ROMA, 6 DICEMBRE ’11 – L’omicidio di Simonetta Cesaroni, la segretaria 21enne uccisa nello studio dove lavorava in via Carlo Poma 2 il 7 agosto 1990, per il quale è unico indagato l’ex fidanzato Raniero Busco, condannato in primo grado a 24 anni di carcere, rivive in tutta la sua drammaticità nella fiction firmata dal produttore Pietro Valsecchi per la regia di Roberto Faenza, in onda questa sera alle 21,10 su Canale5. Novanta minuti di suspance per ricostruire un delitto efferato e vent’anni di indagini, false piste, indagini ed errori. Valsecchi e Faenza, nella produzione della Taodue del gruppo Mediaset, hanno preso in mano gli atti giudiziari per ricostruire questa drammatica vicenda nel cuore di Roma e indicare come l’omicidio e i tanti interrogativi che si intrecciano, restino irrisolti nonostante la condanna a Raniero Busco, all’epoca dei fatti fidanzato di Simonetta Cesaroni. Una fiction la cui messa in onda – il giorno dopo l’apertura del processo d’appello in cui Raniero Busco è imputato per l’omicidio di Simonetta – è stata fortemente osteggiata e costellata di diffide.
Importante il cast di attori che vestiranno i panni dei protagonisti di questa tragedia, a cominciare da Astrid Meloni che darà il volto alla bella Simonetta Cesaroni; Fabrizio Traversa che interpreta Raniero Busco; Silvio Orlando è l’ispettore capo Niccolò Montella, Giulia Bevilacqua è una delle figure chiave della storia: Paola Cesaroni, la sorella della vittima. A Massimo Popolizio il compito di interpretare il commissario Del Frate, mentre Giorgio Colangeli è il portiere Pietro Vanacore, sul cui suicidio si chiude lo sceneggiato. Una tragedia le cui pieghe, misteriose e difficili, vengono rilette nella chiave della fiction televisiva, come già accaduto a molti fatti di cronaca nera (le vicende della Banda della Magliana in “Romanzo Criminale”, “Il Mostro di Firenze”, “La strage di Erba” in una puntata di “Ris-Delitti Imperfetti”).
La ricostruzione del delitto di via Poma.
Simonetta Cesaroni aveva 21 anni quando è stata uccisa. Lavorava come segretaria contabile presso la Reli Sas, uno studio commerciale in zona Casilina a Roma gestito da Ermanno Bizzocchi e Salvatore Volponi. Tra i clienti principali dello studio, la Aiag (Associazione italiana alberghi della gioventù). Simonetta lavorava tre giorni a settimana alla Reli Sas (lunedì, mercoledì e venerdì) alla Casilina e due pomeriggi a settimana (martedì e giovedì) negli uffici dell’Aiag, in via Poma 2, quartiere Della Vittoria, un complesso edilizio costruito negli anni ’30, formato da sei palazzine vicinissimo a piazza Mazzini. Lo stabile è curato dal 1986 dal portiere Pietro Vanacore, detto Pierino, personaggio chiave in questo giallo di difficile risoluzione. Vanacore abitava nella palazzina di via Poma dove Simonetta si recava al lavoro due giorni a settimana, negli uffici al terzo piano, scala B dell’appartamento al civico numero 7. La sede dell’Aiag. Nella scala B abitava anche Cesare Valle, l’architetto che disegnò il palazzo di via Poma 2. Era anziano, assistito dallo stesso Vanacore. E’ morto nel 2000 a 98 anni.
