Omicidio Peppino Impastato: ex dirigente dei Carabinieri avrebbe depistato le indagini per coprire i mandanti

PALERMO, 4 NOVEMBRE ’12  I cento passi di Peppino Impastato continuano a risuonare nel Palazzo di Giustizia di Palermo ed ancora oggi emergono nuovi retroscena legati all’omicidio del giovane attivista di Democrazia Proletaria e giornalista di Radio Out.Il pm Francesco Del Bene, che indaga sul depistaggio delle indagini relative all’assassinio del 9 maggio 1978, ha iscritto nel registro degli indagati l’ex generale dei carabinieri Antonio Subranni, coordinatore di quelle indagini.
Subranni sarebbe stato accusato dal pentito Francesco Di Carlo, ma il carabiniere ormai in pensione e già indagato insieme ad altri dodici sulla presunta trattativa Stato-mafia, ha sempre negato di aver avallato la pista secondo la quale Peppino Impastato sarebbe morto mentre tentava di portare a termine un attentato dinamitardo lungo una linea ferroviaria. Una pista falsa secondo la Procura di Palermo di oggi, che un anno fa ha avviato una nuova inchiesta sulla vicenda.

L’inchiesta attuale è doverosa visto che Di Carlo sostiene che il generale avrebbe aggiustato le carte per evitare che saltasse fuori il coinvolgimento di Gaetano Baldamenti, quale mandante dell’omicidio (condannato all’ergastolo nel 2002 insieme al boss Vito Palazzolo). Stando sempre a quanto sostenuto dal pentito Di Carlo,la richiesta di depistare le indagini sarebbe stata fatta all’ufficiale dei carabinieri dai cugini esattori mafiosi di Salemi Nino e Ignazio Salvo.

Il tutto rischia, però, di risolversi in un “nulla di fatto”: lo stesso pm che ha inserito Subranni tra gli indagati ha contemporaneamente richiesto l’archiviazione del caso per intervenuta prescrizione. Infatti, il reato contestato all’ ex alto ufficiale è quello di favoreggiamento, il cui termine di prescrizione è uguale a 15 anni (il fatto, si ricorda, avvenne nel 1978). In questo momento la decisione spetta al Gip.

L’intervenuta prescrizione non preclude di per se stessa la possibilità che si vada fino in fondo a questa storia. Infatti, Subranni può rifiutarsi di avvalersi della prescrizione e chiedere che il procedimento prosegua in modo da avere la possibilità di una piena assoluzione.

MOSE’ TINTI

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