Museo della ‘Ndrangheta: si parla di mafia nella villa del padrino.

L’Osservatorio Criminologico del Mediterraneo in collaborazione con il Museo della ndrangheta di Reggio Calabria e tutti gli ordini professionali della città, ha organizzato un ciclo di seminari sulla legislazione antimafia e l’amministrazione dei beni sequestrati e confiscati.
Il progetto formativo nasce dall’idea di analizzare le norme sulla prevenzione ed il contrasto alla criminalità organizzata. Il responsabile scientifico del progetto è l’avv.Pierpaolo Emanuele che sabato scorso ha moderato l’incontro che aveva ad oggetto “L’associazione di stampo mafioso e fattispecie contigue“. Ospiti del Museo della Ndrangheta, sede del seminario, l’avvocato Armando Veneto, noto penalista di Reggio Calabria, e il dottor Andrea Esposito, magistrato del Tribunale di Reggio Calabria.
Il dibattito si è aperto con l’intervento dell’avv. Veneto che si è soffermato sulla controversa interpretazione giurisprudenziale del reato di concorso esterno in associazione mafiosa (art. 416 bis c.p.). Argomento attualissimo, considerato l’intervento del procuratore generale della Corte di Cassazione Francesco Iacoviello nel processo contro Marcello Dell’Utri definendo questa fattispecie “un reato indefinito a cui non crede più nessuno“. L’avvocato rileva come talvolta si dia poca importanza all’elemento psicologico del reato che è “l’unico disvalore da punire“.

Interessante il punto di vista del dott. Esposito che inizia la sua relazione citando William Yeats a proposito del sentimento che dovrebbe pervadere il giudice nell’espletamento della sua funzione: “Coloro ch’io combatto io non odio, Coloro ch’io difendo io non amo”. Un giudice terzo e imparziale che spesso però è ingabbiato nelle strette maglie delle norme, a volte troppo rigorose, che ne frenano un’applicazione più elastica.

I seminari proseguiranno con cadenza settimanale: il venerdì pomeriggio all’Ente Scuola di Reggio Calabria e il sabato mattina al Museo della Ndrangheta.

SABRINA SALMERI

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