Riccardo Riccò squalificato a 12 anni per doping, carriera finita

ROMA, 20 APRILE ’12 – Nel giorno dedicato a Piermario Morosini, allo sport di sofferenza e lacrime, di storie tristi e immenso dolore da raccontare, arriva come una specie di temporale a guastare una bella giornata di sole la notizia della squalifica di 12 anni inflitta dal Tribunale Nazionale Antidoping al ciclista Riccardo Riccò, per violazione dell’art. 2.2 del codice Wada,con applicazione della recidiva. Il 7 febbraio 2011 il “Cobra” viene ricoverato in prognosi riservata prima all’ospedale di Pavullo e poi in quello di Modena. Subito interviene la Procura antidoping, visti anche i precedenti del giovane ciclista, e il giorno dopo viene aperto un procedimento a seguito delle dichiarazioni del primo medico che lo ha visitato , al quale Riccò avrebbe dichiarato di aver fatto un’autoemotrasfusione con del sangue conservato in frigorifero da 25 giorni. Prima sospeso e poi licenziato con effetto immediato dalla sua squadra, la Vacansoleil, l’8 giugno viene sospeso (per l’applicazione di una norma sulla tutela della salute) dalla Federciclismo e due giorni dopo dal Tna per violazione della normativa antidoping. Viene ascoltato nuovamente dalla Procura antidoping il 14 settembre 2011 e sembra che lì abbia ammesso di aver fatto un’autotrasfusione di ferro, su prescrizione medica, e non di sangue.

La storia di Riccò era la storia di un giovane ciclista rampante, sembrava un talento in grado di farci dimenticare le lacrime e la rabbia per Pantani. E invece il giovane rampante aveva troppa fretta di raggiungere i risultati. Troppa fretta di diventare famoso.

Guardi gli occhi di Morosini e vedi la timidezza, la forza di volontà e la serietà.

Guardi gli occhi di Riccò e vedi la spavalderia, e la furbizia.

E in una giornata come ieri la vita sembra metterci di fronte queste due storie per farci riflettere, per farci piangere e indignare. E per fare da esempio ai ragazzini.

Sì, Morosini non era un campione, e forse neanche voleva esserlo, ma resterà nella storia e nella memoria.

Riccò un campione voleva esserlo, ma non lo è mai stato. E nessuno se ne ricorderà tra qualche anno, le brezza dell’indifferenza travolgerà un giovane che aveva troppa fretta di guardare davanti e passerà, invece, la sua vita e riguardarsi indietro.

T.R.

Print Friendly
FacebookLinkedIn

Leave a Reply