Nairobi: quando la baraccopoli diventa la parte più sicura della città

DIETRO L’ATTACCO DI WESTGATE, SOSPETTI SULLA “VEDOVA BIANCA”

di Clarissa Maracci

NAIROBI, 24 Settembre 2013 – Si è finalmente conclusa questa tragica settimana nella capitale kenyota, dove l’attacco di Al-Shabab al centro commeciale Westgate ha letteralmente sconvolto la pacifica realtà del paese. Qui ad Eastland, la parte povera della città, l’emergenza del Westgate della Capitale Kenyota arrivano con difficoltà e grande confusione. Siamo a pochi kilometri di distanza dal luogo del massacro, ma per una volta la povertà della slum ci protegge dalla tragedia che ha colpito i residenti di Westland, la parte lussuosa di Nairobi, sede di ambasciate e organizzazioni internazionali.

I due mondi di Nairobi – La maggior parte delle notizie arrivano dall’Europa, attraverso internet e social media, per noi residenti di Eastland. E in effetti, la scelta di colpire il centro commerciale Westage non è casuale: i terroristi volevano intenzionalmente mirare alla parte ricca di Nairobi, quella occidentale, dove un caffè costa quanto la colazione, il pranzo e la cena di un’intera famiglia della slum. In Kenya, le classi sociali sono ancora ben marcate e nella parte ovest della città si vive come in Occidente, con uno stile di vita molto più americano che africano. Westland è la sede delle ambasciate, delle organizzazioni internazionali come l’ONU, ed è il posto dove solitamente risiedono gli occidentali che lavorano qui (wazungu). Per questo, paradossalmente, la slum di Kariobangi è diventata un posto sicuro per noi italiane, nonostante il crimine, la violenza, la droga e la povertà dilagante.

La dinamica dell’attacco- La  tragedia si è verificata  nella giornata di Sabato 21 Settembre, durante la quale i 15 terroristi si sono barricati nel centro commerciale, durante l’orario di punta (13:00). Secondo le fonti i terroristi sarebbero di nazionalità Kenyota ma appartenenti al gruppo fondamentalista islamico Al Shabab, che ha rivendicato l’attentato. I terroristi sembrerebbero tutt’altro che sprovveduti: sono riusciti ad eludere le forze di sicurezza ( che potrebbero essere però state conniventi), si sono introdotti all’interno dell’edificio con zainetti pieni di bombe a mano, AK47 pieghevoli ed una scorta di caricatori. I terroristi hanno combattuto contro l’Esercito e la Polizia per ben 26 ore e l’assedio si è concluso nella giornata di martedì, con l’arresto degli 11 terroristi sopravvissuti ( 5 sono morti durante gli scontri armati).

Un tragico bilancio – L’attacco terroristico, conclusosi nella giornata di martedì 24 Settembre, ha causato la morte di 72 persone, tra cui 61 civili, 6 soldati kenyoti e 5 terrorsiti. Questo è quanto è stato riportato dal Presidente Uhuru Kenyatta nella tv nazionale. Durante la sparatoria, più di 200 persone sono rimaste ferite e rimane da capire dove sono finiti gli ostaggi dispersi. In tutto, nel centro commerciale si trovavano un migliaio di persone. Purtroppo, molti degli ostaggi sono morti durante gli scontri tra terroristi e polizia kenyota a causa della scarsa preparazione di quest’ultima. L’inadeguatezza delle forze dell’esercito è stata dimostrata anche durante l’incendio dell’aeroporto internazionale Jommo Kenyatta lo scorso 8 agosto durante il quale poliziotti e soldati hanno approfittato del momento per saccheggiare i negozi del duty free. Ora, le forze di sicurezza stanno cercando di reperire i corpi dei dispersi, che sembrerebbero circa 70.

La rivendicazione di Al-Shabab – “L’attacco al Westgate Mall è soltanto una piccolissima parte di quello che i musulmani somali hanno sofferto per mano degli invasori del Kenya”, ha rivendicato il gruppo fondamentalista islamico “Al-Shabab” ( letterlamente, “La Gioventù”). Il gruppo terrorista è operativo in Somalia dal 2006 e combatte contro il governo di Mogadiscio per creare uno Stato Islamico, basato sull’imposizione della Sharìa.  Nell’Ottobre del 2011 il Governo Kenyota decide di dare sostegno al vicino Governo Somalo, inviando truppe militari in supporto all’esercito governativo e ai caschi blu dell’Unione Africana. In seguito a questa ingerenza kenyota nella ventennale guerra civile somala, Al Shabab ha subito minacciato di contrattaccare il Kenya nel suo territorio.

Dietro l’attacco al Westgate, sospetti sulla “Vedova Bianca” – Anche se la lista dei terroristi coinvolti è stata pubblicata da Al-Shabab, secondo le fonti locali sembrerebbe che dietro all’attacco di Nairobi ci sia la mente di una delle più ricercate terroriste al mondo, Samantha Lewthwaite, conosciuta come “Dada Mzungu” ( “Sorella Bianca”) , la vedova del kamikaze coinvolto nell’attentato di Londra nel 2005. Samantha Lewthwaite, è nota in Nord Irlanda, da un militare della British Army e si convertì all’Islam da adolescente. Sposò Lindsay nel 2004 e gli diede subito due figli. Nel suo diario, il cui conetnuto è stato rivelato dal Telegraph a Marzo 2012, la Lewthwaite confessava di volere che i suoi figli diventassero “mujahid” o guerrieri santi.

 

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