Roberta Ragusa, un’associazione per non spegnere la speranza

SAN GIULIANO TERME (PISA), 29 MAGGIO ’12 – Sono passati mesi da quando si sono perse le tracce di Roberta Ragusa, la mamma di San Giuliano Terme sparita la sera del 13 gennaio dalla sua casa in via Ulisse Dini, frazione Gello, mentre il marito, i due figli di 15 e 11 anni dormivano. Mentre nelle palazzine adiacenti di quell’insieme di quattro palazzine tutte vicine, i suoceri e i cognati dormivano. Roberta, secondo le dichiarazioni del marito Antonio Logli ai carabinieri, si sarebbe allontanata con addosso solo un pigiamone rosa, niente soldi né documenti. Lui si sarebbe accorto dell’assenza della moglie solo la mattina dopo. Dormiva.
Le indagini continuano, l’attenzione mediatica resta alta, la forza della suggestione (o della speranza?) alimenta continui avvistamenti in Italia e all’estero (l’ultimo, a Miami). Ma della bella Roberta dai grandi occhi azzurri nessuna traccia. Le mamme del paesino lottano affinché si cerchi ancora la loro amica, la Roberta dagli occhi tristi, la mamma sparita, la donna umiliata. Nasce a San Giuliano Terme l’associazione “Per Roberta”, ne fanno parte molte persone del paese, soprattutto mamme, che conoscono Roberta e la sua triste storia di moglie tradita. Le indagini sulla sparizione infatti, hanno condotto la Procura di Pisa a indagare sul marito, Antonio Logli, imprenditore e marito fedifrago.

La storia dell’amante di lui sarebbe emersa solo durante un serrato interrogatorio dei carabinieri all’altra donna di Logli, quella con cui Roberta era entrata in confidenza anni addietro e che ultimamente lavorava nella loro autoscuola. L’amante, una che Roberta considerava amica, quasi di famiglia. Un doppio tradimento. Al culmine dell’interrogatorio, messa sotto torchio, la giovane amante ventottenne ha ammesso la relazione clandestina. In paese la notizia della relazione extraconiugale di Logli alimenta suggestioni, ipotesi e sospetti. Le mamme amiche sanno. Roberta sapeva di quel tradimento e degli altri. Logli aveva avuto altre relazioni fuori dal matrimonio. Tra le mamme ce n’è una che aveva mandato l’ultimo sms a Roberta, sabato 14 gennaio con scritto “Ciao Robi, come stai dentro e fuori?” all’ora in cui Roberta era già sparita, forse addirittura già morta. E’ sconvolta all’idea.

Incidente domestico o tragedia?

Le mamme hanno raccontato agli inquirenti un fatto che lo stesso Logli (unico indagato per i reati di omicidio volontario e occultamento di cadavere) avrebbe riferito, soffermandovisi più volte. La sera del 10 gennaio, lui e sua moglie stavano riponendo gli addobbi di Natale nel soppalco. Lui, scivolando dalla scala, le era caduto addosso, facendola cadere e battere violentemente la testa a terra. Lei si era fatta medicare in pronto soccorso un grosso ematoma. Incidente domestico che lei, nel suo diario, descriverà poi sempre con la parola “tragedia”. Un eccesso che non passa inosservato agli inquirenti, né alle mamme dal cuore stretto per Roberta. La donna infatti si confidava con le amiche, aveva fatto capire loro che quel giorno Antonio le sarebbe caduto addosso di proposito. Quella caduta ‘accidentale’, quell’incidente domestico, è la prima cosa che l’uomo denuncia ai carabinieri quando parla della scomparsa della moglie, il 14 gennaio.

Le ipotesi.

Se la botta in testa avesse causato a Roberta una sorta di amnesia temporanea, un trauma tale che quando è uscita di casa, in stato confusionale, possa essere scivolata in uno dei tanti crepacci che circondano Gello, la frazioncina di San Giuliano Terme dove vivono i Logli? Un’ipotesi che presto cade. Anzi, quella tesi suggerita da Logli ai carabinieri, apre invece il ventaglio di altri sospetti sull’uomo. Se davvero, come scriveva Roberta nel suo diario, non fosse stato un incidente ma una “tragedia”? Se fosse stato un tentativo premeditato di ucciderla? I militari non escludono alcuna pista e continuano il loro lavoro. Di certo, in questa triste storia familiare, ci sono le confidenze di Roberta alle amiche sui continui tradimenti del marito, che lei non voleva lasciargli passare. “Io gli sto addosso, non mi fido più. Lui me le fa sotto il naso. Dovrei stare pure zitta?”, si sfogava con le altre mamme amiche, che nei giorni scorsi e anche la sera del suo compleanno sono scese in strada per ricordarla con una silente fiaccolata.

E’ stata anche avanzata l’ipotesi dell’allontanamento a scopo di suicidio: Roberta aveva capito che suo marito le era infedele e ne soffriva da molti mesi, “si sentiva inadeguata per non essere riuscita a tenere unita la famiglia, non se lo perdonava”, avevano detto le amiche agli inquirenti. Ma allontanarsi per andare a togliersi la vita per quanto apparirebbe plausibile, è una tesi che cade perché nessun aspirante suicida si preoccupa anche di far sparire il proprio corpo. La cugina tramite un legale di fiducia sostiene con forza che Roberta non si sarebbe mai allontanata volontariamente, lasciando i suoi figli. Era una mamma troppo amorevole per fare una cosa del genere. Lo ha ribadito tante volte, sui giornali e davanti alle telecamere della trasmissione Rai “Chi l’ha visto?” che da mesi si occupa della scomparsa di Roberta Ragusa. Un giallo, avvolto da tante domande che non sembrano trovare ancora delle risposte. In paese circolano strane voci, che per il momento restano tali, sulla scomparsa di Roberta Ragusa. Lei avrebbe scoperto le infedeltà del marito e minacciato un divorzio economicamente doloroso. Ma come detto, restano ipotesi. Ipotesi su cui far luce, per trovare la verità e riallacciare i fili di questa terribile storia ancora dai molti aspetti oscuri, come i graffi che la donna aveva alcune settimane prima di sparire. Graffi sul collo, vistosi. Chi è responsabile di quei graffi? Anche questa domanda resta avvolta nel giallo. Gli inquirenti continuano a tener d’occhio casa Logli. Qualche giorno fa, i militari sono tornati a Gello, hanno rovistato di nuovo nel pozzo e nei campi di famiglia. Si cerca ancora Roberta.

TALITA FREZZI

D: In che consistono i reati di omicidio volontario e occultamento di cadavere?

R: Il reato di omicidio, invece, consiste nel cagionare la morte di una persona  ed è prevista la reclusione non inferiore a 21 anni ma in caso di determinate ipotesi aggravate la pena è da 24 a 30 anni oppure quella dell’ergastolo. Il reato di occultamento di cadavere, invece,  consiste nel nascondere un cadavere o una parte di esso oppure nel nasconderne le ceneri ed è punito con la reclusione fino a 3 anni.

 AVV. VALENTINA COPPARONI

 

 

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