Piromani di Monte Mario condannati per direttissima

ROMA, 12 AGOSTO ’12 – Sono stati processati e condannati per direttissima i due giovani romeni di 31 e 28 anni, beccati dai carabinieri mentre stavano dando fuoco ad un lenzuolo in via Trionfale. I carabinieri di pattuglia sul posto li hanno colti in flagranza mentre si trovavano nei pressi della riserva naturale di Monte Mario intenti a dare alle fiamme un lenzuolo. Le forze dell’ordine hanno provveduto a spegnere il fuoco e mettere le manette ai polsi dei due romeni, tradotti in carcere e processati per direttissima. Roma e provincia sono state interessate da moltissimi roghi nel corso della settimana, basti pensare che nella sola giornata di mercoledì si sono contati sei incendi all’ora. Quello sulle colline di Monte Mario, però, potrebbe non essere l’unico incendio appiccato da due e infatti i carabinieri stanno indagando per risalire ai possibili mandanti del rogo.

ELEONORA DOTTORI

D: In quali casi viene celebrato un processo per direttissima?

R:  Quando un soggetto viene arrestato nella flagranza della commissione di un reato,  il Pubblico Ministero presenta direttamente l’imputato davanti al Giudice per la convalida ed il giudizio direttissimo, oppure, successivamente alla convalida dell’arresto, presentando avanti al Tribunale l’imputato nei 30 giorni successivi. L’obbligo del Pm di procedere con il rito direttissimo è derogabile soltanto quando la sua celebrazione potrebbe arrecare un grave pregiudizio alle indagini in corso. Altro caso di giudizio direttissimo è nei confronti dell’imputato che ha confessato durante l’interrogatorio. Il processo per direttissima è comunque una scelta del Pubblico Ministero e non prevede sconti di pena a differenza del giudizio abbreviato e del patteggiamento.Sul punto è recentemente intervenuto il Decreto Legge 22 dicembre 2011, n. 211 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale 23 dicembre 2011, n. 297) recante “Interventi urgenti per il contrasto della tensione detentiva determinata dal sovraffollamento delle carceri” che ha introdotto alcune modifiche al giudizio direttissimo. Con la prima si prevede che, nei casi di arresto in flagranza, il giudizio direttissimo debba essere necessariamente tenuto entro e non oltre le 48 ore dall’arresto, non essendo più consentito al giudice di fissare l’udienza nelle successive 48 ore. Con la seconda modifica  viene stabilito il divieto di condurre in carcere le persone arrestate per reati di non particolare gravità, prima della loro presentazione dinanzi al giudice per la convalida dell’arresto e il giudizio direttissimo. In questi casi l’arrestato dovrà essere, di norma, custodito dalle forze di polizia, salvo che ciò non sia possibile per mancanza di adeguate strutture o per altri motivi, quali lo stato di salute dell’arrestato o la sua pericolosità. In tali casi, il pubblico ministero dovrà adottare uno specifico provvedimento motivato.

D: Quali accuse per i due romeni?

R: Può ravvisarsi il reato di incendio boschivo doloso, qualora dalle indagini emerga conferma che le fiamme siano state appiccate volontariamente. Fino al 2000 l’incendio boschivo era considerato un’aggravante dell’incendio generico, ed era trattato dall’art. 423 del Codice Penale. 
Nel 2000, per la prima volta, è riconosciuto dal legislatore come reato autonomo e da allora è disciplinato dall’art. 423 bis, confermato dall’art. 11 della Legge 11 novembre 2000, n. 353 secondo il quale chiunque cagioni un incendio su boschi, selve o foreste ovvero su vivai forestali destinati al rimboschimento, propri o altrui, è punito con la reclusione da 4 a 10 anni. Se l’incendio è cagionato per colpa, la reclusione va da 1 a 5 anni. Le pene sono, inoltre, aumentate della metà se l’incendio induce un danno grave, esteso e persistente all’ambiente. 


AVV. TOMMASO ROSSI

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