Processo Eternit: depositate le motivazioni della sentenza di condanna

20 MAGGIO 2012- E’ già stata definita una sentenza che ha saputo rompere gli schemi. In 713 pagine sono contenute le motivazioni della sentenza che dopo 66 udienze lo scorso 13 febbraio ha chiuso con la condanna a 16 anni di reclusione (oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, l’interdizione legale per la durata della pena e l’incapacità di contrattare con la Pubblica Amministrazione per tre anni) il primo grado del processo penale a carico dei dirigenti della multinazionale svizzera Eternit, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny ed il barone belga Louis De Cartier De Marchienne, con l’accusa di disastro ambientale doloso e omissione dolosa di misure antinfortunistiche.

L’accusa, il PM Raffaele Guariniello, aveva chiesto 20 anni per i due alti dirigenti della Eternit (oltre a tre pene accessorie quali l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, l’incapacità di trattare con la pubblica amministrazione per tre anni e l’interdizione dalla direzioni di pubblici uffici per la durata di dieci anni) ai quali vengono contestate oltre duemila morti avvenute tra gli ex-dipendenti delle fabbriche e la malattia di altre 800 negli stabilimenti di Casale Monferrato, provincia di Alessandria, Cavagnolo (Torino), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli).

Il processo e la sentenza sono stati definiti “storici” perché viene riconosciuta in capo ai vertici dell’azienda una responsabilità non semplicemente colposa (ossia dovuta da negligenza,imprudenza, imperizia, violazioni di leggi, regolamenti, ordini o discipline) ma di natura dolosa seppur nella forma eventuale. Infatti entrambe le accuse sono contestate a titolo di “dolo eventuale” che è una forma di imputazione del reato che consiste nell’aver agito rappresentandosi la concreta possibilità di realizzazione del fatto di reato e accettando il rischio del verificarsi dello stesso.

Nel lungo corpo delle motivazioni pesano come un macigno le parole del collegio giudicante che definisce l’elemento psicologico della condotta degli imputati “dolo di elevatissima intensità” e che nonostante i danni dell’amianto fossero noti dal 1968 “sia De Cartier che Schmidheiny hanno continuato nonostante tutto e non si sono fermati, né hanno ritenuto di dover modificare radicalmente e strutturalmente lasituazione al fine di migliorare l’ambiente di lavoro e di limitare per quanto possibile l’inquinamento ambientale”.

Agli imputati inoltre non è stata concessa alcuna attenuante perché “hanno cercato di nascondere e minimizzare gli effetti nocivi per l’ambiente e le persone derivanti dalla lavorazione dell’amianto pur di proseguire nella condotta criminosa intrapresa, facendo così trasparire un dolo di elevatissima intensità” ed ancora “Non può essere riconosciuta alcuna attenuante mentre risulta evidente che gli imputati hanno agito in esecuzione del medesimo disegno criminoso”.

Il comportamento degli imputati, come risulta evidente da tutto quanto fin qui considerato, assume caratteri di notevole gravità con riferimento alla pluralità dei luoghi e degli stabilimenti interessati, con riferimento alla notevole durata della loro condotta e con riferimento alla straordinaria portata dei danni e del pericolo che ne sono conseguiti e che, come si è detto, tuttora continuano a conseguire

Il giudizio di condanna inoltre si fonda sul fatto che hanno “fornito a privati e a enti pubblici e mantenuto in uso, materiali di amianto per la pavimentazione di strade, cortili, aie, o per la coibentazione di sottotetti di civile abitazione, determinando un’esposizione incontrollata, continuativa e a tutt’oggi perdurante, senza rendere edotti gli esposti circa la pericolosità dei predetti materiali e per giunta inducendo un’esposizione di fanciulli e adolescenti anche durante attività ludiche” ed “omesso di organizzare la pulizia degli indumenti di lavoro in ambito aziendale, in modo da evitare l’indebita esposizione ad amianto dei familiari conviventi e delle persone addette alla predetta pulizia. Con l’aggravante che il disastro è avvenuto, in quanto l’amianto è stato immesso in ambienti di lavoro e in ambienti di vita su vasta scala eper più decenni mettendo in pericolo e danneggiando la vita e l’integrità fisica sia di un numero indeterminato di lavoratori sia di popolazioni e causando il decesso di un elevato numero di lavoratori e di cittadini

La sentenza che comunque, lo si ribadisce , è di primo grado e quindi non definitiva e verrà quasi certamente impugnata dalla difesa degli imputati (immediatamente esecutive sono soltanto le provvisionali risarcitorie), merita un approfondito studio anche per comprendere meglio i c.d. fantasmi del provvedimento di cui già si era parlato dopo la lettura del dispositivo e di cui abbiamo già parlato in F & D al link http://www.fattodiritto.it/eternit-i-fantasmi-della-sentenza/.

Al di là delle questioni più strettamente giuridiche , il processo Eternit come quello sulla tragedia della Thyssen sono l’accoglimento di un’impostazione certamente forte e di rottura ma, a parere di chi scrive, necessaria quando si è pagato e si paga l’inaccettabile “prezzo” in termini di vite umane.

Un’impostazione forte per sensibilizzare con altrettanta forza lo sviluppo di una cultura aziendale improntata alla massima prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro e non solo.

IL PUNTO DI VISTA MEDICO

D: In cosa consiste il rischio amianto?

R: Come ormai ampiamente risaputo le coperture di ondulato ETERNIT sono a base di amianto; altrettanto risaputo è che l’amianto rilascia microfibre nell’ambiente qualora i manufatti contenenti detta sostanza non sono perfettamente integri. Dopo parecchi anni dalla istallazione l’evento non è infrequente data l’usura da eventi atomosferici. Il danno alla salute è provocato dalle fibre stesse che respirate si vanno a fissare prevalentemente nell’apparato respiratorio e specificatamente nella pleura (membrana che riveste i polmoni )ma anche nel peritoneo ( membrana che riveste i visceri addominali). In questo caso sembra che i lavoratori venissero a contatto diretto con l’amianto in fase di lavorazione. L’azione della fibra sui tessuti nel tempo (anche lungo, anche dopo la interruzione della esposizione) può sviluppare il MESOTELIOMA, tumore particolarmente maligno e a tutt’oggi ancora scarsamente curabile anche se recentemente sono a disposizione farmaci chemioterapici più efficaci che in passato.
Il mesotelioma pleurico, forma più frequente, e il meno frequente il mesotelioma peritoneale, sono malattie tipicamente professionali e a riguardo sono stati erogati molti risarcimenti a lavoratori (o loro congiunti) deceduti per la malattia . L’utilizzo prevalente dell’amianto è come coibentante. Purtroppo anche le persone non esposte per motivi professionali possono essere contaminate dalle fibre, basta essere nelle vicinanze di una fonte.Un esempio tipico di diffusione della malattia e quello che riguarda le mogli dei lavoratori esposti all’amianto che hanno contratto la malattia perchè negli anni hanno sempre accudito le tute da lavoro dei propri mariti intrise di fibre, inalandole. Non infrequente il caso che entrambe i coniugi hanno sviluppato la malattia .La legge ha vietato l’uso dell’amianto da vari anni, ma ancora siamo circondati da fonti di amianto!

DOTT. GIORGIO ROSSI (Oncologo)

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