Narcotraffico tra attacchi e rivendicazioni: il Messico è fuori controllo

NUEVO LAREDO (MESSICO), 7 MAGGIO ’12 – Los Zetas contro Sinaloa, i cartelli della droga si fanno la guerra in Messico con una violenza e un ritmo inauditi. Anche i giornalisti vengono messi a tacere. Tra attacchi e vendette è impossibile fare un bilancio definitivo perché i cadaveri aumentano ora dopo ora. I Los Zetas fino a qualche tempo fa facevano affari con i killer di Sinaloa, ma gli interessi in questo settore cambiano presto, molto presto. Ora sono nemici, agguerritissimi. I Los Zetas possono contare sul sostegno dei killer di Juarez e i “gatilleros” (assassini) dei Beltran Leyva, mentre i Sinaloa appartengono al Golfo e rispondono al boss dei boss, El Chapo Guzman, inserito dalla rivista Forbes, nel 2009, tra gli uomini più ricchi del mondo, con un patrimonio di circa un miliardo di dollari, e al 41esimo posto nella classifica degli uomini più potenti del mondo. A Nuevo Laredo, al confine col Texas, nella notte tra giovedì e venerdì, la polizia viene avvertita della presenza di nove corpi appesi ad un ponte. Si tratta di cinque uomini e quattro donne brutalmente picchiati e poi impiccati, in bella vista come segno di ammonimento. Su un lenzuolo la firma dei Los Zetas che accusano le vittime di far parte della fazione nemica. Passano alcune ore, gli agenti stanno ancora rimuovendo i corpi quando arriva una seconda chiamata. La vendetta è servita. Alcuni sacchi neri e delle ghiacciaie sono stati lasciati vicino agli uffici doganali. Contengono 14 corpi orribilmente smembrati, “al fresco” ci sono le teste. E questo non è tutto: negli stessi giorni 4 reporter sono stati uccisi con una raffica di mitra nello stato di Veracruz, mentre nelle montagne di Choiz la battaglia va avanti dal 28 aprile scorso con inarcos che hanno attaccato l’esercito con Kalashnikov, lanciagranate e temutissimi fucili Barret in grado di perforare anche i mezzi blindati. A Choiz sono morti decine di narcotrafficanti perché l’esercito ha utilizzato gli elicotteri. Fonti informate garantiscono che l’attacco di una fazione in territorio nemico non è un gesto che viene lasciato impunito, pertanto che gli animi si placano in un luogo ben presto si scalderanno altrove. Gang giovanili e bande locali possono diventare un comodo cuscinetto per sferrare l’attacco: questi gruppetti improvvisati e modestamente armati, rispetto ai narcos, servono solo per fare numero.

ELEONORA DOTTORI

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