Loading...

Giovanni Falcone “Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”

Malcom X “Nessuno vi può dare la libertà, nessuno vi può dare l’uguaglianza o la giustizia. Se siete uomini, prendetevela”

Peppino Impastato: la procura di Palermo apre inchiesta sui depistaggi e sente il generale Antonio Subranni.

Posted by on dic 23rd, 2011 and filed under Italia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

PALERMO, 23 DICEMBRE ’11 – A Palermo si indaga ancora sulla morte di Peppino Impastato, l’attivista antimafioso e militante di Democrazia Proletaria ucciso nel 1978, appena trentenne.
Per l’omicidio di quel “figlio ribelle della mafia”, dopo una lunga vicenda giudiziaria, vennero condannati Vito Palazzolo (nel 2001), a trent’anni di reclusione, e Gaetano Badalamenti (nel 2002), all’ergastolo (entrambi morirono prima dell’appello).
Ad oggi, però, non tutti tasselli del puzzle sembrano ancora andare a posto, e circa un mese e mezzo fa la procura di Palermo ha aperto una nuova inchiesta per capire se ci siano stati dei depistaggi per nascondere la matrice mafiosa dell’omicidio.
I Pm Antonio Ingroia e Francesco del Bene, in questi giorni stanno dunque interrogando diverse persone (tra cui alcuni carabinieri) che indagarono per prime sulla morte di Peppino, e presto sentiranno anche il il generale dei carabinieri Antonio Subranni. Il generale Subranni, che è stato comandante del reparto operativo di Palermo, coordinò le indagini sulla morte dell’attivista siciliano.
La nuova inchiesta palermitana su Impastato prende il via da una lettera, piuttosto dura, del “Centro Impastato” (il primo centro di studi italiano sulla mafia) alla procura, dove viene denunciato un possibile depistaggio sull’omicidio.
“Il depistaggio”, si legge nella lettera, “ha due attori principali: il procuratore capo del tempo, Gaetano Martorana, che nel fonogramma redatto subito dopo il ritrovamento dei resti del corpo di Peppino Impastato, parlava di “attentato alla sicurezza dei trasporti mediante esplosione dinamitarda” e l’allora maggiore dei carabinieri Subranni. Un’indagine seria deve partire dall’accertamento delle responsabilità di questi due personaggi”.
In particolare, secondo il Centro, Martorana e Subranni sarebbero colpevoli di aver diffuso una falsa verità e di aver dato seguito alla pista, evidentemente assurda, dell’esplosione dinamitarda provocata dallo stesso Impastato nel tentativo di suicidarsi.

Ad aprile, quando ancora l’inchiesta non era stata aperta, anche Giovanni Impastato, fratello di Peppino, era stato sentito dal pm Del Bene. Si era presentato spontaneamente in procura e aveva denunciato un “depistaggio che fu orchestrato a partire dal 9 maggio 1978 da figure istituzionali con lo scopo di nascondere la vera matrice dell’uccisione di Peppino”.

In particolare Giovanni Impastato aveva voluto sottolineare la scomparsa di alcuni oggetti personali del fratello, dopo il loro sequestro da parte dei carabinieri. I libri, gli appunti e i documenti di Peppino sono spariti nel nulla. Non sono presenti nel fascicolo dell’inchiesta e non sono nemmeno nel deposito dei corpi di reato. Il caso, come spesso accade nel Bel Paese, si preannuncia spinoso.

FEDERICA FIORDELMONDO

D: Quali sono i modi in cui prende avvio un’indagine?

R: Quando arriva a conoscenza del magistrato, attraverso denuncia di un privato o di un ufficiale di Polizia giudiziaria, una notizia di reato, questi ha l’obbligo (da noi l’esercizio dell’azione penale è obbligatoria, mentre negli ordinamenti penali anglosassoni il procuratore può scegliere quali reati perseguire e quali no) di iscrizione della notizia di reato in un apposito registro.

D: Quali responsabilità si configurano nel caso di un depistaggio (accertato) delle indagini?

R: L’autore può rispondere del reato di favoreggiamento ovvero di simulazione di reato oppure di calunnia. L’ultimo reato è piuttosto grave e se si cercasse di incolpare taluno di un reato punito con l’ergastolo, come nel caso in questione, si potrebbe rischiare una pena fino a 20 anni.

D: Come è possibile riaprire un’indagine dopo tanti anni? I reati non sono prescritti?

R: Un reato punibile astrattamente con l’ergastolo, come l’omicidio, non cade mai in prescrizione e le indagini possono sempre essere riaperte quando sopraggiungono nuove prove.

AVV.TOMMASO ROSSI

Print Friendly

Related posts:

  1. Omicidi Mattei, De Mauro e Pasolini: Dell’Utri ascoltato dalla Procura di Palermo
  2. La Crescina non fa ricrescere i capelli e la Procura apre un’inchiesta
  3. Inchiesta su Tarantini, la Procura di Lecce indaga su quella di Bari
  4. Palermo, ucciso il boss della mafia Calascibetta
  5. Operazione “Pedro”: 28 arresti per mafia a Palermo

Leave a Reply


+ tre = 11

Plugin from the creators of Brindes Personalizados :: More at Plulz Wordpress Plugins
Anno 2012
FATTO & DIRITTO Testata registrata presso il Tribunale di Ancona n. 15/11 del 17/10/2011 © Riproduzione riservata