Museo Diocesano, campane “stonate”

CHIUSE IN UNA STANZA, NON IDENTIFICABILI

di Silvia Breschi e Giampaolo Milzi

1-foto-campaneANCONA – Otre 460 pezzi d’arte sacra, per lo più provenienti da edifici di culto, che raccontano secoli e secoli dello splendore di una storia e di una cultura, quella del capoluogo marchigiano, che tanto deve al Cristianesimo e al Cattolicesimo. Eppure nella straordinaria collezione del Museo Diocesano, allestito nel 1952 ad Ancona nel Palazzo del Vecchio Episcopio (di origini medievali, ristrutturato nel ‘400), sul fianco destro della Cattedrale di San Ciriaco in cima al Colle Guasco, esistono alcuni reperti sfortunati. Sono le campane di bronzo, ben sette, scampate alle distruzioni di molti edifici di culto determinate soprattutto dai bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale, o dalle modificazioni urbanistiche subite dalla città nel tempo, o ancora perché delocalizzate per atri motivi. Campane tuttavia ancora sfortunate, un po’ discriminate. Perché la sala numero 8 che le ospita, una delle 18 lungo le quali si sviluppa su due piani il magnifico percorso espositivo, è ordinariamente chiusa a chiave, non aperta al pubblico. E non solo. Delle campane, ben conservate, non si sa da quali chiese provengano. Un giallo storico. Di cui non è venuto a capo nemmeno Diego Masala, curatore volontario del

museo: “Abbiamo un inventario con la descrizione di ogni campana e l’anno di realizzazione. Ma non un documento più preciso, che identifichi a quale chiesa ciascuna di esse sia appartenuta. E chi era in grado di compiere questa identificazione, ovvero Mon. Cesare Recanatini, non c’è più…”. Già, Cesare Recanatini, deceduto nel 2012, grande esperto di beni ecclesiastici, profondamente erudito. Fu lui, dopo essersi battuto per la sua riapertura, a dirigere fino al 1967 il Museo Diocesano di Ancona e a creare nel 1983 l’Ufficio per i beni culturali dell’Arcidiocesi Ancona – Osimo, Arcidiocesi per la quale ricoprì altri incarichi di rilievo. Possibile che uno studioso così impegnato, attivo e preciso, non abbia lasciato, fra i suoi tanti importanti scritti, almeno un appunto per l’agognato abbinamento? La risposta in ottima fede di Masala non convince del tutto. Né Masala ha annunciato la possibilità di effettuare nuove ricerche, eventualmente per rintracciarlo, nella corposa eredità di Recanatini, al quale è stato intitolato il Diocesano.

Noi dell’Urlo Indiana Jones siamo entrati nella sala del giallo e abbiamo fotografato le campane, grazie alla gentile disponibilità del curatore Masala, il quale, nell’occasione, ha chiarito che in ogni caso la sala n° 8 può essere aperta a tutti, singoli o gruppi, che ne facciano richiesta. Sempre si siano presi la briga, prima di visitare il museo, di consultarne la mappa, anche on line, dove si apprende che l’ambiente campanario esiste.

2-campana-stanna-greciScattate le immagini delle campane (che coprono un arco temporale che va dal XIII al XIX secolo), il nostro team di indagine è riuscito ad identificare con altissima probabilità quella più antica, pertinente alla Chiesa di Sant’Anna de Greci, fondata del XIII secolo col nome di Santa Maria in Porta Cipiriana, che si affacciava in pieno centro storico su via Birarelli. Colpita dalle incursioni belliche, dell’impianto architettonico si salvarono alcuni resti in muratura tra cui l’abside e parte della facciata con il grazioso campanile a vela con due campane. Resti tuttavia demoliti il 5 maggio 1948, malgrado l’opposizione della commissione diocesana d’arte sacra del tempo. Una delle due campane si salvò anche da quella affrettata demolizione. Alta 75 cm, 49 di diametro,

pare proprio quella conservata al Diocesano. Lo provano alcune ricerche e un confronto fotografico (tra i libri consultati, “Bombardamenti su Ancona e provincia 1943 – 1944”, di Camillo Caglini, Cassa di Risparmio di Ancona, 1982; “Le chiese di Ancona”, di Vincenzo Pirani”, Arcidiocesi Ancona Osimo, 1998; “Ankon Borderline”, di Massimo Di Matteo, Il lavoro editoriale, 2015; “Ancona Pontificia”, a cura di Michele Polverari, 1994, Tecnoprint. Di più. Sulla campana identificata dall’Urlo Team c’è scritto “MAGISTER PETRUS ME FECIT”, lo stesso maestro citato, assieme alla datazione del XIII-XIV secolo, nel documento-inventario delle campane disponibile al Museo Diocesano.

Tentare di ricostruire l’originaria provenienza di tutte le campane dovrebbe essere tra gli obiettivi della direzione del Diocesano, affidata a Don Cesare Bottegoni. In quanto nelle sale del museo è esposto ciò che rimane di alcune delle tantissime chiese di Ancona scomparse. Ecco degli esempi. Alcune icone del periodo tardo-bizantino (XVI secolo) provenienti proprio dall’originaria Iconostasi della Chiesa di Sant’Anna dei Greci, e la parte superiore del bastone pastorale (“ravdos”) di Paolo Targis o (Tagaris) Paleologo, il patriarca latino di Costantinopoli che intorno al 1380 soggiornò ad Ancona e fece dono alla città di alcune preziose e antichissime reliquie che vennero depositate a Santa Maria in Porta Cipriana (poi Sant’Anna). La parziale ricostruzione del portale dell’antica chiesa romanica dei Santi Pietro e Paolo (bombardata nel 1944, sorgeva nell’omonimo rione di San Pietro) con il lunotto raffigurante Cristo benedicente tra i Santi titolari, e con l’archivolto con fregi fitomorfi e zoomorfi; dalla stessa chiesa provengono due sculture del ‘300, una Madonna con il Bambino e un San Paolo. Due lunotti e frammenti decorativi, scolpiti nel 1213 dal lapicida Maestro Filippo, sono stati invece recuperati dalla chiesa del SS. Salvatore (sorgeva nell’attuale piazza del Senato). Infine citiamo un Cristo benedicente in pietra (XIV sec.) proveniente dalla Chiesa di Santa Margherita, poi demolita.

Giorni e orari dì apertura del Museo nel periodo estivo: sabato e Domenica10 – 12.30/16 – 19. Ingresso libero con visite guidate. Per informazioni e prenotazioni: tel. 320/8773610 –www.museodiocesanoancona.it

(articolo tratto da Urlo – mensile di resistenza giovanile)

 

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