Pedofilia: condannato a 9 anni e 6 mesi Don Seppia.

GENOVA, 4 MAGGIO ‘12 –Tentata violenza sessuale su minore, tentata induzione alla prostituzione minorile, tentata cessione di droga a minori. Questi i reati contestati a Don Riccardo Seppia, in carcere da quasi un anno, condannato a nove anni e sei mesi. Il gup ha accolto quasi per intero gli undici anni chiesti dal pm ed ha assolto l’ex parroco della chiesa dello Spirito Santo di Sestri Ponente dall’accusa di detenzione di materiale pedopornografico, confermando però gli altri reati. Quella di Don Seppia è una vicenda emersa per caso, e per fortuna, da un’altra inchiesta su cui stava lavorando la procura di Milano. Gli agenti stavano tenendo sotto controllo le intercettazioni tra alcune persone, l’indagine era relativa all’uso di droghe e sostanze dopanti in alcune palestre e discoteche milanesi, quando si sono imbattuti sul sacerdote ed è stato aperto un nuovo filone d’indagine. Del caso si era occupato il gip di Milano Maria Vicidomini che aveva disposto il carcere per don Seppia con l’accusa di violenza sessuale su minore e cessione di stupefacenti, e pochi giorni dopo l’inchiesta era passata a Genova dove il gip Annalisa Giacalone aveva seguito l’ordinanza in carcere per tutti i reati contestati al sacerdote, ad esclusione come detto della detenzione di materiale pedopornografico. Torniamo alle intercettazioni: gli investigatori hanno scoperto che il sacerdote aveva dei contatti con un pusher milanese, che frequentava locali gay, e che oltre alla droga parlava anche di minori. Tra le numerose telefonate ne è spuntata una dove Seppia fa il nome di Emanuele Alfano, amico ed ex seminarista, ora indagato in carcere, dicendo che aveva baciato un chierichetto di 16 anni. Il ragazzino avrebbe smentito che il bacio fosse avvenuto ma sarebbe stato chiamato al cellulare più volte da Seppia che lo invitava a non andare a scuola per fermarsi in parrocchia. Secondo l’avvocato difensore dell’ex parroco i messaggi dal contenuto pornografico e blasfemo sarebbero stati mandati da Don Seppia in modo quasi inconscio e in uno stato d’eccitazione dovuto all’assunzione di sostanze. “Chiedo scusa, ho sbagliato” è invece il commento del sacerdote.

ELEONORA DOTTORI

D: In quali casi viene disposta la custodia cautelare in carcere piuttosto che ai domiciliari?

R: E’ una scelta del Gip, dopo la richiesta del Pubblico Ministero. Dipende, in presenza comunque di gravi indizi di colpevolezza, dalla gravità delle esigenze cautelari da salvaguardare (pericolo di fuga, reiterazione dei reati e inquinamento probatorio) e della prognosi che viene fatta circa il modo migliore per salvaguardarli.

D: Tentata violenza sessuale su minore, tentata induzione alla prostituzione minorile, tentata cessione di droga a minori. Per questi reati il sacerdote è stato condannato a nove anni e sei mesi. Il periodo già trascorso in carcere andrà a scalare la condanna?

R: Sì. In ogni caso di custodia cautelare in carcere e di arresti domiciliari il periodo trascorso fino alla condanna definitiva viene computato come pena espiata.

AVV.TOMMASO ROSSI

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