Naufragio della Costa Concordia, tre morti e decine di dispersi

CIVITAVECCHIA, 14 GENNAIO ’12 – Serata di gala sul ponte della lussuosa nave da crociera Costa Concordia, diretta a Savona. Signore in abito lungo e tacchi che stanno raggiungendo la sala ristorante accompagnate da uomini in completo scuro, la musica dal vivo che invita alla serata; un evento moda a fare da cornice. Poi un boato, le luci si spengono e la nave si inclina. E’ panico, è morte. Le scialuppe di salvataggio vengono calate in mare, urla, paura. Non stiamo raccontando come iniziò il naufragio del Titanic, sarebbe stato meglio perché quella tragedia appartiene al passato. Parliamo invece della tragedia accaduta ieri sera alla nave Costa Concordia, salpata da Civitavecchia alle 19 per un giro del Mediterraneo e diretta al porto di Savona. Un’imbarcazione su cui viaggiavano, tra passeggeri ed equipaggio, ben 5.700 persone. Nella notte la nave è rimasta incagliata nei pressi di Isola del Giglio per via di una secca di Punta Gabbianara. E’ rimasta inclinata su un lato, imbarcava acqua. La crociera da sogno è diventata un incubo, una tragedia. Il bilancio, per il momento, è di tre morti, 14 feriti e migliaia di dispersi. Ma sono ancora in corso le operazioni di salvataggio e recupero dei passeggeri. Il numero delle vittime potrebbe salire, come quello dei feriti. La parte sommersa dell’imbarcazione è ancora da ispezionare. A rendere ancora più inquietante la vicenda, è il precedente, che risale al 2008 quando la stessa nave da crociera ebbe lo stesso incidente. 

Tutto è successo in pochi drammatici minuti, al largo delle coste toscane. La nave imbarcava acqua, immediatamente sono scattate le manovre di evacuazione della nave. Sono state calate in mare le scialuppe di salvataggio, il comandante ha ordinato ai passeggeri di indossare i giubbotti, qualcuno preso dal panico si è gettato in mare. Poco dopo mezzanotte, la mastodontica nave si è adagiata su un fianco. Una tragedia. Il Prefetto di Grosseto Giuseppe Linardi ha riferito che la prima vittima è un uomo tra i 65 e i 70 anni, forse ucciso da un malore, forse dalle acque gelide dopo il naufragio. Ancora nessuna informazione invece sulle altre vittime della sciagura. Come reso noto dal Comando generale delle Capitanerie di porto, stanno continuando anche in queste ore le operazioni di salvataggio delle persone rimaste a bordo del gigante del mare disteso a Isola del Giglio. Operazioni coadiuvate da un aero-soccorritore della Guardia Costiera che, attraccato tramite verricello da un elicottero sulla nave, ha effettuato il primo sopralluogo per aiutare i soccorsi tramite elicotteri. Sono tre i velivoli della Guardia Costiera, della Marina Militare e dell’Aeronautica Militare che si stanno alternando per il recupero dei naufraghi ancora a bordo. Un lavoro di squadra portato avanti con precisione e velocità insieme alle motovedette della Capitaneria di porto. Sono ancora quasi trecento le persone a bordo che attendono di essere portate in salvo, sulla terraferma. Il Prefetto di Grosseto informa che le operazioni di evacuazione sono quasi completate e solo successivamente al trasbordo di tutti i passeggeri, una volta ottenuti gli elenchi dei passeggeri (già richiesti alla Compagnia di navigazione), si procederà all’appello per stabilire se vi siano ulteriori dispersi. Sul tratto di mare dove si è verificato il naufragio, sono arrivate delle imbarcazioni in soccorso e un traghetto della Toremar che si trovava a Porto Santo Stefano all’Argentario. Le navi stanno imbarcando molti naufraghi che passeranno le prossime ore a Porto Santo Stefano. “Siamo in piena emergenza”, dichiara il sindaco dell’isola del Giglio Sergio Ortelli, il quale ha disposto che sull’isola a mezzanotte, sbarcassero 2.000 passeggeri, di cui molti sono stati ospitati in una cattedrale aperta per far fronte all’enorme numero di persone da soccorrere. Altri hanno trovato ospitalità all’asilo della parrocchia, tutti gli hotel sono stati messi a disposizione per ospitare i naufraghi. All’albergo “Bahamas” che era chiuso è stata imposta l’apertura.

