Operazione ‘Coffee break’: troppo amaro il caffè della mafia

PALERMO, 26 MAGGIO ’12 – Un caffè così amaro a Palermo non s’era mai bevuto. Perché quello servito ai clienti era un caffè diverso, imposto dalla Mafia altrimenti per i baristi vi sarebbero state pesanti ritorsioni. A mettere fine alla schiavitù del caffè, ci ha pensato la Guardia di Finanza di Palermo, che nell’operazione denominata appunto “Coffee break” su disposizione del gip che ha accolto la richiesta della Procura della Repubblica di Palermo, ha sequestrato cinque società per un giro d’affari di oltre quattro milioni di euro. Dalle indagini è emerso che il caffè della mafia era sistematicamente imposto ai bar che avrebbero acquistato partite di qualità inferiore rispetto al prodotto medio, temendo ritorsioni. Le indagini sono coordinate dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dal sostituto Dario Scaletta. I sequestri preventivi riguardano due aziende operanti nel settore del commercio all’ingrosso di caffè, due bar e una palestra. Tutte attività al centro di Palermo, riconducibili secondo gli inquirenti a Francesco Paolo Maniscalco, 48 anni, un pluripregiudicato ritenuto in passato uomo di fiducia di Totò Riina e condannato con sentenza definitiva per associazione mafiosa. Da quanto emerso nell’inchiesta, l’imprenditore avrebbe attribuito a prestanome le attività commerciali sequestrate, mentre in realtà le continuava a gestire direttamente. Sono state denunciate 11 persone per concorso in trasferimento fraudolento di valori. Per sfuggire ai controlli l’uomo, secondo gli investigatori, cambiava continuamente i soci delle aziende, chiudeva alcune e ne riapriva poco dopo altre. Il gioco delle tre carte. Secondo alcuni collaboratori di giustizia che hanno fatto dichiarazioni alla magustratura, l’imprenditore ambiva a diventare il leader incontrastato nella fornitura del caffè a Palermo. E ci sarebbe riuscito se non fosse intervenuta la Finanza. Da successivi controlli, le Fiamme gialle hanno anche appurato che nonostante gli esigui redditi dichiarati al Fisco, l’imprenditore e la sua famiglia conducevano un tenore di vita decisamente alto. Scarcerato a dicembre 2006, l’uomo ha visto aumentare notevolmente il numero dei propri clienti: un’escalation del +300% in un solo anno. Record che solo il caffè ha potuto segnare.

TALITA FREZZI

D: Quando viene disposto un sequestro preventivo di beni?

R: R: Il nostro ordinamento penale prevede varie tipologie di sequestri a seconda della loro natura e finalità. In particolare con funzioni probatorie,  il c.d. sequestro probatorio, disposto dall’Autorità Giudiziaria al fine di ricercare elementi di prova e di accertare i fatti. Con funzioni cautelari, invece, sono previsti il sequestro preventivo e conservativo: il primo serve ad impedire l’ulteriore consumazione dello stesso o altro reato o la prosecuzione delle illecite conseguenze (ha per oggetto ad es. le cose che sono servite a commette il reato). Il secondo è finalizzato ad assicurare il pagamento delle pene pecuniarie e del risarcimento dei danni derivanti dal reato (ha per oggetto beni mobili, immobili, crediti etc).  Il sequestro preventivo che in alcuni casi è obbligatorio può convertirsi in quello probatorio, in quello conservativo oppure essere sostituito con la confisca che comporta la definitiva acquisizione del bene da parte dello Stato.

D: In che consiste l’accusa di concorso in trasferimento fraudolento di valori?

R: Il reato di trasferimento fraudolento di valori di cui all’articolo 12-quinquies, comma 1, del Decreto Legge 306/1992, punisce l’intestazione fittizia o il fraudolento trasferimento di denaro, beni o altre utilità posti in essere al fine di eludere le disposizioni di legge sulle misure di prevenzione patrimoniali o sul contrabbando ovvero al fine di agevolare la commissione di reati inerenti alla circolazione di mezzi economici di illecita provenienza. 


D: Per i bar che hanno accettato di comprare il caffè della mafia, vi potrebbero essere guai?

R: No, anzi sono vittime. Nei loro confronti veniva, secondo ovviamente l’accusa, esercitata un’attività estorsiva, imponendo un obbligo di acquisto di quel tipo di caffè. Il reato di estorsione consiste nel costringere, con violenza o minaccia, altra persona a fare o non fare qualcosa, ottenendo per sé o per altri un ingiusto profitto con altrui danno. Esistono poi ipotesi aggravate qualora concorrano determinate circostanze quali violenza o minaccia commessa con armi o da persona travisata o da più persone riunite oppure da persona facente parte di un’associazione di stampo mafioso. La pena prevista per l’ipotesi non aggravata è la reclusione da 5 a 10 anni e la multa da 516 a 2065 euro.

AVV.TOMMASO ROSSI

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