Muore durante una scalata l’alpinista Mario Merelli, il Re degli Ottomila

MILANO, 18 GENNAIO ’12 – Lo chiamavano “il re degli Ottomila” per via delle straordinarie imprese ad alta quota con cui si era guadagnato un posto di prestigio nella storia dell’alpinismo italiano e non solo. La sua esperienza però questa volta non è bastata: Mario Merelli è precipitato questa mattina da una parete di Punta Scais. Per arrivare fin qui Merelli era passato dal Rifugio Baroni al Brunone, nel comune di Valbondione in Val Seriana in provincia di Bergamo. Proprio nel territorio dove era nato 49 anni fa. Merelli era in cordata con un altro alpinista che ha subito avvertito i soccorsi. L’incidente sarebbe avvenuto verso le 8 di questa mattina, la coppia aveva appena superato il Rifugio che si trova ad un’altezza di 2.300, non mancava molto alla vetta, di poco superiore ai 3mila metri. Il corpo di Merelli è stato recuperato dall’elisoccorso e i sanitari hanno constatato le buone condizioni di salute del compagno di scalata, Paolo Balotti. Una carriera ventennale quella di Merelli che lo aveva portato a conquistare l’Everest per due volte, il Dhaulaghiri in Nepal, il Cho Oyu e altre vette di ottomila metri sparse in tutto il mondo. Da sempre appassionato di montagna, ha seguito sin da piccolo gli insegnamenti del padre Patrizio, nota guida alpina. Nel sito in cui vengono elencate le sue imprese si legge anche qualcosa sulla sua passione: “Durante le ascensioni, sia nelle ripetizioni di “vie” già note, sia nell’apertura di nuovi itinerari estivi ed invernali, ha sempre privilegiato il mantenimento delle condizioni naturali, piuttosto che il ricorso ad espedienti che avrebbero potuto facilitare le salite stesse, modificando però l’ambiente originario”. Non sono ancora chiare le cause dell’incidente, certo è che Merelli quelle montagne le conosceva bene ma la natura può essere impietosa anche per gli esperti.

ELEONORA DOTTORI

D: Come si procederà in questo caso?

R: In nessun modo, ritengo. Le attività sportive di carattere estremo praticate a contatto diretto con la natura comportano da parte di chi le pratica una accettazione totale del rischio e non vi è né può esservi alcun obbligo di garantire la sicurezza in capo a nessuno. La mancanza di sicurezza è propria di queste attività e, purtroppo, questi esiti terribili sono in genere un rischio calcolato da parte di chi le pratica. Questa è la ragione del loro stesso fascino.

AVV.TOMMASO ROSSI

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