Omicidio Rostagno: dopo 24 anni si riapre la pista mafiosa.

TRAPANI, 14 GIUGNO 2012- Sono passati ben 24 anni dall’omicidio di Mauro Rostagno, il giornalista torinese fondatore del movimento Lotta Continua, caduto vittima di un agguato all’interno della sua Fiat Duna all’età di 46 anni. Era il 26 Settembre del 1988. In questi lunghi anni, sia le indagini che il processo sul suo omicidio hanno visto dipanarsi svariate piste, più o meno credibili, e ancora oggi continuano a venir fuori nuovi particolari: durante la trentunesima udienza del processo l’ex colonnello dei carabinieri Elio Dell’Anna (che all’epoca dirigeva il Reparto operativo di Trapani) ha dichiarato «Non ho mai ricevuto dalla Procura deleghe specifiche di indagini che riguardassero collegamenti tra la mafia e l’omicidio di Mauro Rostagno». Una dichiarazione shock poiché la pista mafiosa era ritenuta una delle più probabili.

Le indagini sull’omicidio Rostagno. In particolare, il teste ha dichiarato durante la deposizione che le tre piste percorse dalle indagini erano quella del collegamento con l’omicidio del commissario Calabresi, quella interna alla comunità Saman e quella legata a Cosa Nostra. Tuttavia, l’ex carabiniere ha dichiarato al pm in udienza che per quanto riguarda quest’ultima ipotesi, la sua squadra non ha mai svolto «Nessuna indagine>> per non aver mai ricevuto alcuna delega specifica da parte della Procura inquirente.

Il rapporto riservato del colonnello Dell’Anna. Per capire meglio l’empasse bisogna fare un salto indietro nel tempo. Secondo le fonti giornalistiche più autorevoli, nel Novembre del 1992 il colonnello Dell’Anna, capo del reparto operativo di Trapani (Procura che svolgeva le indagini), aveva redatto un rapporto riservato sull’omicidio Rostagno, dopo aver avuto un incontro a tu per tu con il giudice che si occupava dell’omicidio del Commissario Calabresi. Da tale rapporto risulterebbe che quel giudice, Antonio Lombardi, avesse confidato a Dell’Anna che l’omicidio del giornalista fosse nato nel contesto di Lotta Continua poiché Rostagno era “al corrente di tutte le motivazioni compresi esecutori e mandanti concernenti l’omicidio Calabresi”.

La pista Calabresi.Che cosa centrava Rostagno con l’omicidio del Commissario Calabresi? Tutto risale al 1988, quando il giornalista incontrava a Trento uno dei suoi ex compagni di militanza politica, Leonardo Marino , il quale si era autoaccusato per l’omicidio del Commissario Calabresi e aveva indicato i capi di Lotta Continua quali mandanti del suo delitto. Rostagno era uno dei fondatori di quel movimento, pertanto, nell’estate del 1988, pochi mesi prima del suo assassinio, ricevette un avviso di comparizione davanti ai giudici che indagavano sulla morte del commissario. Indignato, il giornalista trasmise dalla sua emissione televisiva (RTC) una comunicazione in cui avrebbe raccontato ai telespettatori tutti i dettagli del suo interrogatorio. Purtroppo, Rostagno fu ucciso prima del suo interrogatorio.

La pista mafiosa. In realtà , il delitto mafioso fu una pista percorsa inizialmente dagli inquirenti sotto la guida dal magistrato Franco Messina. Sembrò comprovata dal ritrovamento, otto mesi dopo, del cadavere di Vincenzo Mastrantoni, l’autista del boss mafioso Vincenzo Virga. Mastrantoni aveva tolto l’energia elettrica nella zona, la notte del delitto. Dopo anni, però, non essendoci stati riscontri attendibili, gli inquirenti abbandonarono la pista mafiosa per seguire quella del delitto Calabresi, e quella della comunità Saman legata al traffico di stupefacenti e addirittura alla scoperta di un traffico d’armi con la Somalia. Tuttavia, non furono mai trovate prove per convalidare queste piste e nel 1998 , la Procura antimafia di Palermo tornò ad indagare su Cosa nostra iscrivendo nel registro degli indagati l’allora latitante Vincenzo Virga, capo mandamento di Trapani. Nel gennaio 2007 la Procura chiese di nuovo l’archiviazione dell’inchiesta inerente alla pista mafiosa.Nello stesso anno furono raccolte 10.000 firme per chiedere al Presidente della Repubblica di riaprire le indagini. Nel 2009, Vincenzo Virga, boss di primo piano del trapanese, ha ricevuto un mandato custodia cautelare in carcere, con l’accusa di essere il mandante dell’omicidio di Rostagno. La verità sul caso è però ancora molto lontana.

CLARISSA MARACCI 

 

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