Rodney King, simbolo dell’oppressione afroamericana, trovato morto in circostanze misteriose.

Una foto del pestaggio del 1992

LOS ANGELES, 19 GIUGNO ’12 – Rodney King è stato trovato morto domenica 17 Giugno, nella sua piscina, all’età di 47 anni, in circostanze misteriose. Un destino significativo, per un uomo che ha vissuto una vita più grande di lui. Era il 1992 quando l’afroamericano Rodney King, fu pestato a sangue da quattro poliziotti americani, dopo essere stato fermato per eccesso di velocità. A soli 26 anni, per puro caso, divenne uno degli afroamericani più importanti nella lotta al razzismo dei bianchi che ancora in quegli anni colpiva il paese. Grazie ad un video amatoriale del pestaggio, che ha fatto il giro di tutte le emittenti tv, furono individuati i colpevoli. Il processo a carico dei quattro poliziotti rappresentò dunque il simbolo dell’ottenimento della giustizia da parte di tutti gli afro-americani statunitensi, tuttavia, la giuria, composta di soli bianchi, decretò la non colpevolezza degli agenti. Immediatamente, a Los Angeles, scoppiò una rivolta, la città fu messa a fuoco e fiamme. Ci furono veri e propri scontri armati, tra bianchi e neri, forze dell’ordine, e fu perfino coinvolta la minoranza etnica dei coreani, i cui negozi vennero bruciati. In 3 giorni, ci furono 55 morti e 1 bilione di euro di danni. Fu chiamata la Rivolta di Los Angeles, o Rodney King Uprising. L’allora presidente, George H.W.Bush, dispiegò tutte le forze necessarie per fermare i rivoltosi, dichiarano alla nazione che l’anarchia non sarebbe stata tollerata e che il Dipartimento di Giustizia era già al lavoro per far giustizia sul caso Rodney King.

Morto in circostanze misteriose. Erano le 5 e 25 di ieri mattina, quando la compagna di King, Cyntha Kelly, ha trovato il cadavere nella piscina della sua abitazione a Rialto, California. Ha subito chiamato il 911 per avvertire la polizia ed ha cercato di effettuare un massaggio cardiaco per rianimarlo. Il capitano Randy De Anda ha dichiarato che non cerano segni di colluttazione nel corpo di King. Ad ogni modo è stata aperta un’indagine sulla sua morte, sulla quale la polizia dovrà indagare, effettuando anche l’autopsia. Kelly – che era uno dei giurati nel processo King vs la città di Los Angeles nel 1994 – ha raccontato alla polizia che King era un “avido nuotatore”, al contrario di lei. Avevano appena avuto una conversazione dopodiché lei è uscita. E’ ritornata dopo aver sentito uno splash e ha visto il corpo di Rodney in fondo alla piscina.Il capitano della polizia De Anda ha dichiarato che non è stato rilevato “nulla che lasciasse presupporre che Mr. King era intossicato” nella scena, tuttavia saranno effettuati anche gli esami tossicologici.

Infine giustizia.Circa dopo un anno dagli eventi di Los Angeles, i quattro agenti si trovavano di fronte alla corte federale per i danni civili causati a King. A quel punto, furono pescati due afroamericani per la giuria, e King testimoniò. Sostenne tuttavia che gli insulti usati dalla polizia contro di lui non erano quelli di “We kill you nigger” ( “Ti ammazziamo negro”) poiché la madre lo aveva pregato di non parlare nuovamente di razzismo durante il processo. Ad ogni modo, due dei quattro agenti ( Koon and Powell) furono condannati a 30 mesi di reclusion mentre a King furono riconosciuti 3.8 milioni di danni.

“Can we all get along?” Queste furono le parole di King pronunciate alla nazione, dopo gli scontri di quei giorni di fuoco. Fu così che un semplice ragazzo afroamericano divenne uno dei simboli della lotta per i diritti dei neri in America. Nel Novembre del 1992, Spike Lee utilizzò la scena del pestaggio come intro delfilm Malcolm Xe il rapper TUpac Shakurdedicò alla memoria di King il singolo Keep Ya Head Up, pubblicato nel 1993. Lo stile di vita di King tuttavia, non fu mai quello del cittadino americano esemplare, riportando più volte problemi con la giustizia a seguito di un coinvolgimento in una sparatoria ed un inseguimento per eccesso di velocità. Non fu mai un attivista politico, anzi, partecipò ad un reality show americano dove le celebrità si prestavano a trattamenti di disintossicazione da varie droghe. Quella di Rodney King sembra a tutti gli effetti la storia di un ragazzo comune, travolto da un destino più grande di lui. Ed ora anche la sua morte, come quella di tanti personaggi passati alla storia, sembra avvolta da un alone di mistero. E come cantava qualche anno fa Ben Harper, ricorderemo Rodney King  come un re (like a King) e speriamo davvero che il suo ricordo possa aiutarci a sconfiggere il razzismo e l’ignoranza che in esso si annida (How I wish you could help us, Dr.King…).

CLARISSA MARACCI

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