Napoli: i ‘figli dei boss’ vogliono riprendersi il parco vandalizzato e scelgono la strada della legalità

Un'immagine del film "Gomorra"

NAPOLI, 10 MAGGIO ’12 – E’ un’inchiesta del Corriere della Sera, a cura di Amalia De Simone, a raccontare l’impegno profuso da alcuni ragazzi per riprendersi il parco Teodosio del Rione Pazzigno, una zona vandalizzata e abbandonata nel Bronx di San Giovanni, periferia est di Napoli. E non è tutto: alcuni di questi ragazzi sono “i figli dei boss”, le loro famiglia hanno a che fare con la Camorra, i loro genitori sono dietro le sbarre oppure sono stati ammazzati in una qualche ritorsione di stampo mafioso; altri invece provengono da famiglie oneste, magari con qualche problema economico, che di questi tempi non è una novità. “Questi ragazzi che molti pensano destinati alla strada – scrive De Simone – si sono messi in testa di riprendersi un parco” e ce la stanno mettendo tutta. Armati di macchina fotografica si sono avventurati periodicamente nel parco che vogliono recuperare, hanno immortalato il degrado e l’abbandono in cui versa la zona. “Con queste immagini hanno realizzato un dossier destinato al sindaco, al presidente della VI municipalità, al procuratore della repubblica, al prefetto, al questore e al comandante provinciale dei carabinieri”, per denunciare tutto quanto alle autorità, per schierarsi dalla parte della legalità e dare un volto nuovo alla terra dove sono nati. Vogliono giocare insieme in quel parco, ragazzini con origini molto diverse o appartenenti a famiglie nemiche che si sono fatte la guerra perché appartenenti a clan rivali. I più fortunati vedono i genitori in carcere, altri al cimitero. Di loro si occupano gli educatori dell’associazione Figli in Famiglia che hanno raccontato alla giornalista del Corriere il prima e il dopo del parco Teodosio: “Il parco una volta era attrezzato con spogliatoi, docce, uffici, campi, un anfiteatro e delle giostre. Oggi è tutto distrutto. Dentro si incontrano solo tossicodipendenti, auto e moto carbonizzate, rifiuti, macerie, siringhe, preservativi, ettari di erbacce e un pavimento che sembra una gruviera con buche profondissime. Si dice che l’area venga usata per nascondere droga ed armi”. Ciò nell’indifferenza di molti ma non di tutti perché questi ragazzini vogliono un’area verde dignitosa. Una storia straordinaria che arriva dal Bronx, una favola moderna che merita il lieto fine.

ELEONORA DOTTORI

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