Olanda: Diritto di morire, apre la clinica per l’eutanasia


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OLANDA, 12 FEBBRAIO ’12 – La notizia è di quelle choc. Anche in Olanda, come già accaduto in Svizzera, la morte viene legalizzata e la sua scelta legittimata. Dal primo marzo infatti, anche nel paese dei tulipani aprirà i battenti all’Aja la prima clinica specializzata in eutanasia. E non ci sarà solo una specie di ospedale dove andare a morire quando la scelta ultima è quella, ma medici e infermieri saranno a disposizione dei pazienti anche a domicilio. La notizia, diffusa ieri anche in Italia ha destato sconcerto. In tanti si sono detti scioccati, specie nel nostro Paese dove la legislazione e il sistema giuridico condannano l’eutanasia come reato contro la persona; dove la morale cattolica giudica la scelta come un peccato mortale sollevando dibattiti e polemiche tra religione, etica, morale e dignità umana. L’annuncio della realizzazione della clinica, la prima ricordiamo in Olanda, arriva dalla filiale dell’associazione “Right to Die”, (“Diritto di morire”), che si dice pronta a lanciare anche un servizio a domicilio. Oltre alla struttura, saranno attivi dal primo marzo, anche sei team mobili costituiti da un medico e un infermiere, che si recheranno a domicilio, contattati da quelle persone che vorranno porre fine ai loro giorni con l’eutanasia. Ma non sarà un omicidio legittimato, come molti pensano. Quelle persone che stremate dalla malattia fisica o dalla depressione psicologica che vorranno ricorrere alla struttura o all’equipe mobile, dovranno rispondere per casistica ai rigidi requisiti fissati dalla legge olandese per l’assistenza.

TALITA FREZZI

D: Riflessione sull’eutanasia in Italia nel nostro sistema giuridico.

R: In Italia l’eutanasia non è disciplinata in maniera autonoma dalla legge, ma deve intendersi come vietata. Applicare la “dolce morte” ad una persona è assimilabile all’omicidio volontario, che l’art. 575 codice penale punisce con la pena non inferiore a 21 anni. Se il colpevole dovesse dimostrare che vi era il consenso della “vittima” si tratterebbe pur sempre di omicidio del consenziente, che l’art. 579 punisce con una pena da 6 a 15 anni di reclusione.

Il codice penale prende invece in considerazione l’ipotesi del suicidio, punendo con l’art. 580 l’istigazione o l’agevolazione al suicidio (pena da 5 a 12 anni).

Il rifiuto della cura, invece, anche in Italia non è assimilabile ad un suicidio, ma rientra nei diritti della persona, come insegna il caso Welby.
Il problema, come invece emerso nel caso Englaro, sorge quando l’interruzione di ogni forma di trattamento medico o di supporto deve avvenire nei confronti di un soggetto in totale stato di incoscienza. Teoricamente il medico dovrebbe comunque proseguire le cure in assenza di una consapevole espressione della volontà del paziente, entro il limite del c.d. accanimento terapeutico. Quando si raggiunge tale limite non è facile stabilirlo. Spetta al buon senso del medico e dei familiari, o ad una sentenza come invece affermato dal caso Englaro.
Per anni si è discusso in Italia di come stabilire preventivamente dei limiti al diritto alla cura, normando il cd. “testamento biologico”. La ratio di tale istituto sarebbe consentire a chiunque di disporre del proprio trattamento terapeutico qualora si venisse a trovare in stato di incoscienza, ad esempio escludendo preventivamente il ricorso all’alimentazione forzata.
Ma il 12 luglio 2011 la Camera ha approvato il DDL sul “testamento biologico”, che per il varo definitivo dovrà essere votato dal Senato, presso cui al momento pende la discussione in commissione Sanitò. I punti principali sono due: le dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT) non vincolano i sanitari e viene esclusa la possibilità di sospendere nutrizione e idratazione, tranne che nei casi terminali. Inoltre, i DAT sono applicabili solo se il paziente ha un’accertata assenza di attività cerebrale.

D: E cosa succede invece negli altri paesi europei?

R: L’eutanasia è disciplinata solo in Olanda. Dal 1994 l’eutanasia cessò di essere perseguita penalmente, pur rimanendo un reato. Nel 2000 i Paesi Bassi divennero il primo Paese al mondo a dotarsi di una legge che regolamentava l’eutanasia e dal 2002 la legge è in vigore. La normativa non stabilisce tanto un “diritto” all’eutanasia, quanto una serie di requisiti in base ai quali il medico che pratica l’eutanasia viene considerato non punibile. Parliamo di “eutanasia attiva” perché viene “attivamente” praticata (con medicinali, per esempio) e si distingue da quella “passiva”, in cui si ha la sospensione di trattamenti medici ormai inutili. Perché però il medico non sia punibile nel caso di eutanasia attiva, occorre che vi sia richiesta esplicita del paziente. La legge olandese stabilisce, nel secondo capitolo, i “requisiti di accuratezza” che rendono non punibile l’eutanasia o l’assistenza al suicidio, se praticate da un medico. Invece in Svizzera è consentito il suicidio assistito attraverso l’opera di un’associazione privata che si chiama “Dignitas”. Molte persone si rivolgono a tale struttura per evitare i divieti previsti nei rispettivi paesi di origine, come accaduto a Lucio Magri.

AVV.TOMMASO ROSSI

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7 Responses

  1. Mina Welby
    Mina Welby at |

    Riflettere su queste problematiche estreme può essere solo utile per farci un'opinione e capire in cosa consista la libertà di scelta. Mina WelbyBis

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    1. Fabiano Citi
      Fabiano Citi at |

      Potrei non commentare perchè,non c'è da commentare.In Italia tutto ciò che "non si vede" è lecito anche morire di Eutanasia.Triste ma vero…

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  2. Tommaso Rossi
    Tommaso Rossi at |

    Noi ci proviamo. Certe testimonianze straordinarie sono ben più utili delle nostre parole, ma ci proviamo! Grazie.

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  3. Valentina Copparoni
    Valentina Copparoni at |

    Credo che la libertà di scelta sia una delle più importanti libertà per cui dobbiamo lottare… il libero arbitrio fa parte delle nostre vite e ognuno di noi deve poter decidere se e come esercitarlo..

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  4. DECEBAL
    DECEBAL at |

    secondo me ciascuno deve decidere per la sua vita,non i governanti che si arichiscono sulle nostre spalle,anche io voglio morire o i miei motivi, perché deve decidere per me un governante ruba galline? non so a chi rivolgermi,io per ultima cosa che farei sara donare il mio core e i reni a qualcuno che mi po aiutare a morire e pagare le spese,conoscete qualcuno?scrivetemi a decebalburebysta@yahoo.it-grazie a tutti

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