logica manicomiale. La legge 180 impose la chiusura dei manicomi e regolamentò il Tso (trattamento sanitario obbligatorio) istituendo i servizi di igiene mentale pubblici. Questa legge, così importante per la psichiatria moderna, impostava l’assistenza psichiatrica con l’instaurazione di rapporti umani con il personale e la società civile, riconoscendo al malato i diritti di una vita di qualità, da raggiungere anche attraverso il sostegno di strutture territoriali per l’inclusione sociale.

TALITA FREZZI

D: Che reati si potrebbero ipotizzare per i familiari?

R: Sicuramente il reato di sequestro di persona, che consiste nel privare qualcuno della libertà personale ed è punito con la reclusione da 1 a 10 anni nel caso sia commesso contro un discendente. Potrebbe inoltre valutarsi l’applicabilità del reato di abbandono di persona incapace di provvedere a se stessa, punito con la reclusione da 6 mesi a cinque anni.

AVV.TOMMASO ROSSI

 

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One Response

  1. Daniele Ravaioli
    Daniele Ravaioli at |

    Manco un animale vive le condizioni che ho appena letto.E' una vergogna.Posso capire , che i problemi ci sono , ma questo non è il modo giusto , prendendo la scusa che lui sia pericoloso.

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