Il precedente.

Il 28 novembre 2008, come detto, la stessa nave da crociera aveva avuto un incidente simile, entrando in collisione – forse a causa delle forti raffiche di vento – contro la banchina del porto di Palermo dove stava attraccando. Il bilancio fu meno grave: nessun pericolo per le persone a bordo, solo danni ingenti alla nave che riportò uno squarcio tra la prua e la fiancata destra, distruggendo il portellone di prua.

Le cause del naufragio.

Non sono ancora chiare le cause che hanno portato al naufragio della Costa Concordia. Sembra – da quanto è stato possibile apprendere in questi momenti di concitazione e di paura per le migliaia di persone a bordo – che la nave sia sbandata di diversi gradi rispetto alla rotta. Per questo, il comandante avrebbe deciso di avvicinarsi il più possibile alle coste dell’isola del Giglio, ma sono informazioni che attendono un riscontro ufficiale dalle autorità. La Compagnia di navigazione in una nota fa sapere che “al momento non è possibile definire le cause del problema occorso. L’azienda si sta adoperando per dare la massima assistenza”. Per il momento si avanzano solo ipotesi alla base del naufragio. Dal black-out elettrico a una secca. Saranno le autorità preposte ad accertare la dinamica e le eventuali responsabilità di Costa Crociere.

I testimoni.

I passeggeri che hanno vissuto l’inferno della Concordia, raccontano ai media quei momenti di panico in cui hanno visto la morte in faccia. Una morte che aveva l’aspetto di un grande mare gelido pronto a inghiottire quasi 6.000 persone. Tra la paura del naufragio e la gioia di essere sopravvissuti, c’è spazio anche per le accuse. C’è chi ha parlato di “staff inadeguato e nave fuori rotta”, di una falsa dichiarazione del comandante che avrebbe imputato al boato solo un guasto alle macchine mentre già dalla chiglia squarciata entrava acqua. Qualcuno ha raccontato che “le scialuppe precipitavano sulla gente, era buio e non sapevamo cosa fare”. Tra i testimoni della sciagura, la giornalista Mara Parmegiani Alfonsi, a bordo della Costa Concordia per seguire un evento di moda. “E’ stato un momento infernale. Erano circa le 21 e stavamo per andare a cena, quindi eravamo anche vestiti abbastanza leggeri – spiega la giornalista – abbiamo sentito un urto e le luci si sono spente, dai tavoli sono caduti gli oggetti e i bicchieri. Siamo tutti corsi verso il ponte e a fatica abbiamo raccolto i salvagente, ma il comandante ci ha assicurato che si trattava solamente di un guasto alle macchine. E non era vero: sotto la chiglia già c’era uno squarcio di cento metri”.

TALITA FREZZI

D: Si può ravvisare una responsabilità della Compagnia?

R: Beh, certamente è ipotizzabile una responsabilità contrattuale risarcitoria di tipo civilistico sicuramente, e ovviamente l’assicurazione coprirà il tutto. Dal punto di vista penale, un’eventuale responsabilità per disastro colposo da parte delle singole persone fisiche (nella fattispecie il Capitano e i più stretti collaboratori) dovrà passare attraverso una attenta analisi delle circostanze di fatto, per capire se è stato un evento della natura a scatenare l’incidente o una errata manovra umana. Nel primo caso non vi sarebbe alcuna responsabilità laddove, mediante un ragionamento controfattuale, si dovesse escludere che un diverso comportamento tenuto da parte del capitano avrebbe impedito l’evento.

D: Che reato sarebbe eventualmente?

R: Il reato sarebbe il disastro colposo aggravato, che punisce con la reclusione da 2 a 10 anni proprio la causazione per colpa ( comportamento caratterizzato da imprudenza, negligenza, imperizia di tipo omissivo o commissivo) il naufragio di nave adibita al trasporto di persone.

AVV.TOMMASO ROSSI

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