Napolitano prende posizione sulla Shoah.

30 GENNAIO ’13, ROMA – Nel Giorno della Memoria Silvio Berlusconi, sbagliando perlomeno il momento ed il contesto, si era lasciato andare ad un’affermazione che condannava il fascismo per le leggi razziali, ma allo stesso tempo sottolineava come anche sotto il regime fosse stato fatto qualcosa di buono.

Che a distanza di quasi 70 anni si possa cercare di percorrere una strada di revisionismo storico concernente il regime fascista, in un paese democratico è difficilmente negabile. Certo, quel revisionismo, se proprio qualcuno si volesse avventurare nella questione, dovrebbe essere affrontato limitatamente a questioni prettamente tecniche, supportato da documenti, dati, numeri e bilanciato con il prezzo che si è dovuto pagare per quel ventennio: non vanno certo rivalutate né in alcun modo ridimensionate le responsabilità per le modalità con cui si è esercitato il potere, per le violenze e i crimini contro gli avversari politici e, appunto, per le leggi razziali. Lì la condanna deve essere ferma e netta, senza se e senza ma.

Napolitano torna sulla questione a distanza di pochi giorni: “in Italia ormai c’è consapevolezza dell’aberrazione introdotta dal fascismo con l’antisemitismo e dell’infamia delle leggi razziali del 1938”. Una consapevolezza maturata nel tempo, divenuta sempre più larga, partecipata e creativa.

Anche Benedetto Croce denunciò l’infamia delle leggi razziali, definendoli atroci delitti perpetuati dal fascismo. Le parole di Napolitano arrivano non casualmente a seguito delle parole di Berlusconi di domenica (“Mussolini fece anche cose buone”). Il Presidente della Repubblica si concentra anche sul revisionismo storico: “È necessario tenere alta la guardia, vigilare e reagire contro persistenti e nuove insidie di negazionismo e revisionismo”, poiché “da noi, in Italia, propagande aberranti si traducono in diverse città in fatti di violenza e contestazione eversiva da parte di gruppi organizzati, come quelli su cui è intervenuta nei giorni scorsi, con provvedimenti motivati, la Procura di Napoli” (vedi articolo).

E’ innegabile che il pensiero e la preoccupazione corrano anche verso il futuro: “C’è da interrogarsi con sgomento sia sul circolare, tra giovani e giovanissimi, di una miserabile paccottiglia ideologica apertamente neonazista – ha detto con forza Napolitano – sia sul fondersi di violenze di diversa matrice, da quella del fanatismo calcistico a quella del razzismo innanzitutto antiebraico”. Si tratta di “mostruosità – ha continuato ancora il Presidente – che sollecitano la più dura risposta dello Stato e la più forte mobilitazione di energie”.

MOSE’ TINTI

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