Power Rangers, la recensione

di Alessandro Faralla (Responsabile Cultura e Spettacoli F&D)

Power Ranger

I nuovi Power Rangers si posizionano in una sorta di Terra di Mezzo, lontanissimi dalla serie televisiva e abili nel sfruttare idee e scenari delle saghe super eroistiche e non degli ultimi anni. Insomma il reboot cinematografico dei leggendari guerrieri della Saban non si vergogna di attingere massiciamente a quanto di meglio il cinema commerciale, avventuroso e adrenalinico, ha saputo proporre sullo schermo.

Un lavoro non banale di adattamento alla propria storia che consente al film di Dean Israelite di plasmare con un pizzico di spavalderia il proprio mondo. Siamo ad Angel Grove, pacifica cittadina californiana a due passi dalle montagne. Ed è nella quiete delle cave che cinque ragazzi incrocieranno le loro strade. Jason, Kimberly, Billy, Trini e Zack, diversissimi per status sociale, etnia, condizioni emotive eppure simili nelle loro solitudini, in individualità incomprese, emarginate o invidiate. Dopo essere entrati a contatto con delle pietre misteriose conosceranno un nuovo mondo, che ribalterà le loro vite e la forza della gravità, un po’ come il mondosottosopra dei ragazzi di Stranger Things.

Guidati dalla sapiente voce di Zordon scopriranno l’esistenza dei Power Rangers, un antica legione di guerrieri, custodi del Cristallo Zeo, fonte della vita sulla Terra. I cinque adolescenti dovranno unirsi e trasformarsi in quei soldati perché un’antica minaccia incombe. Sta proprio nella parte centrale il cuore di Power Rangers, là dove le citazioni lasciano spazio alle dinamiche interne del gruppo, alle loro storie, all’incapacità di essere parte di qualcosa che ostacola il loro addestramento per diventare un team.
Confrontarsi, spogliandosi delle proprie paure e segreti: per qualche istante sembra che la bussola morale sia indirizzata verso il mondo adulto, incapace di ascoltare, di entrare intimamente in relazione con i propri figli. Non mancano su questo fronte riflessioni sociali (il bullismo visto dalla parte del “carnerfice”, identità di genere) che Dean Israelite accarezza soltanto perché l’intento è comunque chiaro: creare un universo che possa piacere a tutti, cominciando da un pubblico pre-adolescenziale.

Dimenticavi quindi le tute simil calzamaglie della serie anni 90′ accompagnate da mosse preparatorie fine a se stesse così come l’impatto visivo fintissimo all’apparire degli Zord.
I ragazzi come noi, in gamba come noi” non ci sono più e la quotidianità è un po’ più complessa anche in una piccola comunità.
L’alchimia, la responsabilità, il sacrificio trovano la loro realizzazione pratica in armature splendenti alla Iron Man e negli Zord massici ma più sinuosi di quelli visti sul piccolo schermo che donano al terzo atto, una battaglia fresca ed energica ma mai confusionaria, certificando quanto il film sia stato concepito con un certo rigore pur nella sua vena super cool.

In definitiva Power Rangers è un film che non dispiacerà ai “nostalgici” della serie e che ha l’ambizione di creare una lunga saga cinematografica senza preoccuparsi di rivisitare e adattare immaginari e ambientazioni connettendole con la propria versione di eroi liceali.

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