Il 7 agosto 1990 Simonetta si trova nella sede della Reli Sas e discute delle ferie con il suo capo, Salvatore Volponi. Devono risentirsi nel pomeriggio verso le 18,20 quando la segretaria, dalla sede dell’Aiag, dovrà comunicargli come sta procedendo il lavoro. Quel giorno l’ufficio è chiuso al pubblico, ma Simonetta ha un paio di chiavi datole da Volponi. Alle 16 arriva al lavoro in sede. Alle 17,35 riceve una telefonata da una collega, poi più nulla. Alle 18,20 Volponi non riceverà la telefonata di Simonetta. Né alle 20 la ragazza tornerà a casa dai suoi genitori e dalla sorella Paola che l’aspettavano per cena. Alle 21,30 scattano le ricerche. Insieme a Volponi, Paola, il suo fidanzato e il figlio del titolare si recano in via Poma, dove avrebbe dovuto essere al lavoro Simonetta. Alle 23,30 circa la moglie del portiere apre loro la porta con un passe partout, e viene ritrovata Simonetta, morta.
La porta dell’ufficio è chiusa, non ci sono segni d’effrazione. Nessuno è entrato dall’ingresso principale, dove i portieri degli stabili di via Poma quel pomeriggio dalle 16 alle 20 si sono riuniti per mangiare cocomero e chiacchierare. Chi ha ucciso Simonetta? Un giallo. La ragazza è stata rinvenuta nuda, con indosso solo i calzini bianchi e il reggiseno abbassato. E’ stata raggiunta dal suo aggressore nella stanza a sinistra rispetto a quella dove lavora, immobilizzata, gettata a terra dopo essere stata colpita alla testa con un oggetto contundente che le ha provocato un gravissimo trauma cranico che la uccide. Forse l’aggressore si è messo in ginocchio sopra di lei, premendole i fianchi con le ginocchia e una forza nella stretta tale da provocarle degli ematomi. A questo punto la colpisce con un tagliacarte. Con ferocia, con violenza, con forza, con odio. Ventinove colpi, affondati per 11 centimetri nella sua carne, inferti al viso, negli occhi, poi su tutto il corpo, sul seno e sul ventre. Dalla scena del crimine scompaiono gli abiti della vittima (fuseaux sportivi di colore blù e una maglietta), alcuni effetti personali mai ritrovati tra cui un anello, un braccialetto e un girocollo d’oro. L’orologio resta al suo polso, ignorato. Vengono anche rubate le chiavi dell’ufficio che teneva nella borsa. Per fortuna non è stata violentata.
8 agosto 1990: gli inquirenti iniziano le indagini e interrogano tutti i condomini di via Poma 2 e i portieri. Sembra che nessuno sia entrato nella palazzina il giorno dell’omicidio, altrimenti sarebbe stato notato. Gli psicologi della polizia nella loro perizia in base ai reperti raccolti sulla scena del delitto, ipotizzano che l’aggressore abbia tentato di violentare Simonetta senza riuscirci e quello stato di frustrazione ha trovato uno sfogo nella raffica di pugnalate inferte alla povera vittima. Poi avrebbe tentato di pulire tutto e di far sparire il corpo, ma potrebbe essere stato interrotto, quindi la fuga frettolosa. Stando alle dichiarazioni rese dai condomini, sembra che quel pomeriggio Pietrino Vanacore non avesse preso parte alla cocomerata nel cortile. Nessuno l’aveva visto nell’arco di tempo (dalle 17,30 alle 18,30) in cui veniva uccisa Simonetta. Un intervallo di mezz’ora sospetto tra la testimonianza di Vanacore e quella dell’anziano architetto Valle, fa concentrare i sospetti sul portiere. Pietrino Vanacore trascorre 26 giorni in carcere, accusato dell’omicidio di Simonetta Cesaroni, poi il suo avvocato difensore riesce a convincere i giudici – anche grazie all’esame del Dna sul sangue rinvenuto sugli abiti di Vanacore – che quelle tracce ematiche appartengono all’uomo e non a Simonetta quindi lui viene scagionato dall’accusa e scarcerato. Anche il riscontro sul Dna maschile rinvenuto sulla porta dell’ufficio di via Poma sembra scagionare Vanacore, su cui però resteranno sempre negli anni, le ombre dei sospetti e della diffidenza. Ombre e sospetti che il 9 marzo 2010 porteranno Vanacore al suicidio, con un piede legato per una caviglia ad un albero e poi gettandosi in mare, a Torre Ovo, vicino Torricella. “Venti anni di sofferenza e di sospetti ti portano al suicidio”, aveva scritto su un cartello prima di togliersi la vita. Il 12 marzo scorso avrebbe dovuto deporre al processo contro Raniero Busco per l’omicidio Cesaroni.
