Rapina in villa a Perugia, stuprata una donna

PERUGIA, 5 FEBBRAIO ’12 – Il fatto è avvenuto la venerdì notte a Resina, una frazione di Perugia: due uomini, intorno alle 22 e 30 hanno fatto irruzione, a volto coperto e armati, nella villetta dove in quel momento si trovavano una donna di 50 anni e sua nipote di 14, figlia dei proprietari che in quel momento erano fuori casa. I due banditi, che da quanto riferito avevano un accento dell’est Europa, dopo essere entrati hanno cominciato a minacciare la donna intimandogli di mostrargli dove fosse la cassaforte, poi, uno dei due ha strattonato la donna nella taverna al piano inferiore e l’ha violentata.
Successivamente, i malviventi hanno atteso il rientro dei proprietari e dopo aver minacciato anche loro, li hanno costretti ad aprire la cassaforte, portando via gioielli e contanti per circa 20.000 euro, hanno poi legato le tre donne e l’uomo e sono fuggiti.

Il proprietario, un piccolo imprenditore, è riuscito in breve a liberarsi e a chiamare i Carabinieri che sono immediatamente intervenuti ed hanno accompagnato in ospedale la donna sottoposta a violenza.

A.D.

D: Sia la rapina a mano armata che la violenza sessuale sono reati assai gravi e comunque l’uno non è consequenziale all’altro: che pena si applica in casi del genere?

R: La rapina consiste nella condotta di chi, usando violenza o minaccia, s’impossessa, sottraendola a chi la detiene, di una cosa mobile altrui al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto. E’ prevista la pena della reclusione da 3 a 10 anni e la multa da 516 a 2065 euro salvo le ipotesi aggravate, come questa essendo stata commessa da più persone, travisate e armate, in cui la pena è da 4 anni e 6 mesi a 20 anni (oltre la multa da 1032 a 3098 euro).

Il reato di violenza sessuale è previsto dall’art. 609 bis del codice penale che punisce con la reclusione da 5 a 10 anni (nelle ipotesi aggravate la pena arriva fino a 12 anni di reclusione) chiunque con violenza o minaccia o mediante l’abuso di autorità costringe qualcuno a compiere o subire atti sessuali.

In questo caso, tra l’altro, non potrà essere applicata a mio avviso la disciplina della continuazione tra i due reati, in quanto difficilmente potrà dirsi che siano espressione di un medesimo disegno criminoso. Si dovrebbero quindi applicare le due differenti pene previste per ciascuno dei due reati, cumulate tra di loro.

AVV.TOMMASO ROSSI

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