Rigettato il ricorso di Minzolini per il reintegro alla direzione del Tg1

ROMA, 12 MARZO ’12 – Respinta oggi dal giudice del lavoro di Roma la richiesta di Augusto Minzolini per essere reintegrato d’urgenza alla direzione del Tg1. Il giornalista infatti, lo scorso dicembre, era stato estromesso dalla carica su voto del Consiglio di Amministrazione della Rai dopo essere stato rinviato a giudizio con l’accusa di peculato (in proposito si legga http://www.fattodiritto.it/il-direttore-del-tg1-minzolini-rinviato-a-giudizio/), sostituendolo con Alberto Maccari. Il discusso ex direttore del Tg1, noto per i suoi editoriali e per il clamoroso calo di ascolti registrato dal Telegiornale proprio durante la sua direzione, dovrà rispondere di aver effettuato delle spese personali con la carta di credito aziendale della Rai, costituitasi parte civile al processo, pur avendo restituito in un secondo tempo il denaro. I legali del giornalista, Nicola Petracca e Federico Tedeschini, hanno annunciato che eseguiranno altre valutazioni in merito alle motivazioni contenute nell’ordinanza di rigetto. Intanto Carlo Verna, segretario dell’Usigrai, Unione sindacale giornalisti Rai, ha commentato: “Il Tg1 ora volti davvero pagina, la sua più brutta pagina. Attendiamo al più presto il piano editoriale di Alberto Maccari per valutarne gli elementi di discontinuità, sperando che ci siano”. Verna ha poi sottolineato l’impegno del sindacato volto al recupero dei giornalisti emarginati dalla precedente gestione.

ELEONORA DOTTORI

D: Quali possono essere le motivazioni che hanno indotto il giudice a rigettare la richiesta di ricorso?

R: Evidentemente è stato ritenuto che il licenziamento fosse stato fatto per giusta causa. Ciò può avvenire in tutti quei casi di violazione da parte del dipendente talmente grave da impedire la prosecuzione anche provvisoria del rapporto di lavoro, in quanto venuta meno totalmente la fiducia tra le parti. A titolo esemplificativo, possono costituire giusta causa di licenziamento il rifiuto ingiustificato e reiterato di eseguire la prestazione lavorativa, il rifiuto a riprendere il lavoro dopo visita medica che ha constatato l’insussistenza della malattia, il lavoro prestato a favore di terzi durante il periodo di malattia, la sottrazione di beni aziendali nell’esercizio delle proprie mansioni o una condotta penalmente rilevante tale da far venire meno la fiducia del rapporto.

AVV.TOMMASO ROSSI

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