Moglie e Marito, la recensione

di Alessandro Faralla (Responsabile Cultura e Spettacoli F&D)

favino

Il cinema, ne è leader indiscusso quello americano, è ricco di storie che mettono al centro lo scambio dei corpi o il sentirsi inadeguati rispetto alla propria età anagrafica (celebre è Big con Tom Hanks).
Negli ultimi anni negli Usa si ricorda Libera Uscita con Owen Wilson e Jason Sudeikis nei panni di due amici, entrambi ad un punto morto nei loro matrimoni, che entrano per una mistica casualità nel corpo dell’altro.

Se in quel caso la lancetta era rivolta principalmente verso l’uomo e i suoi desideri più primordiali, l’intento di Moglie e Marito è giungere ad un equo scambio, ad una complicità che stona con la crisi di due coniugi, i quali, dopo circa dieci anni di matrimonio e due figli, si trovano ad esser non degli estranei ma di certo molto distanti.
È chiaro sin dai crediti iniziali con caratteri differenti per la parole Moglie e Marito che il film dell’esordiente Simone Godano non punti ad un vincitore tra i due sessi, il maschio e la donna sono diversi e tali devono rimanere pur nel complesse sfumature di un rapporto di coppia.
E così il medico Andrea (Pierfrancesco Favino) e la giornalista Sofia (Kasia Smutniak) si ritrovano causa esperimento di una ricerca di Andrea nel corpo dell’altro. Stupisce come Simone Godano riesca alla sua prima regia a non perdersi nelle situazioni più scontate, evitando esagerazioni e limitando le battute più ricorrenti in questo genere di storie. Il merito va senz’altro attribuito alla scelta di rimanere dentro la quotidianità, nel contesto italiano – il lavoro di ricerca di lunga gestazione di un medico italiano ne è l’emblema – senza ricalcare espedienti e situazioni ritrovabili in titoli simili.

Ma non c’è solo questo; tutto l’impianto narrativo e produttivo – Matteo Rovere (Veloce come il Vento) è tra i produttori del film con la sua Groelandia di cui fa parte anche Sydney Sibilia (Smetto quando voglio) – viene gestito con equilibrio e lucidità tanto che lo scambio di ruoli assume una forma genuina e verosimile con dialoghi brillanti capaci di conferire spessore a ciò che le rispettive menti custodiscono nel proprio intimo, un io personale che spesso è ignoto alla propria metà.
Se lo transazione funziona il merito va ai due attori, con una Kasia Smutniak spontanea nell’interpretare movenze e linguaggi del marito mentre il pur bravo e pimpante Pierfrancesco Favino gioca un pò troppo a far la macchietta tanto che la sua Sofia nel corpo di un uomo risulta effeminata se non gay.

Il risultato è una commedia leggera, intelligente e in sintesi godibile che Simone Godano dirige con il piglio del cineasta di lunga data, bilanciando tempi, spazi, selezioni musicali con un attenta caratterizzazione persino dei personaggi che fanno da comprimari.
Moglie e Marito utilizza efficacemente un espediente fantastico per liberare mettendole in discussione, in un processo dialettico ed esistenziale, etichette, luoghi comuni connettendole col le dinamiche relazionali (nel caso specifico coniugali) tra uomo e donna con un’onestà di base tale da catturare l’attenzione e forse l’immedesimazione degli spettatori.

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