Portale sulla ‘strage del Vajont’ oscurato per offese a Paniz e Scilipoti. E Anonymous colpisce Paniz.

BELLUNO, 20 FEBBRAIO ’12 – Fino a qualche giorno fa a ricordare la strage della diga del Vajont (1963), tra gli altri, c’era un sito internet: www.vajont.info. Un contenitore di immagini, articoli, pensieri e addirittura testi teatrali sulla tragedia che costò la vita a 1910 persone. Oggi, invece, su quello spazio di informazione e di commemorazione è calato il buio. A dare vita alla chiusura del sito è bastata la denuncia del deputato Pdl Maurizio Paniz, infastidito da alcune frasi sarcastiche, pubblicate sul portale, rivolte a lui e al collega Domenico Scilipoti. In particolare, il blogger Tiziano Dal Farra, citando Peppino Impastato (“La mafia è una montagna di merda”), aveva scritto che “Se la mafia è una montagna di merda… i Paniz & gli Scilipoti sono guide alpine”. Dopo la denuncia di Paniz e Scilipoti, per diffamazione, il Gip di Belluno ha ordinato la chiusura di vajont.info e ha fatto notificare il provvedimento ai 226 provider italiani. Molti hanno immediatamente sospeso la pubblicazione del sito.

Provvedimento raro. Normalmente lo strumento dell’inibizione imposta ai provider è considerata l’ extrema ratio, l’ultimo passo da compiere, in quanto interdice all’utenza non una singola pagina o uno specifico contenuto, ma l’intero spazio online. La scelta del gip è stata quindi molto dura, e fa già discutere. Al momento, molti provider hanno eseguito l’ordine, mentre altri attendono ulteriori sviluppi prima di stabilire come procedere. Ciò è dovuto anche al fatto che in diversi casi l’ip a cui fa riferimento Vajont.info è utilizzato anche per altri siti. Quindi bloccarlo comporterebbe anche l’oscuramento di siti che non hanno nulla a che fare con quello incriminato e con il blogger autore delle presunte diffamazioni.

La frase incriminata. E’ stato Fulvio Sarzana, giurista digitale, a svelare per primo, sul suo blog, la vicenda: “Il sito web che raccontava, con immagini ed articoli, la storia della strage – racconta Sarzana – è ora offline. L’autore del sito si è permesso una frase sarcastica nei confronti dei due parlamentari. C’è stata una denuncia, e il giudice ha ordinato l’oscuramento preventivo. Un precedente grave: di questo passo basterà tempestare di querele un blogger per oscurare qualsiasi sito”. Di altro avviso l’avvocato Raffaella Mario, legale di Paniz in questa vicenda, che ha dichiarato: “Ritengo ci debba essere un equo bilanciamento tra il diritto all’informazione o alla libera espressione e quello alla dignità e reputazione dell’individuo. Non sempre è facile trovare un giusto equilibrio tra i due diritti, entrambi garantiti dalla Costituzione. Ma in questo caso il provvedimento del giudice di Belluno mi trova assolutamente d’accordo”.

La versione di Paniz. L’onorevole Paniz, autorevole avvocato della zona del Bellunese e deputato Pdl, spiega di non aver nulla contro il sito di documentazione sul Vajont (che non è l’unico dedicato all’argomento): “Piuttosto ho querelato, e in almeno sei circostanze, il suo autore”. Dalle parole di Paniz, sembra infatti che l’autore del blog lo abbia preso di punta. “Alcuni anni fa – spiega Paniz – presentai querela nei suoi confronti su incarico di due ex sindaci di Longarone che si sentivano diffamati. Sono scaturiti diversi processi da questa vicenda, e alla fine sono arrivate anche le condanne. Ebbene questo signore, invece di prendersela con chi lo aveva querelato, ha cominciato a perseguitare me che avevo solo dato corso a un mandato professionale”.

Anonymous colpisce Paniz. E dopo la denuncia e il conseguente oscuramento del sito, Paniz è stato preso di mira da “Anonymous”, la comunità di hacker che colpisce, con uno stile ben identificabile, chi è ritenuto nemico della libertà su internet. Il sito internet del deputato, infatti, nel pomeriggio si presentava sfregiato, con l’immagine – tipica di Anonymous – di Guy Fawkes (noto cospiratore inglese del 1600) e un comunicato del gruppo, che esordiva con: “Salve Maurizio Paniz. Piacere di conoscerla. We are Anonymous”. Al momento, la pagina non risulta ancora disponibile e avverte: “Sito in manutenzione”.

Vajont, ferita sempre aperta. A fare le spese della bizzarra vicenda tra Paniz e Dal Farra (e Anonymous), è però la memoria della strage del Vajont, che rischia di perdere il valido contributo di vajont.info. Un sito che, fino ad ora, ha sempre mantenuto alta l’attenzione su quel maledetto 9 ottobre 1963, giorno del più grande disastro industriale a cui il Paese abbia mai assistito.

Il bacino idroelettrico artificiale del Vajont (una sorta di grande lago artificiale) era stato costruito alla fine degli anni ’50 sotto un grande pendio montuoso. Le criticità geologiche della zona, su cui ci fu un forte dibattito, furono di fatto ignorate e solo pochi anni dopo – alle 22.39 del 9 ottobre 1963 – le paure degli esperti più scettici si materializzarono: la montagna posta al di sopra della diga franò rovinosamente (per circa 270 metri cubi di rocce e terra), provocando la fuoriuscita dell’acqua contenuta nella diga stessa. L’acqua, violentissima, andò ad inondare e a distruggere gli abitati del fondovalle veneto, provocando circa 2000 morti. Per comprendere meglio l’impatto del fenomeno, basti pensare che vi sono testimonianze di superstiti scagliati a diverse centinaia di metri di distanza prima ancora che la massa d’acqua piombasse al suolo. E’ stato stimato, infatti, che l’onda d’urto dovuta allo spostamento d’aria fosse di intensità eguale, se non addirittura superiore, a quella generata dalla bomba atomica sganciata su Hiroshima. Duemila i morti. Circa 1500 i corpi recuperati, la metà dei quali non erano in condizioni tali da essere riconosciuti. Una strage da tenersi stretta nella memoria. Una strage da non “censurare” mai, nemmeno per caso. E su cui riflettere, sempre.

FEDERICA FIORDELMONDO

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3 Responses

  1. fulvio sarzana
    fulvio sarzana at |

    complimenti all’autrice dell’articolo che ha dato una lettura informata e indipendente della vicenda del sequestro di vajont.info.
    cordialmente fulvio sarzana

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    1. Federica Fiordelmondo
      Federica Fiordelmondo at |

      La ringrazio Fulvio. Cercare di fare un corretto approfondimento è un dovere di chi scrive. Ed è una responsabilità ancora più grande quando si raccontano vicende come questa. F.F.

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