Processo Vatileaks:il ‘Corvo’ denuncia maltrattamenti nelle celle vaticane

ROMA, 3 Ottobre 2012 -Continua il processo Vatileaks, con l’interrogatorio a Paolo Gabriele, il cosiddetto “corvo” dei segreti vaticani. Colpevole, secondo l’accusa, di aver sottratto documenti segreti dalla curia papale. Un uomo tranquillo, senza particolari ambizioni di rivalsa nei confronti del Pontefice, che tutt’ora dichiara di “amare come un figlio”. Che cosa ha spinto Paolo Gabriele a sottrarre ben 82 scatole di documenti riservati dalle stanze vaticane? Denaro? Paura? E, soprattutto, quali verità sono contenute in tali documenti, tanto da attivare un processo canonico a suo carico? E’ quello che tutti si chiedono, in questi giorni di udienze processuali. Eppure emerge ben poco. Solo 8, i giornalisti ammessi a seguire il dibattimento in aula. Pochi commenti da parte dei difensori e dei magistrati. Per di più, i documenti incriminati non sono stati acquisiti agli atti. Il loro contenuto è, di fatto, ancora sconosciuto al collegio giudicante. Sono dunque mere supposizioni, basate sulla fuga di notizie mediatiche, quelle raccolte dalla maggior parte dei giornali.

La detenzione nella cella vaticana – Anche in merito al periodo di detenzione di Paolo Gabriele nella cella vaticana, c’è grande confusione. Lui, interrogato, dichiara di aver subito una serie di maltrattamenti da parte della Gendarmeria Vaticana. La luce sempre accesa per venti lunghi giorni, in una cella così piccola da non poter permettere neanche il movimento delle braccia. I gendarmi invece, dichiarano l’esatto opposto: sembrerebbe essere stato trattato con i guanti, l’ex maggiordomo del Papa. La richiesta di dormire con la luce accesa, per avere compagnia, sarebbe proprio partita dal detenuto. Il Promotore di Giustizia Nicola Picardi ha dovuto aprire un’inchiesta interna anche su questo punto. La Gendarmeria è invece pronta a querelare Gabriele, nel momento in cui le sue accuse si rivelassero infondate.

La posizione di Paolo Gabriele – Durante l’interrogatorio, Paolo Gabriele ha ribadito la sua posizione, dichiarandosi ancora una volta “innocente”, anche se – di fatto – i documenti sono stati trovati nel suo appartamento ed ora si trovano in stato di sequestro. Inoltre, dichiara di aver agito senza complici, il che contrasterebbe con la dichiarazione di innocenza. Così, continuano a fiorire i dubbi in merito all’accaduto: se non lui, chi avrebbe nascosto i documenti nel suo appartamento? Perché? A quale scopo? Gabriele, dichiara tuttavia di sentirsi «colpevole per aver tradito la fiducia che aveva riposto in me il Santo Padre, che io sento di amare come un figlio».

CLARISSA MARACCI

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