Per il Giudice la Santa Sede non risponde degli abusi commessi dai preti: non sono lavoratori subordinati.

OREGON, STATI UNITI 23 AGOSTO 2012 – Si è chiuso con “difetto di giurisdizione” il caso iniziato circa 10 anni fa, John V. Doe v. Holy See, inerente alla immunità della Santa Sede rispetto agli scandali di abusi sessuali cattolici negli Stati Uniti. La questione che si era posta era la seguente: se “I Patti sull’immunità sovrana straniera” permettessero alla Santa Sede, uno stato sovrano nel diritto internazionale, di essere processata per atti posti in essere dai chierici cattolici locali. Ora, il giudice della Corte Distrettuale americana, Micheal Mosman, ha sentenziato che la Santa Sede non può essere ritenuta responsabile per i reati commessi dagli appartenenti all’ordine clericale poiché non c’è un rapporto di lavoro tra questi e la Chiesa.

Il caso – Questa vicenda iniziò nel lontano 1965, quando Padre Andrew Ronan, fu trasferito a Portland, nell’Oregon, dopo aver compiuto abusi sessuali in Irlanda. Tuttavia, il trasferimento non mise a freno la sua perversione sessuale, così, anche a Portland, abusò Jhon Doe (nome fittizio per tutelare la privacy della vittima). Jhon Doe lo denunciò, portandolo di fronte alla Corte Federale dell’Oregon. Nelle memorie depositate dalla difesa della vittima, fu evidenziata e più volte sottolineata una responsabilità della Santa Sede, in relazione agli abusi compiuti da Padre Ronan: in particolare, la negligenza dell’Archidiocesi, dell’Ordine, del Vescovo di Chicago, e della Santa Sede tutta, nel “sorvegliare” la recidività di Padre Ronan. La Santa Sede, dal canto suo, declinò ogni responsabilità, invocando l’immunità prevista dai “Foreign Sovereign Immunities Act” (I patti sull’immunità sovrana straniera).

La difesa della Santa Sede – Oltre ad invocare l’immunità per la sovranità straniera dello Stato Vaticano, nel 2011, il Consigliere della Santa Sede, Jeffrey S.Lena, pubblicò una documentazione detenuta dalla Curia Romana concernente il caso. Con questa pubblicazione voleva dimostrare che la Santa Sede è stata informata della condotta di Padre Ronan solo nel Febbraio del 1966, l’anno successivo agli abusi che sono alla base del caso giudiziario. La Chiesa laicizzò il prete in poche settimane dopo esserne venuta a conoscenza.

La sentenza del giudice distrettuale – Secondo la sentenza sul caso, del giudice Michael Mosman, la Chiesa non può essere ritenuta responsabile degli abusi sessuali commessi da Padre Ronan poiché non vi è un rapporto di lavoro subordinato tra questi e la Santa Sede. Pertanto non è tenuta a rispondere né sotto il profilo penale, né sotto quello del risarcimento del danno. L’Avvocato della vittima, Jeff Anderson, ha già annunciato che appellerà la decisione. Questo caso, comunque si concluderà, costituirà una pietra miliare del diritto internazionale: l’immunità dello Stato Vaticano nei casi di abusi sessuali da parte degli appartenenti agli ordini religiosi.

CLARISSA MARACCI

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