‘Omicidio di Facebook’: killer di 14 anni condannato ad un anno di carcere

AMSTERDAM, 4 SETTEMBRE ’12 – Si è concluso con una condanna ad un anno di reclusione il cosiddetto “omicidio di Facebook”, la tragedia avvenuta nei Paesi Bassi lo scorso mese di gennaio. All’epoca dei fatti Jinhua aveva 14 anni. Tutto ha avuto inizio quando Joyce Winsie Hau, una ragazzina di 15 anni, aveva descritto su Facebook gli incontri sessuali dell’amica 16enne Polly. È stata proprio quest’ultima, unitamente al fidanzatino Wesley di 17 anni, ad assoldare Jinhua per eliminare Joyce. Il ragazzino sarebbe andato a casa della vittima armato di coltello e l’avrebbe ripetutamente colpita al collo e al viso più volte, anche il padre della ragazza accorso in sui aiuto sarebbe stato ferito. Joyce sarebbe morta in ospedale dopo diversi giorni di agonia. A Jinhua i mandanti avrebbero promesso un corrispettivo in denaro di un centinaio di euro e lo avrebbero perfino minacciato di morte se il piano fosse fallito. Il killer, seppure ammettendo l’omicidio e chiedendo pubblicamente scusa, è stato condannato dal tribunale di Arnhem, nel Paesi Bassi, alla pena massima per la sua età e cioè un anno di reclusione e tre presso un istituto di igiene mentale. Il processo per i mandanti dell’omicidio è invece, ancora aperto. L’omicidio di Facebook ha destato molta preoccupazione nell’opinione pubblica dei Paesi Bassi al punto che in tribunale l’udienza contro il minore sarebbe stata tenuta eccezionalmente a porte aperte, proprio per far conoscere il ruolo del social network nella terribile tragedia.

ELEONORA DOTTORI

D: Nel nostro Paese chi decide se i processi debbano tenersi o meno a porte aperte?

R: Nei reati di violenza sessuale e in altri gravi casi, la persona offesa può chiedere di essere ascoltata a porte chiuse anche se maggiorenne, mentre la testimonianza a porte chiuse è cosa automatica se il teste è minore.

D: Nel nostro ordinamento quale sarebbe stata la pena massima per un killer minorenne? E per i mandanti?

R: Nel processo minorile in Italia lo scopo principale del processo stesso (oltre che della pena) è contribuire alle esigenze educative del minore e questo comporta alcune rilevanti differenze rispetto al processo ordinario, tra cui l’inapplicabilità della pena a vita dell’ergastolo. Stesso discorso quindi per killer e mandanti, pena adeguata alle esigenze di rieducazione del minore, ma mai carcere a vita.

AVV.TOMMASO ROSSI

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