Milano:ruba reperti di valore, arrestato il vice commissario Musarra

MILANO, 21 DICEMBRE ’11 – Arrestato dai suoi stessi colleghi, ammanettato. Proprio lui, che doveva rappresentare la legge e doveva essere, agli occhi del cittadino, il baluardo contro la criminalità. Il vice commissario Nunzio Musarra, 59 anni originario di Tortorici (provincia di Messina), in forze dal 1977 al Commissariato Greco-Turro di Milano, è stato arrestato oggi dai poliziotti suoi colleghi con l’accusa di aver sottratto indebitamente dei reperti di valore dall’Ufficio Reperti del commissariato dove era in servizio. In casa sua, durante la perquisizione domiciliare, i colleghi hanno rinvenuto un centinaio di pezzi, tra gioielli e orologi di marca ancora incartati, cellulari di valore e di indubbia provenienza, alcuni dei quali – come poi accertato dai riscontri oggettivi – risultati spariti qualche tempo fa dall’Ufficio Reperti dove erano custoditi i fascicoli delle indagini. Nunzio Musarra dovrà ora rispondere dell’accusa di peculato. Il suo arresto, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere (per pericolo di reiterazione del reato) firmata dal gip di Milano Enrico Manzi, è scaturito a seguito dell’indagine coordinate dal pm Grazia Pradella sulla sparizione di un personal computer dall’Ufficio Reperti del Greco-Turro. Nel 1996 il vice commissario era finito al centro di un’inchiesta simile, accusato dello stesso reato, ma poi il caso era stato archiviato e non erano seguiti provvedimenti interni a suo carico. Musarra è stato trasferito al carcere di San Vittore di Milano. Resta chiuso nel silenzio, non ha fornito ai colleghi alcuna spiegazione sulla provenienza degli oggetti e preziosi rinvenuti in casa sua. Di molti, ancora incartati e imballati, gli agenti stanno cercando di ricostruire la provenienza. Altri, sono reperti d’indagine e beni sequestrati che risalgono alla metà degli anni novanta, periodo interessato da vari furti all’Ufficio Reperti, luogo deputato alla custodia dei beni fino all’ordine del magistrato di restituzione, distruzione o confisca. Nel Greco-Turro di Milano sono catalogati e conservati fino a 4.000 pezzi. Nel ‘tesoretto’ di Musarra c’erano anche cellulari e profumi, più orologi Rolex di fattura più recente ora al vaglio degli inquirenti per capire da dove provengano. Amareggiato il Questore di Milano Alessandro Marangoni, che condanna questo episodio. “Non ci fa passare un buon Natale – ha detto – ma fatti del genere dimostrano che l’Ufficio ha gli anticorpi necessari per potersi ripulire”.

TALITA FREZZI

D: In che consiste l’accusa di peculato?

R: Il reato di peculato consiste nella condotta del pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio che si appropria di denaro o altra utilità che detiene in ragione del suo ruolo ed è punito con la reclusione da 3 a 10 anni. La pena è della reclusione da 6 mesi a 3 anni quando il colpevole ha utilizzato la cosa soltanto in maniera momentanea e poi l’ha immediatamente restituita (c.d. peculato d’uso).

D: In quali circostanze il Pm può chiedere la custodia cautelare in carcere?

R: Nel corso delle indagini preliminari la misura della custodia cautelare in carcere viene richiesta dal Pubblico Ministero al GIP sulla base della gravità del delitto, di gravi indizi di colpevolezza circa il reato per cui si indaga ed in presenza di almeno un’esigenza cautelare ossia pericolo di inquinamento delle prove, pericolo di fuga, pericolo di reiterazione del reato . Sulla base della richiesta del PM il Giudice per le indagini preliminari decide se applicare o meno la misura richiesta o altra misura (quale ad es. gli arresti domiciliari) considerando che la custodia in cautelare carcere si applica quando ogni altra misura sia ritenuta insufficiente a salvaguardare le esigenze cautelari.

D: Il fatto che l’arrestato sia un pubblico ufficiale, costituisce aggravante?

R: Nel reato di peculato è un elemento costitutivo del reato. Non esiste il peculato di un privato cittadino. Esiste poi anche un’aggravante che consiste nell’aver commesso il fatto con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti una pubblica funzione.

D: In quali circostanze un’indagine viene archiviata?

R: Quando il Pubblico ministero, ultimate le indagini preliminari, non ritiene che la notizia di reato fosse fondata, richiede l’archiviazione. Poi la palla passa al GIP, che deve disporre l’archiviazione con decreto motivato. Viene dato avviso della richiesta di archiviazione alla persona offesa che, entro dieci giorni, può proporre opposizione indicando nuovi temi di indagine.

D: L’ufficio reperti può conservare beni a tempo indeterminato finché non viene chiusa un’indagine? Oppure vi è un massimo oltre il quale gli oggetti vengono distrutti-confiscati-restituiti?

R: Il materiale resta in sequestro, in genere, per tutta la durata del processo quando trattasi di corpo del reato e all’esito del processo se ne ordina la confisca e la distruzione oppure la vendita. Quando si tratta di cose deperibili ne viene fatta ampia documentazione fotografica e scritta, e poi l’autorità giudiziaria può ordinarne la distruzione immediata .

AVV.TOMMASO ROSSI

 

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