Non accetta la separazione e perseguita l’ex moglie. Figlio denuncia il padre stalker

FIRENZE, 30 APRILE ’12 – E’ una storia eccezionale quella che arriva dalla Toscana, una vicenda che per certi versi somiglia molto ad altre già sentite ma con un finale decisamente inedito. Alessandro è un ragazzino minorenne, figlio di una coppia giunta alla separazione. Vive con la madre ed è un ragazzo molto coraggioso. È stato lui infatti a denunciare il padre che da oltre un anno perseguitava l’ex moglie perché non accettava la fine della loro storia. Sabato notte ancora una volta l’uomo, un operaio di 49 anni residente in provincia di Siena, ha raggiunto l’abitazione della donna e ha cominciato a suonare insistentemente il campanello, minacciando la donna. Di pianti, paura, reazioni scomposte e minacce Alessandro non ne poteva più e così, con l’immagine della mamma disperata stampata sulla mente, ha deciso di chiamare i carabinieri per porre fine a quell’incubo. Alessandro si è lasciato andare in un pianto liberatorio e quando gli agenti sono arrivati e hanno messo le manette ai polsi all’uomo, ha detto alla madre che quel brutto sogno era finito. Lo stalker ha poi spiegato agli investigatori che non aveva accettato la separazione e per questo, per oltre un anno, ha pedinato l’ex e il figlio, ha telefonato loro a qualsiasi ora della notte, li pedinati e scritto lettere minatorie. Mentre Alessandro consolava la mamma un carabiniere prima di andarsene gli ha ricordato di essere un ragazzo coraggioso.

ELEONORA DOTTORI

D: Che cosa si intende per “stalking”? Quali le pene?

R:Il reato di atti persecutori (c.d. stalking) è stato inserito con decreto legge 23 febbraio 2009, n. 11, tra i delitti contro la libertà morale, all’art. 612bis c.p. Si tratta di un reato abituale, in quanto si realizza con la verificazione di continui e ripetuti episodi di molestie e minacce. Le condotte di molestie e minacce devono essere tali da causare nella vittima un perdurante e grave stato d’ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per la propria incolumità fisica o per quella di un familiare o persona ad essa legata affettivamente ovvero da costringere la vittima a modificare le proprie abitudini di vita. La pena, nelle ipotesi non aggravate, è della reclusione da 6 mesi a 4 anni. La pena subisce, poi, un aumento fino alla metà se il fatto viene commesso nei confronti di persone “deboli”, quali minori, donne in stato di gravidanza o disabili.

Per il reato di stalking esiste una cautela “preventiva” (cioè quella adottabile prima di presentare querela contro il proprio stalker), che consiste nell’avanzare al Questore richiesta di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta, esponendo i fatti all’autorità di pubblica sicurezza. L’ammonimento consiste in un avvertimento verbale con il quale il Questore invita il soggetto ammonito a mantenere una condotta conforme alla legge: se, nonostante l’ammonimento, il soggetto ammonito persevera nella sua condotta offensiva, il delitto in argomento diventa perseguibile d’ufficio e la pena è aumentata. Il  decreto legge 11/2009 ha introdotto anche una nuova misura cautelare coercitiva applicabile ove sia già iniziato un procedimento penale nei confronti dello stalker, ovvero quando l’autorità giudiziaria ha già provveduto ad iscrivere il reato nel registro delle notizie di reato. Si tratta del Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa,previsto dall’art. 282ter c.p.p. In base a questa norma, il giudice può vietare all’imputato di avvicinarsi a luoghi determinati frequentati dalla persona offesa e/o dai suoi familiari nonchè di mantenere dalla stessa una certa distanza spaziale, e può vietare all’imputato qualsiasi forma di comunicazione, con qualsiasi mezzo con la persona offesa o suoi familiari.

AVV.VALENTINA COPPARONI

Print Friendly
FacebookLinkedIn

Leave a Reply