Revocato il carcere duro al boss Antonio Troia. Era condannato per la strage di Capaci

ROMA, 19 GIUGNO ’12 – Revocato il 41 bis al boss Antonio Troia, 62 anni, condannato a cinque ergastoli per omicidio e accusato di aver partecipato ad una commissione provinciale di Cosa Nostra che ordinò la strage di Capaci, pochi chilometri da Palermo, dove persero la vita il magistrato antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo eAntonio Montinaro. La decisione di revocare il 41 bis è stata presa dal tribunale di sorveglianza di Roma che ha quindi accolto il ricorso dei legali di Troia. Il boss era sottoposto al regime di carcere duro dal 2005, gli avvocati avevano già chiesto la revoca del 41 bis ma il Tribunale di Sorveglianza di Bologna aveva respinto la richiesta, decisione che venne confermata qualche mese dopo dalla Corte di Cassazione. Antonio Troia all’epoca dell’attentato era il capomafia di Capaci, sarebbe stato proprio lui a custodire l’esplosivo utilizzato nella strage e ad aver fornito sostengo e supporto logistico ai sicari. Secondo i giudici del tribunale di sorveglianza di Roma però, nessuna delle vicende riportate nel decreto ministeriale di rinnovo del 41 bis per Troia “appare riconducibile alla famiglia di Capaci e ancor meno alla persona di Troia. E non emerge alcun indizio di attuale sussistenza dell’interesse dell’organizzazione mafiosa a intessere indebiti collegamenti con Troia”. Secondo i giudici romani l‘unico elemento di valutazione utile è il ruolo rivestito da Troia nel clan fino al 1992, da allora non è emerso alcun “elemento, giudiziario e non, che possa dirsi sintomatico di perdurante esercizio o riconoscimento del ruolo di vertice di Troia”. E poi, concludono i giudici, “se è vero che il decorso del tempo non può da solo costituire elemento decisivo di valutazione, è altrettanto illegittimo fondare il giudizio richiesto dall’art.41 bis esclusivamente sul ruolo esercitato 20 anni fa da persona che oggi, settantenne e malata, e sottoposta da 19 anni a rigorosissimo ed afflittivo regime penitenziario non ha più avuto relazione diretta o indiretta con un’organizzazione che, pur nell’ambito di Cosa Nostra, non è noto sei sia localmente attiva e, soprattutto, in qualsiasi modo ancora legata a interessi legati a Troia”.

ELEONORA DOTTORI

D: Cosa si intende per “carcere duro” e in quali casi viene adottata questa misura?

R: E’ il cosiddetto “carcere duro”, ossia un regime carcerario speciale previsto dalla legge di ordinamento penitenziario n. 354/1975 che viene disposto caso per caso dal Ministro di Giustizia, il quale decide di sospendere il trattamento penitenziario ordinario in presenza di gravi motivi di ordine e sicurezza pubblica o nei confronti di soggetti detenuti per alcuni gravissimi reati tra cui l’associazione a delinquere di tipo mafioso in presenza di elementi che ne facciano ancora presupporre il collegamento con l’associazione. Il regime del carcere duro impone grosse restrizione alla vita carceraria, ad esempio limitazioni al diritto di visita e colloquio, alle interazioni con gli altri detenuti, controllo della corrispondenza, limitazione della permanenza all’aperto

D: In quali casi viene revocato il carcere duro?

R: Il provvedimento, per sua natura speciale, ha durata iniziale di 4 anni, prorogabile poi di 2 anni in 2 anni laddove ne permangano le necessità. In questo caso dunque è stato revocato in quanto non si ritiene più necessario per ripristinare l’ordine e la sicurezza pubblica.

AVV.TOMMASO ROSSI

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