Tante le piste che si intrecciano in questa intricata vicenda giudiziaria. La testimonianza di un austriaco, Roland Voller, che dichiarò di essere in contatto con Giuliana Ferrara la madre del presunto assassino di Simonetta (Federico Valle, figlio di Raniero Valle e nipote dell’architetto Cesare Valle, residente nel palazzo di via Poma 2). Le ipotesi accusatorie si concentrano su Vanacore che, incaricato dall’architetto, potrebbe essersi introdotto nello studio e aver cancellato le tracce ematiche di Federico per evitare lo scandalo. Ma i tre alibi del ragazzo reggono e la prova del Dna attesta che non è suo il sangue rinvenuto sulla maniglia dell’ufficio. A giugno 1993 Federico Valle viene prosciolto da ogni accusa per insufficienza di prove. Roland Voller, truffatore di professione, diventerà informatore della polizia di Roma. Il 30 gennaio 1995 la Procura di Roma proscioglie Pietrino Vanacore e Federico Valle. Poi spunta la pista dei Videotel, un sorta di rudimentale chat cui si entrava in connessione come il moderno Internet. Su Videotel Simonetta sarebbe entrata in contatto con il suo aggressore e si sarebbero dati appuntamento il pomeriggio dell’omicidio. Pista che ben presto si rivelò infondata. Nel 2004 la svolta investigativa: la sede Aiag di via Poma si scopre essere luogo di copertura dei servizi segreti italiani. Si addusse l’omicidio di Simonetta alla Banda della Magliana, che poi si scoprirà avere dei forti rapporti con il Sismi. Una pista gradatamente abbandonata.
Nel 2004 si apre una nuova indagine sul caso, grazie alle nuove ricerche condotte dai Ris dei carabinieri di Parma. Nel febbraio 2005 viene prelevato il Dna a 30 persone i cui nomi compaiono in una lista di sospettati. Tra questi c’è anche Raniero Busco, il fidanzato di Simonetta. I Dna vengono comparati con la traccia biologica repertata dal reggiseno della vittima (saliva). Nel gennaio 2007 ventinove persone della lista vengono scagionate dall’esame del Dna, che inchioda uno solo di loro: Raniero Busco, indiziato per l’omicidio. A settembre 2007 Busco viene iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di omicidio volontario. Ad aprile 2009 la nuova indagine sul delitto di via Poma si chiude e a maggio, Raniero Busco viene rinviato a giudizio per omicidio volontario aggravato da crudeltà. Il 9 novembre 2009 il gup accoglie la richiesta di rinvio a giudizio del Pm Ilaria Calò nei confronti di Raniero Busco, che sarà processato per l’omicidio volontario della sua ex fidanzata Simonetta Cesaroni. Gli viene contestato l’omicidio volontario con l’aggravante della crudeltà.
Il processo contro Raniero Busco.
Il processo si apre il 3 febbraio 2010 nell’aula bunker del carcere di Rebibbia davanti alla terza sezione della Corte d’Assise del Tribunale di Roma: il Comune di Roma si costituisce parte civile. La sentenza di primo grado condanna Raniero Busco a 24 anni di reclusione e al pagamento delle spese processuali e del risarcimento, in separata sede, delle parti civili. Il processo di secondo grado si apre il 24 novembre 2011.
TALITA FREZZI
Related posts:







